Com’è subdola la celiachia

Imparare a riconoscere i campanelli d’allarme. Boom di casi, cause controverse, «Ha sintomi poco conosciuti»
2 minuti di lettura

Non
si sa ancora perché. Ma quello che è ormai pressoché inconfutabile è che la celiachia è in aumento.

La stima, secondo la quale ne soffrirebbe l'1% della popolazione - e, dunque, all'incirca 600mila persone soltantoo in Italia - è con ogni probabilità una cifra da rivedere. Al rialzo. Sarebbero un milione i connazionali non più nelle condizioni di consumare pietanze realizzate con cereali contenenti glutine: è questo il tipico «innesco» della malattia, in organismi geneticamente predisposti.

L'aumento, a differenza di quanto è stato considerato finora, non sarebbe da ascrivere esclusivamente a un miglioramento delle capacità diagnostiche. Ma a un reale aumento della diffusione della celiachia, peraltro difficile da circoscrivere, dal momento che non si è ancora venuti ancora a capo del possibile ventaglio di cause.

Alle radici dell'aumento
. A lasciare intendere che i numeri della malattia nel nostro Paese potrebbero essere più alti del previsto è uno studio pubblicato sulla rivista «Clinical Gastroenterology and Hepatology», condotto nelle province di Ancona e di Verona su una popolazione di 4570 scolari (tra i 5 e gli 11 anni) e presentato nel corso dell'ultimo convegno dell'Associazione Italiana Celiachia. Sottoponendo gli scolari a un doppio «screening» (predisposizione genetica e presenza di anticorpi specifici della celiachia) e, in caso di positività, a una visita obiettiva e a una biopsia intestinale, i ricercatori sono arrivati a determinare il numero dei celiaci: 54, vale a dire l'1.58% dei bambini e dei ragazzi coinvolti nello studio. Un dato quasi doppio (0.86%) rispetto a quello rilevato in una precedente indagine condotta nelle stesse province tra il 1993 e il 1995.

«Fino a poco tempo fa ritenevamo che la prevalenza della celiachia fosse in aumento soltanto per la nostra migliore capacità diagnostica, ma a fronte di un così rapido incremento dei casi occorre pensare anche al coinvolgimento di fattori ambientali prima poco considerati», afferma Marco Silano, direttore dell'unità operativa alimentazione, nutrizione e salute dell'Istituto Superiore Sanità. Sono diverse le ipotesi al vaglio: da alcune infezioni virali all'eccessivo impiego di antibiotici nel corso dell'infanzia, dall'utilizzo dell'enzima transglutaminasi (di origine batterica, ma di fatto analogo di quello che avvia i processi di autoimmunità nella celiachia) nei cibi pronti fino al consumo eccessivo di glutine nel corso dello svezzamento.

Una malattia subdola
. L'età media in cui la celiachia si manifesta sta aumentando. Così come stanno cambiando anche le modalità cliniche con cui si presenta. I pazienti con sintomi classici, come la diarrea, sono pochi rispetto a coloro che si presentano con un pannello variegato di possibili campanelli d'allarme: dai sintomi dell'osteoporosi all'anemia, dalla subfertilità alla sindrome del colon irritabile, dalle afte in bocca alle alterazioni del ciclo mestruale (2 malati su 3 sono donne). I celiaci riconosciuti in Italia sono poco più di 200mila: un terzo rispetto alla vecchia stima.

Di conseguenza il sospetto che la base dell'«iceberg» sia più ampia rispetto a quanto considerato finora è piuttosto fondato. Perciò - ribadisce Silano, che coordina il «board» scientifico dell'Associazione Italiana Celiachia - «dobbiamo impegnarci per far conoscere i segni meno scontati della celiachia». Un messaggio che, più che ai pazienti, punta ad arrivare a tutti i camici bianchi che potrebbero intercettarli: pediatri, medici di medicina generale, dentisti, ginecologi, ortopedici e anche ematologi. «L'ideale sarebbe andare a cercare attivamente i pazienti nelle categorie a rischio, per esempio tra coloro che sono ricoverati nei reparti di ostetricia, pediatria e medicina interna. Oppure sottoponendo ai test le donne che, pur provandoci, non riescono ad avere figli».

Lo «screening» di massa, però, non è al momento raccomandato dagli specialisti. Le ragioni sono due: il disturbo può comparire a qualsiasi età e, al momento, manca un esame così specifico da essere riconosciuto idoneo a riconoscere la celiachia sull'intera popolazione.