Sclerosi multipla: la riabilitazione si può fare da casa

L’emergenza Covid non ha fermato gli interventi diagnostici e terapeutici. Ora è fondamentale garantire un accesso altrettanto efficace ai servizi di riabilitazione
2 minuti di lettura

Giovani, attenti alle informazioni medico scientifiche, capaci di interagire con le nuove tecnologie. Le persone con sclerosi multipla, circa 122mila italiani, in grande maggioranza donne, hanno avuto un comportamento esemplare durante la prima fase della pandemia. L’emergenza Covid ha sì comportato una diminuzione degli accessi ai centri di sclerosi multipla, ma non della somministrazione delle terapie. E ha reso chiaro a tutti l’importante della telemedicina, un’eredità positiva che è necessario inquadrare dal punto di vista del sistema sanitario. “Per la prima volta vedo interesse anche da parte delle Istituzioni per avviare un percorso che porti alla definizione giuridica di questa possibilità di seguire i pazienti a distanza”, ha affermato Gioacchino Tedeschi, Presidente Nazionale della Società Italiana di Neurologia. I consulti da remoto rendono possibile diradare le visite ai centri, diminuendo la possibilità di contagio da nuovo coronavirus e decongestionando gli ospedali. La telemedicina è anche uno strumento con cui è possibile eseguire, almeno in parte, la riabilitazione, parte integrante della terapia per la SM, che produce effetti significativi sul sistema nervoso centrale e migliora la qualità di vita.

La malattia

La sclerosi multipla è una patologia invalidante, che presenta un alto impatto socio-sanitario, tanto da costare all’intero sistema-paese più di 5 miliardi l’anno. “La malattia colpisce il sistema nervoso centrale e si caratterizza per la presenza di demielinizzazione e danno neuronale e assonale”, spiega Massimo Filippi, dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Direttore delle Unità di Neurologia, Neurofisiologia e Neuroriabilitazione, dell’Ospedale San Raffaele. Le cause di questo processo patologico non sono ancora del tutto note, anche se sono stati individuati alcune delle sue fasi cruciali. Il risultato del danno è la progressiva perdita di controllo dei muscoli, che può portare a disabilità. Rallentare, se non addirittura fermare, la progressione della malattia è l’obiettivo della terapia. La ricerca scientifica ha compito negli ultimi decenni passi da gigante e oggi le persone con SM hanno a disposizione nuovi farmaci che intervengono su diversi aspetti della malattia. “Rimane comunque una patologia molto complessa e imprevedibile”, sottolinea Tedeschi. “Le terapie innovative che utilizziamo sono nella maggioranza dei casi molto complesse, garantiscono risultati notevoli ma al tempo stesso richiedono una gestione a 360 gradi dei malati”.

La riabilitazione

Il cervello è un organo plastico, una caratteristica che può essere sfruttata a vantaggio delle persone con SM grazie alla riabilitazione. Come? Aiutando il cervello nella sua capacità di vicariare eventuali aree che non funzionano facendo entrare in azione differenti vie neuronali, e aumentando eventuali capacità residue. “E’ poi molto importante per migliorare la qualità di vita delle persone che spesso si lamentano di una profonda spossatezza, sintomo su cui la riabilitazione può intervenire in maniera efficace”, spiega Filippi. Purtroppo non sempre la riabilitazione è considerata terapia a tutti gli effetti e ancora in molte Regioni non è garantita quanto dovrebbe a tutte le persone con SM. Anche in questo può venire in aiuto la tecnologia, per esempio con programmi che consentano di eseguire movimenti seguendo un video o partecipando a un videogioco.

Eccellenza italiana

Terapia farmacolgica complessa e quanto più personalizzata e riabilitazione possono essere garantiti al meglio solo da centri altamente specializzati in cui operano equipe multidisciplinari. L’istituzione dei centri specializzati per la SM, avvenuta circa venti anni fa, ha permesso un notevole sviluppo degli oltre 200 centri clinici di riferimento adibiti al trattamento della malattia presenti e attivi su tutto il nostro territorio nazionale. “Nonostante si segnalino ancora casi di migrazione sanitaria da una regione all’altra e disparità di qualità nei servizi erogati, nel complesso la rete assistenziale italiana è tra le migliori a livello continentale e possiamo vantare alcuni centri di livello internazionale anche nel campo della ricerca”, specifica Tedeschi. Che continua sottolineando come accanto alla rete dei centri SM in Italia esiste un’altra eccellenza: l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, associazione dei pazienti che in questi anni è stata accanto alle persone e ha finanziato in grande parte la ricerca scientifica.