Volete dimagrire? Non guardate la bilancia

C'è chi si pesa ogni giorno e chi lo fa una volta al mese. Strategie diverse, che nascondono un diverso rapporto con il cibo e con il proprio corpo. E uno studio rivela che chi lo fa troppo sceglie spesso alimenti non salutari

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Pesarsi o non pesarsi? Siamo in molti ad avere un appuntamento quotidiano con la bilancia. Particolarmente ora che il lockdown ci ha spinto a cucinare - e mangiare - in abbondanza, mentre l’estate è alle porte e si avvicina l’appuntamento con il costume da bagno. Ma siamo sicuri che la bilancia sia lo strumento più efficace per tenere il peso sotto controllo?

Che stress il controllo

La ricerca non fornisce risposte definitive: i pochi studi in materia riguardano soprattutto soggetti obesi, e non prendono in considerazione gli effetti psicologici del fenomeno, mentre una ricerca su ragazze adolescenti realizzata dall’Università del Minnesota mostra che pesarsi frequentemente non incide sulla perdita di peso, e può indurre ad adottare regimi alimentari non salutari. “Soprattutto per le giovani donne, che hanno frequenti fluttuazioni di peso dovute al ciclo ormonale - con differenze anche di un chilo tra una fase e l’altra -pesarsi costantemente può generare stress e ansia”, spiega la dietista Gaia Gagliardi di Unisalus. “Il rischio è quello di eccedere nella dieta per ottenere il risultato desiderato, o al contrario di lasciarsi andare convinti di non riuscire a perdere peso”. Per questo Gagliardi suggerisce alle persone che segue di pesarsi ogni due o tre settimane, in occasione del controllo: “Parliamo naturalmente di individui sani”, precisa, “ci sono condizioni patologiche come il diabete o le patologie cardiache in cui è necessario un monitoraggio più attento”.



Attenti alle ossessioni

“Usare la bilancia ogni tanto serve a mantenere un controllo su noi stessi e intervenire tempestivamente se ci sono variazioni di peso, ma bisogna evitare che diventi un’ossessione: c’è chi sale sulla bilancia più di una volta il giorno o addirittura evita di bere per non pesare di più”, aggiunge Manon Khazrai, docente presso il corso di laurea in Scienze dell'Alimentazione e Nutrizione Umana dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. “Se non si segue un regime particolare va bene pesarsi una volta al mese, per chi segue una dieta suggerisco una cadenza settimanale, sempre alla stessa ora, preferibilmente la mattina prima di colazione”.

Il peso corporeo è influenzato, infatti, da diversi fattori che variano da un giorno all’altro, ma anche durante la giornata: nel breve periodo, è soprattutto l’acqua presente nei tessuti a giocare un ruolo fondamentale. “Per questo chi si pesa in palestra dovrebbe farlo prima dell’allenamento e non dopo - osserva Gagliardi - con l’allenamento si perdono liquidi, che però si recuperano appena si torna a idratarsi”. Un ruolo importante lo gioca il glicogeno, ossia le riserve di zuccheri del nostro organismo: “Il glicogeno si lega all’acqua, e se diminuiamo drasticamente l’apporto di carboidrati dalla dieta costringendo il nostro organismo a utilizzare questi zuccheri perdiamo anche l’acqua a essi legata, con conseguente rapida diminuzione di peso”, spiega la dietista: sono i meccanismi che fanno il successo delle diete prive di carboidrati, ma in questo caso il peso può risalire appena si torna a mangiare pane o pasta.

Occhio al sale

Senza dimenticare altri fattori che incidono sulle fluttuazioni di peso, come consumare troppo sale o una dieta povera di frutta e verdura, ma anche lo stress o la mancanza di sonno: “Se per esempio la sera abbiamo mangiato particolarmente salato, è normale che ci sia ritenzione idrica e quindi un temporaneo aumento di peso - osserva Khazrai - per questo ha senso valutare la composizione corporea - con metodiche come la Bia (bioimpenzometria, determina la composizione corporea, ndr) o la plicometria - per capire se stiamo perdendo grasso o sviluppando muscoli che hanno un peso maggiore e contengono più acqua". Perché allora siamo così attratti dalla pesata quotidiana? “Forse tradurre i nostri problemi di peso in un numero ci dà l’impressione di semplificare, e controllare, la situazione. Senza renderci conto che il dato fornito dalla bilancia non è l’obiettivo da raggiungere, ma solo uno dei parametri che contribuiscono a un quadro generale”, spiega Silvia Ferrari, psichiatra e ricercatrice presso l’Università di Modena e Reggio.

La fobia dei chili

Il rischio è quello di sviluppare un atteggiamento ossessivo, come può succedere con i contacalorie o, in altro contesto, con gli apparecchi per misurare la pressione. “Se aspettiamo con ansia il momento di pesarci e un etto in più o in meno condiziona il nostro umore - prosegue la psichiatra - forse è il caso di prendere le distanze dalla bilancia”. Ma senza eccedere: "C’è anche chi rifiuta ostinatamente di pesarsi, con una sorta di atteggiamento fobico che nasce dal tentativo di negare la realtà - osserva Ferrari - si tratti di un problema di sovrappeso da affrontare, o di un’eccessiva magrezza che potrebbe nascondere un disturbo del comportamento alimentare”. Ma ricordando di non esagerare. "Ha più senso preoccuparsi del nostro girovita, misurandolo o semplicemente controllando se i vestiti ci vanno larghi - conclude Khazrai - i depositi di adipe non sono tutti uguali: quelli su cosce e glutei possono essere antiestetici ma non sono pericolosi, mentre il grasso viscerale causa insulinoresistenza e aumenta il rischio di patologie metaboliche o cardiovascolari”.
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