Diabete 1, un nuovo dispositivo protegge anche dalle iperglicemie

Presentato all'Easd, arriverà in autunno in Italia. Più automatico, usa un algoritmo per prevedere quanta insulina erogare e quando farlo

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BERLINO - Non sarà una svolta epocale. Ma per i diabetici di tipo 1 è certamente una novità molto attesa e sulla quale ripongono molte speranze. Presentata al congresso Easd, la società europea per lo studio del diabete, in corso a Berlino, la novità tecnologica, utilizzata sinora in tutto il mondo soltanto da 140.000 pazienti americani, sta per arrivare in Europa e si chiama Minimed 670G. In Italia l'apparecchio è atteso per l'autunno, ed è atteso con ansia se è vero - come racconta Angela Girelli, responsabile Tecnologie e terapia del diabete di tipo 1 degli Spedali civili di Brescia - che un paziente dalla Sicilia la chiama da due anni per sapere quando arriverà.

E questo perché ha dei vantaggi per il malato, che può in qualche modo permettersi di controllare meno la sua malattia. L'apparecchio - prodotto da Medtronic - si avvale infatti di un algoritmo particolare messo a punto dai bioingegneri dell'azienda americana, che mima alcune funzioni del pancreas e che hanno permesso a questa evoluzione delle apparecchiature già esistenti di offrire vantaggi in più: è il primo e unico finora che può erogare insulina basale nelle 24 ore in modo automatico e personalizzato. Il sistema - che misura il glucosio in continuo ogni 5 minuti grazie ad un elettrodo inserito sottopelle - riesce a dedurre grazie all'algoritmo quanta insulina erogare e quando farlo, permettendo al paziente di interagire nel caso di modifiche, digitando per esempio la quantità di carboidrati che si sta per consumare in modo da programmare un bolo apposito. La novità di questo sistema - rispetto al precedente - è che è in grado di gestire non solo le ipoglicemie, temutissime dai pazienti, ma anche le iperglicemie.

"I risultati migliori sono stati ottenuti dall'algoritmo e non dai medici - ammette Ohad Cohen, direttore di Medtronic Diabete - e siamo vicini allo zero di ipoglicemie. Inoltre i dati del mondo reale dimostrano che chi usa il 670 ha il parametro ottimale del "time in range", cioè la percentuale di tempo spesa nell'intervallo glicemico ottimale, nel 72 per cento dei casi. Tanto che il 97% dei bambini e l'80 degli adulti che negli USA hanno utilizzato questo dispositivo per lo studio, hanno chiesto di continuare".

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In Italia la tecnologia non è molto usata. "Ci sono aree dove non si va oltre il 3,5% dei pazienti - racconta Girelli - ed altre dove si arriva al 25-30. A Brescia su 1600 pazienti con diabete di tipo 1 sono 350 quelli che usano dispositivi, negli Stati Uniti si arriva al 45-50%. Le differenze in Italia sono probabilmente dovute anche a diverse norme regionali di prescrizione e rimborso. Anche se poi ovviamente i pazienti si spostano. Per questo la tendenza è quella di uniformare i criteri di rimborsabilità". 

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