Perché una dieta sbagliata uccide più della fame

Nel suo ultimo libro la nutrizionista Bee Wilson sostiene che una alimentazione sbagliata può provocare più morti e malattie della denutrizione (El País)

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Bee Wilson (Oxford, 46 anni), ricevette nel 2016 una menzione speciale al prestigioso André Simon Book Awards con il libro The First Bite: How We Learn to Eat. Il cibo e la sua storia sono l’universo creativo delle sue opere. Nell'ultima, How we eat, la storica affronta in modo penetrante e suggestivo i fattori chiave di una dieta equilibrata e al tempo stesso sostenibile, un’esigenza con cui la realtà ci impone sempre di più di fare i conti.
 
Un decesso su cinque è oggi causato da una dieta povera: non da una mancanza assoluta di cibo, ma da alimenti sbagliati assunti in quantità sbagliate.
In questo mondo in cui il cibo è diventato un prodotto di ingegneria, la vita è migliorata alla stessa vertiginosa velocità con cui è peggiorata la dieta. Tanto che è il cibo e non la fame la principale causa di morte nel mondo, secondo la scrittrice. “Sì, è scioccante, ma le diete povere al giorno d’oggi causano più morti e malattie della fame”, afferma Wilson via e-mail da Oxford. Con questo non nega che “la fame assoluta sia ancora un grande problema” e ricorda che quasi la metà dei decessi di bambini sotto i cinque anni è ancora causata dalla malnutrizione. “Questo è straziante. La maggior parte di queste morti per fame si verifica nei Paesi in via di sviluppo”, aggiunge. Ma la fame, osserva, “è diminuita enormemente negli ultimi cinquant'anni”. In questo senso, osserva che nel 1947 metà della popolazione del pianeta pativa la fame, mentre oggi solo una persona su nove. Tuttavia, precisa, “un decesso su cinque è attualmente causato da una dieta povera: non da una mancanza assoluta di cibo, ma da alimenti sbagliati assunti in quantità sbagliate”. Questo prova, sostiene Bee Wilson, che “oggi una dieta povera è un problema più grande della fame”.
 
Troppo spesso, ciò che ci viene venduto come cibo non risponde al suo scopo più elementare, che è quello di nutrirci
 “Potremmo dire che la fame ha un nuovo volto”, aggiunge. Le persone che sono malate a causa di una dieta povera possono non sembrare affamate perché molto spesso sono in sovrappeso o obese, “ma è comunque una sorta di fame perché ciò che mangiano non dà al loro corpo ciò di cui ha bisogno per sopravvivere e crescere bene”. Per l'autrice, “il cibo è ciò che nutre la vita” e “quando il cibo smette di nutrire la vita, smette di essere cibo”.
Wilson aveva anche pensato di intitolare il suo libro “Il paradosso alimentare” perché si è perso il senso dell'importanza del cibo per la vita. Secondo lei, il modo in cui mangiamo è uno dei più grandi paradossi del nostro tempo. “La vita moderna è migliore e più facile che in qualsiasi altro momento della storia, ma questa nuova ricchezza e comodità è stata accompagnata da una grande quantità di nuovi alimenti ultraelaborati e da un aumento senza precedenti delle malattie legate alla dieta”, lamenta. Le persone si sono disconnesse dal luogo di origine del cibo, mentre in passato “vivere bene significava mangiare bene”.

Una volta, i poveri erano magri e i ricchi erano grassi. Ora i termini si sono invertiti: “Nei paesi ricchi, fare una dieta sana e ricca di verdure, pesce e cereali integrali è costoso”. Da questo deriva quanto abbiamo appena detto. “Sappiamo che l'obesità colpisce in modo sproporzionato le persone con redditi bassi. E non c’è da stupirsi, se si considera che gli alimenti più economici tendono ad essere ultraelaborati con un alto contenuto di oli, zuccheri e amidi a basso costo. Studi scientifici hanno dimostrato che mangiare questi alimenti porta a mangiare troppo e ad aumentare di peso”, dice.
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n questo modo, siamo giunti a un nuovo paradosso: quello di essere sovralimentati e, allo stesso tempo, sottoalimentati. È la conseguenza del fatto, dice Wilson, che “troppo spesso ciò che ci viene venduto come cibo non risponde al suo scopo più elementare, che è quello di nutrirci”. La scrittrice ritiene, come altri esperti di nutrizione, che l'obesità dovrebbe essere riclassificata come malattia da carenza: “Molte persone obese possono avere un eccesso di calorie, ma soffrono anche di una mancanza di vitamine e di un insufficiente apporto di proteine e fibre nella loro dieta. Questo perché gli alimenti ultraelaborati sono molto energetici, ma mancano di nutrienti essenziali”.

E poi, alla fine, al di là delle nostre possibilità economiche e delle convinzioni personali, siamo davvero noi a decidere che cosa mangiare o altri decidono per noi? Si tratta di una questione cruciale per Bee Wilson. Si parla troppo della “scelta migliore” o delle “scelte più intelligenti” per vivere in modo più sano. “Ma dimentichiamo che la maggior parte delle decisioni importanti sono state prese per noi, prima che entrassimo nel negozio. Quello che mangiamo è stato deciso da grandi forze impersonali (nel mondo dell’agricoltura, dell’economia, della politica) sulle quali un consumatore non ha alcun controllo”, deplora.

Comunque, anche se “molte delle nostre scelte sono determinate dagli interessi dell'industria alimentare e non dalle esigenze del consumatore”, Wilson sostiene che è importante ricordare “che non siamo solo dei consumatori passivi”. “Supponendo di avere i soldi per comprare da mangiare, abbiamo sempre la possibilità di dire 'no, questo non è cibo' e chiedere qualcosa di meglio”.
 
Molte delle nostre scelte sono determinate dagli interessi dell'industria alimentare, non dalle esigenze del consumatore
L'industria alimentare orienta il mercato e il mondo si sta muovendo verso un modello unico che minaccia la biodiversità alimentare. “Questo è spaventoso”, dice. “Viviamo in un mondo pieno di migliaia di specie commestibili, ma ne mangiamo solo una piccola parte. È pazzesco che, in media, otteniamo metà delle nostre calorie solo da sei alimenti, tra cui riso, grano, zucchero e soia. Wilson teme che, senza il sostegno a un'agricoltura più diversificata, alcuni degli alimenti che conosciamo possano estinguersi. Sta già accadendo, per esempio, in Messico: “Una volta aveva una gamma meravigliosa e diversificata di mais, mentre ora si mangia solo una varietà di mais prodotta negli Stati Uniti, meno saporita e anche meno nutriente”.
 
Inondati da cibo spazzatura
Un'altra difficoltà per un’alimentazione ottimale è che ciò che ci piace mangiare non sempre corrisponde a ciò che dovremmo mangiare, perché fa bene alla nostra salute. Per Wilson è possibile trovare un equilibrio in questo divorzio e in questo vede “il più grande motivo di speranza sulla nostra alimentazione odierna”. L'industria alimentare, spiega, ha convinto molte persone, compresi i bambini, attraverso la pubblicità e un marketing intelligente, che “gli unici cibi deliziosi sono gli hamburger, i biscotti e le patatine fritte”. Ma i gusti umani sono cambiati molte volte in passato e lei sostiene che possono di nuovo cambiare e in meglio. “Il problema nel raggiungere questo equilibrio è che il nostro mondo è inondato da cibo spazzatura che confonde i nostri gusti naturali. Dobbiamo trovare un modo per togliere questo cibo dal centro dell’attenzione e riportare la gente al piacere e alla diversità dei sapori del cibo vero e fresco”, auspica.

L'autrice di How We Eat, che partecipa all'iniziativa benefica TastEd nel Regno Unito portando frutta e verdura fresca nelle scuole, è convinta che “è assolutamente possibile che le persone imparino a godere del cibo sano” e che lo trovino anche appetitoso. Fa l'esempio della Corea del Sud, dove uno dei cibi più popolari è il kimchi, un piatto a base di crauti fermentati: “È sanissimo e anche delizioso. La stessa cosa sarebbe possibile in Spagna con i pomodori. Vedo che, per la maggior parte degli spagnoli che conosco, i pomodori sono un ottimo alimento, soprattutto se mangiati con il pane e conditi con sale, aglio e olio d'oliva”.

Dobbiamo trovare un modo per riportare le persone al piacere e alla diversità di sapori del cibo vero e fresco
Anche in paesi come la Spagna dove si consumano molti alimenti sani non si è esenti dai rischi della vita moderna. Infatti, anche la Spagna “consuma molti più cibi ultraelaborati e bevande zuccherate che in passato”. “I più giovani stanno abbandonando la dieta mediterranea e mangiano più cereali zuccherati a colazione e panini all'americana”, avverte. Wilson è un'appassionata della dieta mediterranea, un concetto che va ben oltre i suoi ingredienti: “Il cibo non è mai solo cibo! La dieta mediterranea è molto più di quello che si mangia. Come mangiamo conta tanto quanto quello che mangiamo. Non si tratta solo di ingerire determinate sostanze nutritive, ma anche dei pasti, e di come essi uniscano le persone e segnino la giornata”.

Wilson nota che “una delle cose meravigliose della Spagna” è che ha ancora un senso molto più forte dei rituali del pasto che nel Regno Unito. “Uno dei pochi aspetti positivi di questa pandemia", afferma, “è stato che le persone in tutto il mondo sono diventate un po' più spagnole, o più giapponesi, e si sono prese il tempo per cucinare e pranzare con le loro famiglie attorno a un tavolo. Spero che questo continui”, si auspica.
(Copyright El País/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Luis E. Moriones)
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