Tumore al seno, il Covid cancella la ricostruzione dopo la mastectomia per una donna su due

Le chirurghe senologhe del progetto DonnaxDonna lanciano l’appello per garantire la continuità di cura a tutte le pazienti. E un libro che risponde a 30 dubbi sulla chirurgia oncoplastica
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LA PANDEMIA ha ritardato le diagnosi di tumore al seno, l’inizio delle terapie, gli interventi. E anche le ricostruzioni immediate dopo la mastectomia. A puntare i riflettori sull’impatto di Covid-19 su questo aspetto fondamentale della cura sono le firmatarie e il comitato del progetto DonnaxDonna: specialiste in chirurgia plastica e senologica di 75 Breast Unit, che oggi lanciano un appello affinché sia garantita a tutte le pazienti la continuità di cura. Coordinato dall’associazione Beautiful After Breast Cancer Italia Onlus (Babc), il progetto DonnaxDonna è nato nel 2019 con l’obiettivo di aiutare le pazienti a chiarire i dubbi sull'intervento chirurgico e sulla ricostruzione mammaria.

A questo se ne aggiunge un altro: “Nel lockdown di marzo a livello nazionale sono state seguite le linee guida europee che raccomandavano di rimandare la ricostruzione in un periodo successivo all’emergenza, ma la ricostruzione immediata fa parte del ‘gold standard’ per le pazienti che necessitano di mastectomia, e i benefici superano di gran lunga quelli dello stesso intervento eseguito in un secondo momento”, spiega Marzia Salgarello, presidente Babc e direttore del reparto di Chirurgia plastica della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma: “Quando la ricostruzione non è immediata, le donne vengono sottoposte a interventi successivi che diventano più complessi, procrastinando nel tempo anche il recupero della propria immagine corporea e del proprio benessere. Oppure rinunciano alla ricostruzione”. 

 

 

Il calo degli interventi

Da un’indagine condotta da Senonetwork su 66 Breast Unit, infatti, confrontando i primi semestri del 2020 e del 2019 emerge che i casi di tumore al seno trattati in sala operatoria sono diminuiti di oltre il 30% nel 42% delle strutture, mentre le ricostruzioni immediate post-mastectomia sono calate di oltre il 30% in circa il 20% dei dipartimenti ospedalieri. Complessivamente, questa attività è rimasta più o meno invariate nel 59% delle Breast Unit e solo nel 7% dei casi è aumentata di oltre il 10%: un dato che, ovviamente, non compensa le perdite.

 

La ricostruzione immediata prima della pandemia

In Italia, solo alla metà (51,5%) delle donne che effettuano la mastectomia viene offerta la ricostruzione contestuale del seno, e cioè durante lo stesso intervento demolitivo. Sebbene ci sia stato un miglioramento negli ultimi anni (la percentuale era del 41% nel 2012), la situazione non è ancora delle migliori e i dati cambiano molto da regione a regione: come denuncia Beautiful After Breast Cancer, si passa da oltre il 90% di ricostruzioni simultanee a numeri prossimi allo 0%, in particolare del Sud. Umbria e Toscana registrano più del 70% di ricostruzioni contestuali, mentre in Basilicata il valore medio regionale è poco al di sopra del 20%. La Calabria non possiede Breast Unit e, nonostante la normativa in corso lo preveda per tutte le regioni, i dati sono vicini allo 0%. Ci sono notevoli differenze anche all’interno di regioni con valori medi in linea o superiori a quello nazionale: il Veneto è la regione con la maggiore eterogeneità interna, con proporzioni che variano dal 17% al 100%. In Campania si va dall’1% al 76%. Il Friuli Venezia Giulia oscilla fra il 20% ed il 45%, restando al di sotto della media nazionale. La pandemia di coronavirus ha peggiorato il quadro. 

 

Un opuscolo per rispondere alle domande

“La possibilità di riavere il proprio seno, rapidamente e con le tecniche migliori possibili, va data a tutte le pazienti, lasciando che l’eventuale rifiuto a ricostruirlo sia esclusivamente il frutto di una scelta volontaria e consapevole o che si limiti ai pochissimi casi di tumori in cui la ricostruzione non sia possibile per motivi oncologici o clinici”, scrivono le chirurghe di DonnaxDonna, che rivolgono il loro appello anche alle donne, affinché non rinuncino ad affidarsi agli specialisti delle Breast Unit. Più tempo passa dall’intervento, infatti, più c’è il rischio che aumentino i timori, soprattutto quelli irrazionali. Che vanno chiarite con una informazione approfondita sui rischi reali, sulle opzioni di scelta e sulle soluzioni il più possibile personalizzate.

Per essere vicine alle donne, DonnaxDonna ha realizzato una brochure che risponde a 30 domande raccolte dalle pazienti stesse durante le visite: colloqui intimi e personali che rivelano il desiderio di superare la malattia e di ricominciare a vivere la propria vita “meglio di prima”. I dubbi più frequenti riguardano l’emotività, le tecniche operatorie, l’informazione sui materiali usati oggi per le protesi mammarie, il timore delle cicatrici, la bellezza prima e dopo il tumore e il desiderio di tornare ad essere se stesse il prima possibile. Qualche esempio: “Se faccio la ricostruzione c’è più probabilità che si ripresenti il tumore? Si può fare la radioterapia con le protesi? Non vorrei le protesi, è possibile ricostruire la mammella solo con i miei tessuti? La mammella ricostruita perderà sensibilità?, Il seno con la protesi può scoppiare in aereo? Potrò prendere in braccio mio figlio dopo l’operazione?”. Oltre alle risposte delle chirurghe, l’opuscolo contiene anche i loro disegni, che spesso vengono fatti per spiegare i punti più complessi e importanti degli interventi. Il libricino è disponibile su www.beautifulafterbreastcancer.it: può essere sfogliato online o scaricato sul proprio smartphone.