Covid, quando le mamme che allattano sono costrette a mentire per vaccinarsi

Nessuna incompatibilità per Aifa ed Ema. Eppure le donne che lavorano in Sanità e allattano vengono escluse dal calendario per l'immunizzazione. Una situazione a cui porre rimedio
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Grandi aspettative sono riposte nella campagna vaccinale appena partita che viene a interessare prioritariamente i professionisti sanitari, a netta prevalenza femminile. Questi, con rare eccezioni, aderiscono alla vaccinazione con entusiasmo e vero senso di liberazione, dopo molti mesi di esposizione al rischio di Covid-19 col timore aggiunto di poter essere innocenti vettori di infezione.

Fra le donne che lavorano nella Sanità molte stanno ancora allattando, ma purtroppo, proprio con questa giustificazione, alcune si sono viste negare la vaccinazione anti Covid-19.

Meraviglia che ciò possa accadere. Infatti i documenti emessi dall’Ema e dall’Aifa attestano la compatibilità del vaccino Covid-19 mRNA con l’allattamento.

Anche le società scientifiche italiane che si occupano di maternità, infanzia e malattie infettive (Sin, Sip, Simp, Sigo, Aogoi e Simit) ritengono trascurabile il rischio di effetti avversi per il lattante qualora il vaccino Covid-19 mRNA venga somministrato alla madre che lo allatta.

Le donne invece vengono messe di fronte ad un vero e proprio aut/aut. Per non dover scegliere fra smettere di allattare per essere vaccinate o rinunciare al vaccino anti Covid-19, alcune mamme hanno trovato una soluzione personale, pratica ma imperfetta, omettendo intenzionalmente l’informazione sull’allattamento in corso. Risulta sia successo quantomeno a Pisa, Torino, Milano e verosimilmente anche in molte altre città italiane.

Si comprende bene come tutto questo sia, per vari motivi, imbarazzante. Non aiuta né la promozione di un prezioso comportamento di salute come l’allattamento, né un maturo rapporto fra cittadino e servizi sanitari, né l’auspicato fluido avvio di una sacrosanta vaccinazione di massa.

Non è ben chiaro perché tutto ciò sia accaduto, ma qualunque ne sia la spiegazione urge comunque porvi rimedio e farlo il prima possibile.

Neonatologo, Istituto materno-infantile Irccs Burlo Garofolo, Trieste