Covid, l'allarme: "Con l'isolamento peggiorano i pazienti con disturbi psichici"

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L'EMERGENZA sanitaria rischia di aggravare la situazione di chi soffre di disagi psichici, a causa delle norme restrittive imposte dal lockdown e dall'impatto sociale ed economico che sta generando. Una situazione che tocca da vicino un italiano su tre con 17 milioni di cittadini che soffrono di un disturbo mentale.

Secondo ricerche recenti, con il Covid l'incidenza dei problemi psichici è quintuplicata passando dal 6% al 32%. "Non possiamo più lasciare sole queste persone e le strutture che se ne occupano", spiegano gli esperti di Fenascop, l'associazione che rappresenta a livello nazionale e regionale le comunità che si occupano di riabilitazione psichiatrica extra ospedaliera per adulti e minori. Secondo i dati rilevati in Italia nel 2017 dal Sistema informativo Salute mentale (Sism) del ministero della Salute in Italia più di 850mila persone sono assistite dai servizi specialistici, molte delle quali risiedono appunto nelle strutture accreditate dal Ssn.

"Nel corso di questi lunghissimi dieci mesi gli incontri con i familiari all'interno delle comunità terapeutiche Psichiatriche e socio riabilitative sono stati fortemente limitati per via delle disposizioni anti Covid ma questo ha ovviamente causato delle ripercussioni su pazienti fragili, già messi alla prova dalla presenza di disagi gravi psichici", afferma Paola Marchetti, presidente di Fenascop Lazio. 

"Si tratta di una situazione alla quale occorre trovare urgente rimedio, consentendo a chi sta cercando di riabilitarsi di poter tornare, in piena sicurezza, a vivere rapporti familiari nella normalità, specie con l'imminenza delle feste natalizie, dove il rischio di rimanere soli potrebbe aumentare stress, dep
ressione e altre forme di disagio mentale - prosegue Marchetti - Le comunità terapeutiche psichiatriche e socio-riabilitative hanno sostenuto, concretamente curato e riabilitato migliaia e migliaia di pazienti, insieme alle loro famiglie, producendo risultati incredibili, con reali cambiamenti di vita. Tutto questo - conclude la presidente di Fenascop Lazio - nonostante le immense difficoltà vissute da queste strutture, oberate da regole e meccanismi che hanno poco a che fare con il trattamento terapeutico, asfissiate dalla scarsità di risorse economiche pubbliche, con tariffe che in molte regioni, come nel Lazio, sono ferme da più di dieci anni".