Non solo cibi senza. Gli arricchiti piacciono ancora di più

Fibra, omega 3, sali minerali: ecco perché aumentano le vendite di alimenti "rich in" o funzionali. Ma non servono se si segue una dieta varia e bilanciata

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Non solo cibi “senza”, ma anche “ricchi di”. La tendenza a inserire nella dieta prodotti che abbondano di vitamine, sali minerali, fibre o acidi grassi polinsaturi si conferma e aumenta. Pacchi di biscotti e fette biscottate con semi, frutta secca o grani antichi che si dichiarano “ricchi di fibra”, oppure la confezione di pesce surgelato “fonte di omega 3”: secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Immagino, nel 2019 le vendite nei supermercati di questi alimenti, definiti anche funzionali o rich-in, sono avanzate del + 2,4% superando i 3 miliardi di euro, pari all’11,9% del totale dell’alimentare monitorato. "Negli ultimi anni le aziende dell’agroalimentare italiano hanno fatto molta ricerca per le formulazioni dei loro prodotti -  commenta Stefania Ruggeri, ricercatrice del Crea Alimenti e Nutrizione - oggi il significato che attribuiamo al cibo è cambiato: fino a 20 anni era solo fonte di nutrimento e sostentamento, mentre ora siamo più attenti agli aspetti salutistici. La ricerca sugli alimenti funzionali al Crea è molto attiva, lavoriamo su nuove formulazioni e sul miglioramento genetico".


Che cosa sono

I rich-in sono prodotti che contengono quantità maggiori di un componente nutrizionale rispetto alla formulazione base o naturale. Ad esempio uno yogurt a cui vengono aggiunti fitosteroli, un pane arricchito di fibre e proteine attraverso specifici ingredienti, ma anche un pomodoro modificato attraverso la selezione genetica per aumentare l’espressione del licopene, un potente antiossidante. I consumatori li percepiscono come salutari e sono agevolati da un’offerta sempre più ampia. "Un alimento rich-in, o funzionale, può aumentare l’assunzione di un nutriente specifico e di conseguenza migliorare lo stato di salute di chi lo mangia", spiega Ruggeri. In realtà, se si segue una dieta bilanciata non c’è alcuna esigenza nutrizionale di ricorrere a cibi arricchiti, "perché un’alimentazione varia fornisce tutti i nutrienti necessari. E prodotti con materie  prime di qualità e ingredienti selezionati per il loro valore nutrizionale o perché biologici, possono aiutare a migliorare lo stato di nutrizione e quindi la salute".

Vitamine & C.

L’offerta sugli scaffali, infatti, si diversifica. "Ci sono prodotti funzionali a cui vengono semplicemente aggiunti vitamine e minerali – continua l’esperta – oppure prodotti più completi in cui gli ingredienti sono scelti per la qualità oppure c’è una selezione particolare delle materie prime. Generalmente sono migliori: alcuni studi scientifici hanno dimostrato che i nutrienti vengono assorbiti meglio non quando sono addizionati, ma quando sono contenuti nella matrice alimentare". Il valore aggiunto dall’utilizzo di specifici ingredienti investe anche il consumatore, che riceve informazioni nutrizionali e scopre nuovi alimenti. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Immagino, quelli privilegiati dal mercato sono mandorle, avena, zenzero, curcuma, sesamo, mirtillo, semi (di chia, di lino o di zucca), farro, kamut, germe di grano, quinoa, cocco, acqua di cocco e tè matcha. Tutti portatori di fibre, antiossidanti, proteine vegetali, acidi grassi polinsaturi, vitamine e sali minerali.

Famiglie con bambini

Tra i maggiori acquirenti dei prodotti rich-in vengono individuate le nuove famiglie con bambini piccoli, di 6 anni o meno. Un dato interessante, secondo la ricercatrice del Crea, che fotografa una generazione di genitori più attenti all’alimentazione rispetto al passato. "Soprattutto lo sono le mamme – conclude Ruggeri – che iniziando a migliorare la propria alimentazione durante la gravidanza, dopo sono molto più attente anche all’alimentazione dei loro bambini".
 
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