Cardiovascolari, i farmaci scarseggiano in tutta Europa

Secondo un sondaggio condotto dall'associazione dei farmacisti europei è calata la disponibilità di medicinali nei 26 Paesi. In Italia situazione sotto controllo
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"PURTROPPO questa medicina non è disponibile: cerchiamo di trovare una soluzione”. Nelle diverse lingue comunitarie, nelle farmacie europee, probabilmente questa frase è risuonata più volte nel 2020, in tempi di Covid-19. A segnalarlo è il rapporto annuale di PGEU (Pharmaceutical Group of European Union), che ha preso in esame le risposte dei farmacisti sul territorio di 26 Paesi, fotografando una situazione estremamente complessa e variegata per tutto il 2020. I risultati dicono che, in termini generali, la percezione della disponibilità dei medicinali in farmacia appare mutata in negativo, almeno in due nazioni su tre, rispetto al sondaggio del 2019. In particolare, nel 65% dei Paesi che hanno risposto al questionario si è osservata una scarsa disponibilità di oltre 200 diversi farmaci. A fare la parte del leone in questa situazione sarebbero soprattutto i medicinali destinati alla cura di patologie o fattori di rischio dell’apparato cardiovascolare: nel 92% dei Paesi considerati nell’analisi infatti è stata riportata una difficoltà di approvvigionamento per medicinali di questo tipo.

Stando ai pareri degli operatori, questa situazione, che pure presenta caratteristiche e possibilità di soluzioni ben diverse nelle diverse nazioni, può impattare significativamente sui cittadini/pazienti. e non solo per la necessità di “cercare” le terapie dove possibile, ma anche perché la carenza di medicinali potrebbe comportare una limitazione nella possibilità di aderire correttamente ai trattamenti indicati con interruzione del trattamento e soprattutto sarebbe alla base di un aumento di costi per chi è malato, sotto forma di ricerca di medicinali alternativi a maggior costo o comunque di un più elevato costo di compartecipazione alla spesa rilevato nel 57% degli intervistati. Ovviamente, non sempre questa situazione si riflette in chiave negativa: secondo il sondaggio di PGEU, infatti, nella ricerca di soluzioni per questo problema (ogni settimana un farmacista “perde” circa 6,3 ore per individuare una risposta ottimale alla carenza di farmaci) si punta soprattutto sulla sostituzione della terapia richiesta con un farmaco equivalente (avviene in circa 4 casi su 5 su scala continentale) o attraverso l’importazione da una nazione in cui esiste disponibilità del farmaco in questione. Questo processo viene considerato una soluzione in circa un caso su due, e a volte passa anche attraverso la richiesta diretta del farmacista ad un suo collega che ha disponibilità della molecola in questione. Ciò che conta, infine, è ricordare che quasi una nazione su quattro (23% del totale secondo il sondaggio) avrebbe ancora carenze nel sistema di segnalazione per le carenze in atto che possa essere utilizzato dai farmacisti di comunità nel loro paese.

In Italia la situazione è migliore

Il sondaggio PGEU, comprendendo ben 26 nazioni diverse sia in termini di approvvigionamento di farmaci sia sul fronte della disponibilità, mette assieme modelli organizzativi e condizioni economiche assai diverse. In questo panorama, tuttavia, per l’Italia la situazione non appare particolarmente preoccupante. “Nel nostro Paese esiste un sistema che consente di gestire meglio la situazione, pur se il fenomeno della carenza esiste da anni – segnala Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia. Esiste infatti un percorso ben regolato che permette di far fronte al fenomeno, attraverso un sistema che parte dalla segnalazione di carenza della singola farmacia, passa attraverso l nostro associazione e viene “gestito” dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), con il coinvolgimento di Farmindustria e della distribuzione”. In un anno caratterizzato dalla pandemia di Covid-19 come il 2020, peraltro, il fenomeno delle carenze in farmacia potrebbe essersi acuito per alcuni farmaci, ma in generale dovrebbe essere stato globalmente controllato.

“La sensazione è che con i lockdown ci sia stato un calo delle visite specialistiche e quindi di nuove prescrizioni: più in generale, comunque, aldilà di quanto può essere accaduto per alcuni farmaci impiegati per questa condizione, come ad esempio le eparine, in farmacia la disponibilità delle terapie è stata sempre assicurata in tempi rapidi – fa sapere la Racca. Il fenomeno della carenza, in ogni caso, esiste da anni ed ha origine anche da modelli che vanno modificati e mettono l’Italia e i Paesi del Mediterraneo a maggior rischio su scala continentale. Se è raro infatti che ci sia una mancanza significativa di materia prima, infatti, esiste il problema dei prezi differenziati nei diversi Paesi, che in genere portano a “trasferire” farmaci da nazioni in cui hanno un costo minore a quelle in cui costano di più. Se è vero che il modello italiano, con gli attori sopracitati e con AIFA come “regista”, rappresenta un’efficace risposta alla problematica, è altrettanto innegabile che solo un prezzo unitario nei vari Paesi per i farmaci potrà consentire di risolvere alla base la situazione”.