Un farmaco anti-colesterolo sperimentato per curare il tumore alla prostata

Sperimentato dagli esperti dell'Università del Missouri. Il medicinale potrebbe contribuire in futuro a combattere questa malattia che in Italia colpisce 42.000 persone l'anno

2 minuti di lettura
CURARE il tumore alla prostata con un farmaco anti-colesterolo. Sembra essere una possibilità da esplorare come dimostra un recente studio condotto presso l’Università del Missouri che sta per essere pubblicato sulla rivista OncoTargets and Therapy. Stando ai ricercatori, un farmaco sperimentale messo a punto per abbassare il colesterolo potrebbe rivelarsi un’arma efficace contro il cancro alla prostata che in Italia colpisce circa 42.000 persone l’anno.

Il legame tra colesterolo e tumori.  Vari studi hanno messo in relazione lo sviluppo dei tumori con il colesterolo alto. I livelli di questo lipide sono, infatti, elevati in alcuni tipi di cancro, come quello al seno, al colon, ai polmoni e alla pelle. Qual è il nesso? Secondo i ricercatori della Yale University School of Medicine (Usa), bisogna chiamare in causa gli Egfr (recettori del fattore di crescita dell’epidermide) che sarebbero in grado di innescare la produzione di colesterolo, fondamentale per il metabolismo e la riproduzione cellulare. Lo studio, apparso su Science, mostra in che modo i percorsi del colesterolo e dei recettori Egfr si intersecano alimentando la crescita del cancro.  

Il ruolo dei farmaci anti-colesterolo. Se il colesterolo è coinvolto nell’insorgenza dei tumori, allora i farmaci che lo abbassano potrebbero avere un ruolo anche nelle terapie tumorali. In effetti, già altri studi avevavo suggerito che l’assunzione di statine, che diminuiscono i livelli di colesterolo nel sangue, possono ridurre la diffusione del tumore prostatico e far diminuire il rischio di mortalità. Ma nessuna ricerca aveva dimostrato che l’effetto era dovuto proprio al farmaco come invece hanno provato i ricercatori dell’Università del Missouri. Dopo aver somministrato a dei topi con cellule tumorali di prostata umana la molecola RO 48-8071, sviluppata per contrastare il colesterolo alto, gli studiosi hanno osservato che il composto riesce a sfaldare e a far morire le cellule cancerogene. "Spesso i pazienti sono trattati con farmaci chemioterapici tossici ma nel nostro studio ci siamo focalizzati sulla riduzione del colesterolo che potrebbe contribuire ad eliminare il cancro e ridurre la necessità di fare chemioterapia", ha spiegato Salma Hyder dell’Università del Missouri e a capo della ricerca.

Terapia ormonale e resistenza. Attualmente, il trattamento per il cancro alla prostata prevede l’utilizzo di farmaci chemioterapici che colpiscono i recettori degli androgeni che si trovano nelle cellule tumorali e che normalmente si legano agli ormoni come il testosterone. Si ricorre anche alla terapia ormonale di deprivazione androgenica, la più importante forma di cura per il cancro alla prostata metastatico ormono-sensibile: questa terapia contrasta la sintesi di testosterone, l’ormone sessuale maschile che stimola la proliferazione delle cellule neoplastiche. «Anche se le cellule tumorali possono inizialmente rispondere a queste terapie, è possibile che si sviluppi una resistenza che induce le cellule tumorali della prostata a crescere e diffondersi» ha aggiunto Hyder. "Il colesterolo può anche contribuire allo sviluppo della resistenza ormonale. Infatti, le cellule del carcinoma prostatico in fase avanzata sono in grado di sintetizzare autonomamente il testosterone a partire proprio dal colesterolo, provvedendo da sole ad alimentare la propria crescita e lo sviluppo». Ma, stando a questo nuovo studio, la molecola RO 48-8071, sarebbe efficace anche sulle cellule tumorali che sono diventate resistenti ai trattamenti ormonali.

L’incidenza del tumore prostatico. Il tumore della prostata è la neoplasia più frequente tra i soggetti di sesso maschile e rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età. In Italia, colpisce circa 42.000 persone l’anno ma purtroppo sono ancora pochi gli italiani che si sottopongono a visite urologiche periodiche. Si stima che un uomo su cinque in Europa riceva una diagnosi di tumore alla prostata durante la propria vita, ma "solo" il 3% di questi pazienti morirà a causa del medesimo, essendo la maggior parte dei tumori diagnosticati a lenta crescita. Una “fotografia” più completa arriva dal Pros-IT (Prostata Italia), un progetto di monitoraggio del tumore della prostata in Italia, promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e coordinato dalla sezione Invecchiamento dell’Istituto di Neuroscienze (IN) di Padova, che ha coinvolto oltre 100 centri e arruolato 1.684 soggetti. Dai dati emerge che oltre la metà dei pazienti proviene dai reparti di urologia, cui afferiscono i pazienti più giovani (tra i 40 e i 45 anni), ma l’età media della prima diagnosi è intorno ai 68 anni.