Così il riso selvatico ha protetto da obesità e diabete

Una serie di adattamente genetici cominciati 12mila anni fa hanno permesso ad alcuni popoli asiatici di ridurre il rischio di ammalarsi. Uno studio dell'università di Bologna
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Una protezione che arriva da lontano, ma davvero molto lontano, visto che parliamo di 11-12mila anni fa. Tanto lontano che è riuscita, in alcuni popoli dell'Estremo Oriente, a selezionare chi avesse evoluto gli adattamenti genetici più efficaci per poter ridurre il rischio di obesità e diabete. Pur avendo come componente principale della dieta il riso, quando il riso era ancora una specie selvatica. Parliamo di alcune zone circoscritte dell'Estremo Oriente, in particolare la Cina orientale e la valle del fiume Yangtze, e di uno studio dell'università di Bologna appena pubblicato su Evolutionary Applications. Uno studio coordinato da Marco Sazzini, professore del Laboratorio di Antropologia Molecolare e del Centro di Biologia Genomica del dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell'università di Bologna.

Professore, perché avete deciso di studiare quelle popolazioni? 
"Ci siamo basati inizialmente su alcuni studi di Archeobotanica e li abbiamo correlati con il fatto che in zone dell'Estremo Oriente, in cui la dieta è a base di riso, che ha un alto indice glicemico, avremmo dovuto rilevare percentuali molto alte di diabete, che invece non c'erano. O, meglio, non c'erano dappertutto".

C'erano delle differenze all'interno dello stesso territorio?
"Sì, c'erano delle differenze tra la Cina nord-orientale e quella meridionale. Nella prima zona il riso si consumava già 11-12mila anni fa, come specie selvatica, mentre nella restante parte del paese, o anche nelle diverse regioni dell'India è arrivato molto dopo, diciamo circa 6-4mila anni fa".

E l'arrivo ritardato del riso nella dieta degli asiatici che cosa ha comportato?
"I popoli che lo hanno consumato da migliaia di anni prima riteniamo che abbiano evoluto un efficace adattamento a quello che è uno stress metabolico. Non poteva essere un caso che il tasso di aumento dell'incidenza di diabete fosse quasi doppio nell'Asia meridionale - dove il riso è arrivato migliaia di anni dopo e con varietà a minor impatto glicemico - rispetto al Nord della Cina o al Giappone. Nonostante in queste ultime regioni si sia verificata in epoca recente una maggiore occidentalizzazione della dieta e degli stili di vita".

Quindi che cosa avete fatto?
"Abbiamo cominciato un'indagine sulle modificazioni della dieta delle popolazioni orientali negli ultimi 30 anni, osservando un notevole aumento del consumo di calorie e zuccheri raffinati. Cinesi e giapponesi hanno consumi molto più alti delle popolazioni dell'India"

Come siete arrivati a questa conclusione?
"Abbiamo studiato più di settecentomila varianti genetiche di oltre duemila individui appartenenti a 124 popolazione di ancestralità est-asiatica e sud-asiatica, confrontando poi i risultati ottenuti per le popolazioni cinesi di etnia Han e Tuja e di Corea e Giappone, che hanno adottato il riso più anticamente come alimento con quelli relativi a popoli originari di Pakistan, Bangladesh, Myanmar, Vietnam, diverse regioni dell'India e sud-est asiatico. Poi abbiamo effettuato dei test statistici per capire se le differenze genetiche potessero essere ricondotte a eventi casuali, o all'azione della selezione naturale. Abbiamo poi analizzato i geni associati al rischio metabolico e all'insulino-resistenza studiando le combinazioni di varianti genetiche protettive. E ci siamo accorti che queste varianti erano molto più diffuse in alcune popolazioni, i cui individui sono stati selezionati nel corso dei millenni in quanto meno predisposti a sviluppare malattie metaboliche nonostante un elevato e quotidiano consumo di riso. Quindi, ragionevolmente, è possibile pensare che gli adattamenti favorevoli continuino a proteggere queste popolazioni anche oggi".

Quindi la protezione arriverebbe da una selezione naturale operata miglia di anni fa?
"Esatto, anche se ci sono sempre molti fattori, spesso complessi, non soltanto genetici ma ambientali e legati agli stili di vita che influiscono su tratti biologici così complessi. Ma questi adattamenti hanno un ruolo importante. Del resto il profilo biologico delle popolazioni moderne non si è certo delineato qualche centinaio di anni fa, servono infatti migliaia di anni perché il genoma si adatti ad un determinato stress come può essere ad esempio una dieta ad elevato indice glicemico".