"Questa cura è un ecstasy", droghe psichedeliche per trattare cefalea, depressione e dipendenze

Sono i 'nuovi farmaci'. Potrebbero essere utili per smettere di bere o di fumare. E per combattere disturbi da stress post-traumatico. I primi test danno buoni risultati. Ma le norme arretrate e la burocrazia frenano. E' questo uno degli argomenti affrontati su RSalute in edicola
 

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Gli studiosi stanno testando alcune droghe come farmaci
Gli studiosi stanno testando alcune droghe come farmaci 
ERA UNA CENA di raccolta fondi particolare, quella organizzata lo scorso 17 aprile a Oakland, California. I 900 partecipanti sono riusciti a mettere insieme 400mila dollari per acquistare un chilo di Mdma: metilenediossimetanfetamina, meglio nota come ecstasy. Gli organizzatori non avevano in mente uno sballo collettivo. La Maps (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies) è un’associazione americana che lavora alla luce del sole. Al momento vuole completare - tra le altre cose - una sperimentazione clinica con l’Mdma per combattere il disordine da stress post-traumatico. I test hanno già superato le prime due fasi. Manca quella finale, la più onerosa. Se i benefici per i pazienti dovessero essere confermati, l’ecstasy potrebbe uscire dall’illegalità totale ed essere ammessa per la cura di alcuni disturbi.

Depressione. A Londra, l’Imperial College ha pubblicato uno studio sulla psilocibina (il principio attivo dei “funghi magici”), usata contro la depressione in un gruppo di 12 pazienti resistenti a tutti i farmaci. L'esperimento è uscito su The Lancet: nessun effetto collaterale e qualche miglioramento, sia pur da quantificare meglio. Test precedenti avevano trovato questa sostanza efficace contro dipendenza da alcol, tabacco, disturbi ossessivo-compulsivi e ansia nei malati terminali. Esattamente un mese prima era stata l’ayahuasca a uscire dalla clandestinità ed entrare nei laboratori medici. All’università di San Paolo l’hanno somministrata a 17 pazienti gravemente depressi, osservando il loro cervello con la Pet e riscontrando, come riferito sul Journal of Clinical Psychopharmacology, "significativi miglioramenti del tono dell’umore già da 80 minuti dopo l’assunzione e fino a tre settimane".

Dagli anni in cui le autorità americane si imbarcavano nella guerra agli psichedelici definendoli "più pericolosi del Vietnam", qualcosa sta forse cambiando. I ricercatori affrontano la burocrazia di comitati etici, autorità regolatrici e agenzie di sicurezza per ottenere un permesso di ricerca. Poi contattano i rarissimi produttori che si fanno pagare a peso d’oro le sostanze (per lo studio sulla psilocibina si è attivata la Thc-pharm di Francoforte, specializzata in cannabis medica), le trasportano accompagnate da fasci di carte bollate e accettano le ispezioni della polizia nei laboratori. Accade in Gran Bretagna, Usa, Svizzera.

Italia. In Italia, un gruppo della Sapienza di Roma coordinato dal neurologo Cherubino Di Lorenzo ha pubblicato l’anno scorso su Cephalalgia una ricerca su 54 pazienti colpiti dalla cefalea a grappolo, che per trovare sollievo hanno fatto ricorso (autonomamente) a psilocibina, Lsd, Lsa (la sua versione naturale) e perfino eroina e cocaina. "Ne hanno avuto benefici nel 75% dei casi. E così vediamo avvocati, manager e padri di famiglia costretti a calarsi nel mondo degli spacciatori", racconta Di Lorenzo. "Una paziente va periodicamente in una clinica di Hannover per procurarsi l’Lsd. Un altro è finito nei guai con l’Interpol perché spediva ad altri malati funghi allucinogeni», racconta. Provare a organizzare una sperimentazione per rendere legale l’assunzione di queste droghe per scopi medici si è rivelato impossibile. "Non siamo riusciti nemmeno a sapere quali fossero le autorizzazioni da richiedere e a chi per poter avviare uno studio del genere, né come fare per importare legalmente le sostanze", spiega il medico.

La seratonina. Sul perché le sostanze psichedeliche funzionino contro la depressione in tanti hanno detto la loro. Ma una certezza scientifica - anche a causa delle difficoltà di ricerca - ancora non esiste. Micaela Morelli, farmacologa dell’università di Cagliari, sperimenta l’ecstasy sui topolini: "Stimola la serotonina, che è carente nei depressi ed è importante nella regolazione del ritmo sonno-veglia e nel comportamento sessuale". Ma attenzione, mette in guardia: "Assunte con continuità, sostanze come l’ecstasy producono la morte di alcuni neuroni. Singoli esperimenti possono avere successo. Ma pensare di curare una depressione con droghe psichedeliche è assai problematico". Bisognerebbe poter fare studi adeguati