Il cuore non può aspettare, le regole della prevenzione post Covid

Tante le iniziative in occasione della Giornata mondiale del cuore. Sorvegliate speciali le donne, che rischiano di più. Focus sul vaccino contro l'influenza, necessario anche per proteggere l’apparato cardiovascolare
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“Usa il cuore per ‘battere’ le malattie cardiovascolari”. E’ lo slogan dell’edizione 2020 della Giornata mondiale del cuore che si celebra oggi per sensibilizzare ancora una volta sugli stili di vita sani che proteggano quest’organo vitale, specialmente in era Covid. Eppure, nonostante le malattie cardiovascolari rappresentino la prima causa di morte e ben 7 italiani su 10 cerchino notizie online sulla salute, solo il 10% si informa sulle malattie del cuore. E’ quanto emerge dallo studio “Il cuore batte nel web” che ha analizzato le conversazioni online sulla salute negli ultimi due anni prendendo in considerazione un intervallo di tempo che includesse sia il periodo pre Covid sia quello post pandemia.

Una rete senza cuore

Secondo l’analisi condotta da Iqvia per conto di Sanofi, in collaborazione con la Fondazione Italiana per il Cuore, negli ultimi due anni, le conversazioni attive sul web su queste patologie sono state 235.000, solo il 10% di tutte le discussioni in ambito salute. È una percentuale molto inferiore a quella del volume dei discorsi sui vaccini, tema su cui gli italiani parlano maggiormente e che interessano il 36%. Il 40% dei dibattiti sulla salute cardiovascolare è focalizzato sull’ictus, il 30% su infarto e scompenso cardiaco. “Bisogna partire da questi dati per sensibilizzare la popolazione sull’importanza che ha l’assunzione di un corretto stile di vita: a farlo ci possono sicuramente aiutare i social media, cruciali nella condivisione delle informazioni e nella comunicazione di modelli virtuosi di prevenzione e cura”, dichiara Emanuela Folco, presidente Associazione Fondazione Italiana per il Cuore.

Il vaccino contro l’influenza per chi è a rischio cardiovascolare

Tra i temi caldi di questa Giornata mondiale c’è senz’altro quello del vaccino contro l'influenza stagionale. Anche se è fortemente raccomandato dai medici, i tassi di copertura nei gruppi a rischio cardiovascolare rimangono in Italia molto bassi (31%), anche perché questa raccomandazione viene ritenuta utile per prevenire l'infezione influenzale e non anche per ridurre il rischio di patologie cardiache. “Per queste categorie, vaccinarsi quest'anno contro l'influenza sarà ancora più importante a causa della pandemia da Sars-CoV-2 – spiega Luigi Biasio del Comitato Scientifico della Fondazione Giovanni Lorenzini. I motivi sono numerosi, a partire dalla riduzione dell'impatto sul sistema sanitario, alla protezione per gli individui più fragili e poi anche alla possibile riduzione della mortalità e morbilità da Covid-19 nelle persone vaccinate contro l'influenza”.

Cuore delle donne a doppio rischio in epoca Covid

Altro tema centrale quando si parla di salute cardiologica è quello delle differenze di genere. Il 68% della popolazione femminile ritiene le malattie cardiache un problema solo maschile e trascura la prevenzione e la diagnosi precoce. Eppure, le malattie del cuore sono fatali per circa il 43% della popolazione femminile contro il 35% di quella maschile, causando ogni anno in Italia oltre 125.000 vittime fra le donne e oltre 95.000 fra gli uomini. Per questo, dopo la pausa imposta dal Covid, in occasione della Milan Heart Week, il Centro Cardiologico Monzino riapre il Women Heart Center, l’unico centro in Italia dedicato specificamente e unicamente alla prevenzione delle malattie cardiovascolari della donna. “Tra gli effetti collaterali del Covid è stato osservato un aumento della mortalità per infarto e arresto cardiaco, dovuto al ritardo di accesso agli ospedali in presenza di sintomi come il dolore toracico – dichiara Daniela Trabattoni, responsabile del Women Heart Center Monzino - ma ci aspettiamo ora nuovi dati negativi legati al ritardo che si è accumulato nello svolgimento delle diagnostiche di screening delle persone sane”. Intanto, si studiano strategie di prevenzione personalizzate e più efficaci. Per esempio, è ai nastri di partenza uno studio clinico per valutare nelle donne sane il “calcium score”, vale a dire l’entità dell’indurimento della parete dei vasi, come raccomandato dall’American College of Cardiology. “Con una Tac senza mezzo di contrasto - spiega Trabattoni - si può valutare se esiste una disfunzione nella parete dei vasi oppure un'alterazione strutturale, che potrebbe in futuro diventare patologica. In caso di score troppo elevato è possibile intervenire farmacologicamente per rallentare la formazione di placche aterosclerotiche e prevenire l’infarto miocardico”.

Lo scompenso cardiaco

Tra le malattie cardiovascolari, lo scompenso cardiaco è una delle più diffuse: ne soffrono più di 20 milioni di persone in tutto il mondo ed entro il 2030 si prevede addirittura che questa cifra salirà di oltre il 25%. Solo nel nostro Paese, questa patologia riguarda l’1,7% della popolazione, circa 1 milione di persone, e fa registrare 190.000 ospedalizzazioni. “Nel corso della vita una persona su cinque è a rischio di sviluppare scompenso cardiaco che, attualmente, è la causa più comune di ricoveri in ospedale imprevisti per le persone sopra i 65 anni, nonché il principale motivo di riammissioni non pianificate – dichiara Ciro Indolfi, direttore dell'Uo di Cardiologia-Emodinamica-Utic dell'Università Magna Graecia di Catanzaro e presidente della Società italiana di Cardiologia - eppure, durante il lockdown, anche in Italia, si sono drasticamente ridotti i ricoveri per scompenso cardiaco, anomalie del ritmo cardiaco e disfunzione di pacemaker e defibrillatori. Un pericoloso ritardo che ha comportato, in generale per tutte le patologie cardio-vascolari, anche un aumento della mortalità”.

Il ruolo della medicina interna e di quella di famiglia

A rendere tutto più difficile ci sono anche le condizioni tipiche dei pazienti con scompenso cardiaco che sono spesso anziani e fragili. “Si tratta di pazienti che vanno incontro a frequenti riacutizzazioni di una o più delle patologie da cui sono affetti, proprio come lo scompenso cardiaco, che può portare a continue ospedalizzazioni", ribadisce Dario Manfellotto, direttore del Dipartimento delle discipline mediche dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma e Presidente Fadoi. “Proprio per la loro complessità, gli scompensati vengono sovente ricoverati nei reparti di medicina interna, dove afferisce circa il 50% di questi pazienti, mentre il 30% arriva alle cardiologie e la rimanente quota viene ricoverata nelle geriatrie. Ecco perché, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo, è fondamentale l’impegno di tutti per definire percorsi di cura facilitati in cui medici di famiglia, specialisti territoriali e ospedalieri facciano squadra, sfruttando anche il potenziale delle tecnologie digitali”.

Medico di famiglia ‘sentinella’ del cuore

Il medico di medicina generale ha un ruolo-chiave anche per l’aderenza alle terapie in corso. “Noi medici di famiglia - precisa Damiano Parretti, medico di Medicina Generale e responsabile nazionale Area Cardiovascolare Simg - non possiamo prescindere dal monitoraggio attivo dei pazienti, sia asintomatici con fattori di rischio, sia diagnosticati, anche con il costante controllo dell’aderenza alle terapie. Inoltre, soprattutto in questa fase di emergenza sanitaria, una buona gestione si ottiene, anche grazie all’ottimizzazione della terapia e alla strategia vaccinale, entrambi fattori che portano a un minor rischio di ospedalizzazione e quindi ad una minore esposizione dei pazienti a contrare malattie nosocomiali”.

La campagna di sensibilizzazione

Per lanciare un corretto messaggio orientato alla prevenzione del rischio e alla continuità terapeutica parte “Il cuore non può aspettare”, campagna promossa da Novartis in collaborazione con Aisc, Associazione italiana scompensati cardiaci, e con il patrocinio di Sic, Società italiana di cardiologia, Fadoi, Federazione dei dirigenti ospedalieri internisti e di Simg, Società italiana di medicina generale e delle cure primarie. Dal 29 settembre per due settimane la campagna sarà presente su tutto il territorio italiano attraverso la distribuzione di materiali informativi negli studi dei medici di famiglia, locandine in 60 ospedali e in 1.200 farmacie. La campagna proseguirà per il mese di ottobre sulla pagina Facebook di Ascolta il Tuo Battito, il programma in cui l’iniziativa si inserisce. Il tema “Il cuore non può aspettare” diventerà inoltre il soggetto di un cortometraggio d’autore che sarà realizzato attraverso una challenge tra alcune delle più prestigiose scuole di regia italiane.

La campagna #ilbattitodelcuore

Anche Bayer, in occasione della Giornata Mondiale del Cuore, continua il suo impegno nella divulgazione, ospitando sulla pagina Facebook “Il Battito del cuore”, uno speciale video celebrativo in cui si può vedere la band di cardiologi all’opera nel dare nuova vita alla canzone “Ci vuole un fisico bestiale” di Luca Carboni: l’incisione della nuova versione del brano, le interviste e i segreti del backstage durante la realizzazione del videoclip.

#tempoèsalute

Per la Giornata mondiale del cuore, il Policlinico Campus Bio-Medico vuole accendere un faro sulle patologie tempo dipendenti come, per esempio, l’ischemia cardiaca, lanciando l’hashtag #tempoèsalute. “È opportuno che chi avverte dolore al petto per più di 20 minuti, soprattutto se associato a fatica a respirare ed eventualmente a battiti del cuore accelerati si rechi in pronto soccorso per essere visitato e prevenire potenziali complicazioni - spiega Francesco Grigioni, coordinatore del Cardio Center del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico - l’ischemia cardiaca acuta, ad esempio, trova giovamento nei trattamenti urgenti. La fatica nel respirare non è sempre sintomo di ischemia cardiaca ma può essere causata anche da trombi che occludono le arterie polmonari. Sciogliere tempestivamente questi trombi può fare la differenza, anche in questo caso: per questo diciamo che il tempo è salute”.