Diabete, il pancreas artificiale è più vicino

Un dispositivo impiantabile in grado di sostituire l'organo che non funziona come dovrebbe. Quattro milioni di euro di finanziamenti alla ricerca italiana
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La misurazione della glicemia è un appuntamento fisso per chi soffre di diabete di tipo 1. E’ in base a quel risultato che si decide se e quanta insulina iniettare per tenere a bada i livelli di glucosio nel sangue. Un’operazione di routine che, grazie alla tecnologia, sta diventando sempre più semplice. Dispositivi sottocutanei di monitoraggio e pompa di erogazione dell’insulina non sono più fantascienza. Eppure la ricerca non si è affatto fermata: nei prossimi anni l’obiettivo dichiarato è lo sviluppo di un vero e proprio pancreas artificiale impiantabile che sostituisca in toto il monitoraggio e le iniezioni di insulina. Un percorso che vede la ricerca italiana in prima linea come dimostrano i quattro milioni di euro stanziati dalla Commissione Europea, nel quadro del programma Future & Emerging Technologies Proactive Horizon 2020, assegnati al progetto internazionale “Forgetdiabete” guidato dall’università di Padova.

Quando manca l’insulina

Il diabete è una patologia che affligge 400 milioni di persone al mondo (4 milioni in Italia) ed è caratterizzato da un aumento dei livelli di glucosio nel sangue. La malattia si divide in due grandi categorie: quella di tipo 1 - che riguarda circa il 10% delle persone con diabete - in genere insorge nell’infanzia o nell’adolescenza. Chi ne soffre subisce la progressiva distruzione, ad opera del proprio sistema immunitario, delle cellule del pancreas che producono l’insulina. Quella di tipo 2 invece, con un’evoluzione molto più lenta, si manifesta in genere dopo i 30-40 anni e può essere trattato, a seconda della gravità, con diversi farmaci prima di arrivare all’utilizzo dell’insulina.

Monitoraggio continuo

La svolta nel trattamento del diabete, specialmente quello di tipo 1 totalmente dipendente dall’insulina, la si è avuta quando grazie alle biotecnologie si è riusciti a produrre artificialmente l’ormone in questione. Per anni però il copione è sempre stato lo stesso: continue misurazioni della glicemia attraverso “punture” sul dito e conseguente iniezione di insulina sotto-pelle. Uno scenario che è radicalmente cambiato negli ultimi anni grazie alla tecnologia. La prima svolta la si è infatti avuta grazie al monitoraggio in continuo della glicemia. Oggi, grazie ad un dispositivo sottocutaneo impiantabile, è possibile arrivare a registrare e fornire in tempo reale al paziente tutti i dati. Informazioni che vengono poi trasmesse allo smartphone in modo da avvisare la persona dell’arrivo di probabili episodi di ipo o iperglicemia.

I microinfusori

L’altro grande salto in avanti nel trattamento del diabete è rappresentato dallo sviluppo dei microinfusori. Se prima era necessario effettuare delle iniezioni sottocutanee mediante l’utilizzo delle classiche “penne”, con il microinfusore oggi è possibile dispensare micro-dosi di insulina. Il tutto racchiuso in un dispositivo in grado di contenere ed erogare insulina a seconda delle necessità attraverso dei micro-aghi. Il risultato di questa tecnologia si traduce in una miglior gestione della malattia, meno iniezioni e minori episodi di ipoglicemia.

Unire il tutto creando il pancreas artificiale

Unite insieme le due tecnologie rappresentano, di fatto, un pancreas artificiale. Nella maggior parte dei casi è sempre la persona a decidere se e come erogare l’insulina. Recentemente però sono stati approvati diversi sistemi in grado di decidere autonomamente di erogare l’ormone. Tecnologie che hanno tutte la caratteristica di essere esterne al corpo del paziente diabetico. Un limite che la ricerca vuole però superare arrivando a creare un vero e proprio pancreas artificiale impiantabile.