La madrina della dieta mediterranea: "Una battaglia per l'olio d'oliva. E adesso è patrimonio dell'umanità"

Per Antonia Trichopoulou, a capo del centro per la Nutrizione dell’Oms, gli alimenti della salute sono a km zero: "Dobbiamo insegnarlo ai bambini"

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Antonia Trichopoulou (foto: International Foundation of Mediterranean Diet)
 
 
 
Un piatto di verdure con olio extravergine d’oliva. Carciofi, pomodori e insalata. Il tutto però a chilometro 0, comprando i prodotti al mercato vicino casa e preparandoli con cura senza troppi condimenti. E' la ricetta del benessere per Antonia Trichopoulou, considerata la madrina della dieta mediterranea nel mondo. "Il mix migliore è una pietanza greca che si chiama ‘ladera’, una parola che in greco vuol dire olio d’oliva, il condimento della salute per eccellenza, se accompagnata a un menù a base di ortaggi diventa la ricetta per la longevità".

Cibo e salute

Quella di Antonia Trichopoulou è una carriera dedicata all’alimentazione corretta, capace di far stare bene e di prevenire le malattie. Sorride come tutte quelle persone che sanno di essere sulla strada giusta e di averla intrapresa da tempo. Perché questa professoressa dell’università di Atene è stata una delle prime ad occuparsi di dieta mediterranea. Una scelta che l’ha portata oggi a diventare presidente della fondazione greca per la Salute e a guidare il centro per la Nutrizione dell’Organizzazione mondiale per la sanità.

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"Ho iniziato a occuparmi di alimentazione – racconta – in un momento in cui l'olio d’oliva era in disgrazia. Fra gli anni ’60 e ’70 c’era un forte movimento a favore di quello di semi, poi si diffuse la margarina. Un prodotto che nel Mediterraneo, dove non si consuma burro, è inutile. In quegli anni intuii quanto fosse importante invece fare un passo indietro e tornare ai nostri prodotti per tutelare la nostra salute e decisi di approfondire questo tema".

Patrimonio dell'umanità

Da lì Trichopoulou ha iniziato a capire sempre di più che la dieta da seguire è quella Mediterranea e ha lavorato in questa direzione. Alla fine degli anni '80 ha organizzato un incontro a Delfi che è stato il primo passo per sancire l’importanza di questo tipo di alimentazione. Poi il successo quando, dopo anni di lavoro con altri ricercatori, ha visto premiare i suoi sforzi. "Era il 2010 quando la dieta mediterranea è stata definita patrimonio dell’umanità. E' un riconoscimento che premia quello che abbiamo ereditato dai nostri antenati: una serie di conoscenze, che partono dal paesaggio che ci circonda fino alle nostre tavole. Parliamo di ortaggi, del nostro grano, del pesce, di come conserviamo questi cibi, di come li prepariamo e consumiamo".

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Le diete simili

Negli anni numerosi studi hanno messo in evidenza che aveva ragione. "Diverse ricerche hanno rivelato che la

Ragazzini a tavola

Resta da capire però come insegnare ai più giovani a mangiare bene, proprio oggi che il modello americano del junk food sfida ogni giorno l’alimentazione sana e si è sempre più in sovrappeso o obesi. "I genitori hanno un ruolo fondamentale. Ma è utile anche avere politiche adeguate in materia, migliorando la collaborazione tra professionisti della salute e politici. E i medici hanno la responsabilità di dare maggiore importanza alla nutrizione, diffondendo conoscenze basate sull'evidenza. Perché da quello che mangiamo dipende la nostra salute futura".
 
 
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