Quanto dimagriremo? Ce lo dice il metabolismo dei primi giorni di dieta

Lo hanno dimostrato i ricercatori dell’università di Pisa. Più l'organismo risparmia, meno peso corporeo si perde

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Tra BILANCE, calcoli e stravolgimenti della dispensa e del frigorifero, la domanda più comune per chi decide di mettersi a dieta è una: “In quanto tempo perderò questi chili di troppo?”. A provare a rispondere e a correre in aiuto soprattutto di chi non riesce a perdere peso nonostante mesi di dieta, sono stati i ricercatori dell'università di Pisa che, in collaborazione con gli statunitensi National Institutes of Health, hanno scoperto che a determinare il successo o meno dei nostri sacrifici a tavola è la risposta del metabolismo nel periodo iniziale della dieta. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Metabolism Clinical and Experimental.
 
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Per capire in che modo il metabolismo, o meglio la sua reazione alla dieta, possa determinare la perdita di peso in una persona, i ricercatori hanno coinvolto 11 partecipanti sani, in sovrappeso o obesi, ricoverati nella clinica del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases a Phoenix, in Arizona. I ricercatori hanno poi chiesto ai partecipanti di seguire una dieta ipocalorica di 6 settimane, nella quale è stato ridotto della metà il fabbisogno energetico giornaliero individuale. Alla fine del periodo di studio, e quindi al termine del mese e mezzo di dieta, i partecipanti avevano perso in media il 10% del peso corporeo. Misurando poi il metabolismo energetico di ognuno per 24 ore in una camera metabolica, il team si è accorto che subito dopo la prima settimana di dieta i partecipanti presentavano una estrema variabilità nella risposta metabolica.
 
Come raccontano i ricercatori, infatti, ogni persona ha uno specifico profilo metabolico. “È noto che in genere quando ci si mette a dieta, il metabolismo rallenta, abbassando i consumi dell'organismo”, spiega l'autore senior dello studio Paolo Piaggi, ricercatore del dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’università di Pisa. Alcune persone, tuttavia, hanno un metabolismo cosiddetto “risparmiatore”, ovvero riducono il loro consumo energetico quando seguono una dieta ipocalorica, anche fino a 200-300 chilocalorie al giorno. Il concetto, in altre parole, è che più l'organismo risparmia, meno peso corporeo si perde. “Il soggetto che ha un metabolismo risparmiatore, e che per esempio riduce il consumo energetico di 300 chilocalorie giornaliere, alla fine della dieta avrà perso peso, ma comunque molto meno rispetto a chi invece ha mantenuto lo stesso metabolismo che aveva prima di cominciare la dieta”, commenta Piaggi. “Questi soggetti, infatti, tendono a perdere meno peso nel tempo dato che il loro organismo riduce molto il suo consumo energetico. Pertanto la dieta ipocalorica in questi soggetti perde la sua efficacia in termini di calo di peso corporeo nel corso del tempo”.
 
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I risultati del nuovo studio evidenziano quindi come la risposta metabolica di una persona all'inizio della dieta possa determinare la perdita di peso a lungo termine. E sapere se il metabolismo è più “risparmiatore” o più “dispendioso”, quindi, può essere un'informazione preziosa per capire se la dieta sarà efficace per perdere peso, oppure se sarà necessaria una strategia supplementare. “Ognuno di noi è diverso”, spiega Piaggi. “E ognuno ha, quindi, delle risposte metaboliche diverse alla dieta”. In futuro si potranno riuscire a identificare i soggetti in cui la dieta è molto efficace per perdere peso, perché hanno un metabolismo “dispendioso” e, quindi, perderanno peso in poco tempo. “Le persone che saranno identificate con un metabolismo risparmiatore, invece, potranno essere indirizzate verso terapie supplementari, per cui si potrà abbinare una dieta ipocalorica a una terapia farmacologica, in grado di aumentare il metabolismo, oppure integrarla svolgendo attività fisica per innalzare il dispendio energetico e poter perdere peso in modo efficace”, conclude Piaggi.