Le lampade abbronzanti danno dipendenza

Soprattutto per le ragazze il rischio è la depressione. Ad ogni seduta però si accumula fino al 2% di probabilità di avere un tumore della pelle. Complessivamente i raggi ultravioletti artificiali aumentano del 20% il rischio di sviluppare il melanoma e dal 29 al 65% il rischio di tumori della pelle di altro tipo. L’allarme dell’American association for cancer research pubblicato oggi su Cancer, Epidemiology, Biomarkers & Prevention e i consigli degli specialisti

2 minuti di lettura
ANDARE al solarium può creare dipendenza, alla pari di una droga, in particolare alle ragazze che non riescono a smettere perché altrimenti avrebbero sintomi paragonabili alla depressione, fino a sentirsi inadeguate e non accettate dagli altri. La conferma della dipendenza da abbronzatura artificiale arriva, ancora una volta, dagli oncologi della Georgetown University School of Medicine che hanno condotto una nuova indagine su un campione di circa 390 ragazze dai 18 ai 30 anni di età, la metà studentesse universitarie, che avevano fatto almeno una lampada negli ultimi 12 mesi. Sottoposte ad alcuni questionari psicologici, il 22,6% ha dichiarato di non potere fare a meno del solarium, snocciolando una serie di sintomi tipici della depressione e dell’astinenza. Le più ‘addicted’ si sono rivelate essere quelle che hanno iniziato a fare la lampada prima negli anni.
 
L’indagine è pubblicata oggi su Cancer, Epidemiology, Biomarkers & Prevention e gli specialisti della American Association for Cancer Research lanciano l’allarme sui rischi insiti in un comportamento del genere ricordando che, ad ogni seduta, il solarium aggiunge fino al 2% di rischio in più di avere un tumore della pelle. Complessivamente i raggi ultravioletti artificiali aumentano del 20% il rischio di sviluppare il melanoma, la forma tumorale cutanea più aggressiva, e dal 29 al 65% il rischio di tumori della pelle di altro tipo. 

"L’incidenza dei tumori della pelle in Italia è in aumento. Fra tutti il melanoma è certamente il più aggressivo e continua a crescere in tutti i paesi industrializzati - Commenta Michele Maio, direttore del centro di immuno oncologia  al Policlinico Le Scotte di Siena - . In 20 anni siamo passati da 7-8 nuovi casi ogni 100000 abitanti a 13-14 casi ogni centomila abitanti. Il melanoma era ritenuto in passato un cancro raro nei giovani e tipico degli anziani. Invece oggi l’età di insorgenza si è abbassata a circa 40 anni”.

I rischi delle lampade abbronzanti sono da tempo oggetto di studi. “Il rischio dell’uso delle lampade di raggi artificiali è noto e sono infatti fortemente sconsigliate a chi ha meno di 18 anni perché è stato accertato che ripetute esposizioni agli ultravioletti in età adolescenziale aumentano il rischio di sviluppare il melanoma, il tumore più aggressivo - spiega ancora Maio - . Io credo che le ragazze che si sottopongono regolarmente al solarium lo facciano perché preoccupate dell’aspetto estetico e l’abitudine a mostrarsi sempre abbronzate diventa un segnale di dipendenza. Quando ciò accade è chiaramente più difficile rinunziarvi ma le lampade emettono dosi di raggi troppo elevate anche rispetto al sole naturale e, se l’abbronzatura non va demonizzata, l’uso protratto nel tempo dei lettini con ultravioletti provoca un accumulo di danni a livello del Dna delle cellule della pelle che aumenta il rischio di sviluppare tumori. Non si può smettere di ricordarlo”.

Gli specialisti raccomandano di non utilizzare le lampade solari ed esporsi ai raggi del sole naturale con moderazione, usando creme protettive anche in montagna. Conclude Maio: “Chi possiede la pelle chiara, lentiggini, nei e capelli chiari , ha un rischio fenotipico in più di sviluppare tumori della pelle e deve essere ancora più attento a non esporsi e scottarsi al sole”.