Scompenso cardiaco, il cuore batte per te . Battiti per lui

Una rete di professionisti e iniziative per conoscere e sconfiggere un nemico della nostra salute
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AVETE bisogno di almeno tre cuscini sotto il capo per riposare a dovere, al punto che vi pare di essere quasi seduti in letto? Vi alzate la notte per andare in bagno? Vi rendete conto che basta davvero un minimo sforzo per farvi iniziare a 'soffiare' come mantici? Apparentemente i tre disturbi sembrano slegati tra loro: si pensa all’artrosi cervicale, alla prostata ingrossata o alla cistite, si sospetta qualcosa all’albero respiratorio. Ma, soprattutto se avete passato i 65 anni, la necessità di mantenere la testa molto più elevata rispetto alle gambe, il bisogno di urinare la notte e il respiro corto debbono mettervi in guardia.

E’ il momento di una visita cardiologica, per capire se il cuore si sta 'stancando' e non riesce più a pompare a dovere il sangue necessario all’organismo. E non sempre si pensa al fatto che un anziano che riposa in posizione semiseduta può attuare, con questo semplice rimedio, una risposta simile a quella che si ottiene con un farmaco diuretico, cioè si riduce il ritorno di sangue al cuore. Così il ventricolo sinistro ha minor necessità di “spinta” e quindi la persona si sente meglio.  Insomma, troppo spesso si sottovaluta lo scompenso cardiaco, patologia che colpisce in Italia almeno un milione di persone, e negli over 65 è la prima causa di ricovero ospedaliero.

Frequenza cardiaca

La frequenza è maggiore tra gli uomini rispetto alle donne (rispettivamente di 15 e 12 casi su mille), ma questo andamento si inverte tra i 70 e gli 80 anni. La patologia è al centro di una campagna dal titolo fin troppo chiaro: “lui batte per te, tu battiti” per lui”. L’iniziativa è promossa da un  gruppo di lavoro composto d Gianfranco Gensini, Francesco Musumeci, Gino Gerosa e Fabrizio Oliva, con il contributo non condizionante di Abbott e mira a portare all'attenzione dei cittadini e delle Istituzioni la necessità di una maggiore informazione sullo scompenso cardiaco, di una migliore gestione dei pazienti e di una migliore conoscenza delle opzioni terapeutiche nelle varie fasi della patologia, dalla diagnosi alle cure farmacologiche, fino alla terapia meccanica o all’eventuale trapianto di cuore. La campagna verrà illustrata e raccontata su una pagina Facebook dedicata che darà spazio a informazioni e consigli utili per la prevenzione e la gestione della patologia.

 

Una patologia ancora poco nota

“Il progetto nasce dalla scarsa consapevolezza che purtroppo esiste su questa patologia, non solo tra i cittadini ma anche, per alcuni aspetti come l’impiego di dispositivi meccanici di supporto all’azione del cuore, anche nei medici di medicina generale – spiega Gian Franco Gensini, Presidente ITAHFA, Direttore Scientifico dell'IRCCS MultiMedica di Sesto San Giovanni e coordinatore del gruppo di lavoro della campagna. Pensate solo che ci sono alcuni pazienti, per fortuna pochi (in Toscana solo qualche decina di persone necessita di trattamenti di questo tipo) che possono usufruire di una sorta di terapia di “destinazione”, come i VAD (ovvero i sistemi di assistenza meccanica al circolo sanguigno, che in qualche modo sostituiscono dall’esterno la funzione del ventricolo sinistro che nello scompenso grave non è in grado di pompare sangue a sufficienza per l’organismo).

Il trapianto

Questo approccio può consentire da un lato di portare il paziente fino al trapianto, qualora ci sia un organo disponibile, ma comunque permette nei casi estremamente gravi di sostenere la funzione cardiaca per il paziente. Ebbene, dall’indagine Ipsos che è stata condotta pare proprio che la conoscenza tra i medici di queste opportunità di cura sia limitata”. L’analisi di Ipsos, condotta su popolazione e specialisti, dimostra che ci sia bisogno di chiarezza in termini di trattamenti per lo scompenso nelle diverse fasi, dai farmaci all’impianto di dispositivi meccanici come appunto il VAD (Ventricular Assist Device, dispositivi di assistenza ventricolare, dunque sistemi che fanno le veci del cuore), fino ad arrivare al trapianto di cuore. Il 97 per cento degli intervistati dice di non sapere cosa sia un VAD ed anche tra i medici di medicina generale, uno su tre non ne ha mai sentito parlare, mentre gli specialisti indicano come barriera al suo utilizzo il numero limitato di centri in grado di gestire il dispositivo.


“A seconda della gravità delle condizioni del paziente devono essere prese in considerazione diverse opzioni terapeutiche – fa sapere Gino Gerosa, Direttore del Centro di Cardiochirurgia “Vincenzo Gallucci” dell'Azienda Ospedaliera Università di Padova e Presidente della Società Italiana di Cardiochirurgia (SICCH). Nei pazienti con malattia avanzata il gold standard di cura è il trapianto di cuore, che garantisce loro un’ottima sopravvivenza a 10 anni (stimata in oltre il 50 per cento) e una eccellente qualità di vita. Purtroppo, questa opportunità non può essere garantita a tutti in quanto i cuori a disposizione per i trapianti non sono sufficienti: basti pensare che in lista d’attesa ci sono più di 800 pazienti e vengono eseguiti poco meno di 300 trapianti all’anno. Dobbiamo dunque trovare delle valide alternative”.

Una mano al cuore

In questo senso sia per i pazienti in attesa di trapianto, sia per quelli non candidabili al trapianto per età o presenza di comorbidità, si possono proporre i Sistemi di assistenza meccanica al circolo. “I dispositivi VAD sono efficaci nel ripristinare il corretto flusso di sangue e migliorano in modo significativo la qualità di vita dei pazienti nel lungo periodo. Rappresentano pertanto un'opzione importante per i pazienti - aggiunge Francesco Musumeci Direttore del Centro di Cardiochirurgia al San Camillo di Roma e Vice Presidente Fondazione “Cuore Domani”.

Meno ospedale, più territorio

In tempi di Covid-19, in ogni caso, l’assistenza alle persone che soffrono di scompenso cardiaco a diversi livelli di gravità è destinata a modificarci, con un’impennata del ricorso alla telemedicina. “Il ricorso alla tecnologia per il monitoraggio a distanza e la teleassistenza cambierà profondamente le modalità di approccio a queste persone – fa sapere Gensini. Se un tempo la teleassistenza di basava infatti su una semplice telefonata del curante per sapere se il paziente aveva preso peso (segno di accumulo di liquidi, ndr.), oggi esiste la possibilità di seguire costantemente non solo l’elettrocardiogramma ma anche altri parametri come l’ossigenazione del sangue attraverso dispositivi su misura, con la possibilità di mantenere sotto controllo anche le persone che vivono in aree disagiate o comunque possono avere difficoltà a raggiungere ospedali e ambulatori, come sta accadendo in questo periodo. In questo senso la pandemia da Covid-19 può diventare una spinta in più per aumentare la nostra propensione all’impiego della tecnologia”.

La rete di supporto

L’importante, in ogni caso, è che le persone si rendano conto del peso dello scompenso cardiaco e che l’organizzazione sanitaria permetta un miglior coordinamento  fra i medici che hanno in carico il paziente oltre a favorire la creazione di una rete di supporto per i pazienti e le loro famiglie. Il tutto perché la vita di chi ha il cuore “stanco” non diventi un percorso ad ostacoli, difficili da superare. La campagna “Lui batte per te, tu battiti per lui” vuole portare proprio a promuovere e sostenere in maniera concreta un dialogo continuativo e un confronto sempre più diretto tra pazienti, professionisti del settore e Istituzioni anche tramite un roadshow virtuale che toccherà in questa fase Toscana, Lazio Veneto e Lombardia, per poi concludersi nel 2021 con un evento nazionale in cui verranno presentati i risultati dei lavori regionali e le prime indicazioni operative.