Non solo polmone, dire no alla sigaretta riduce il rischio mortalità per il cancro della prostata

Uno studio pubblicato su Preventing Chronic Disease ha preso in esame uomini di 35 anni e oltre di quattro stati statunitensi, constatando che dal 1999 al 2010 c'è stata una diminuzione sia della percentuale di decessi per carcinoma prostatico sia dell'abitudine al fumo

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I rischi della sigaretta riguardano anche i fumatori passivi che in Italia sono 15 milioni
 
SMETTERE di fumare ha effetti positivi non solo sul polmone, ma anche sulla prostata. Lo dice un nuovo studio pubblicato su Preventing Chronic Disease e che ha dimostrato l'esistenza di una correlazione fra il declino di mortalità per carcinoma prostatico e abitudine al fumo. 

Lo studio. I ricercatori dei Centers for Diseases Control and Prevention hanno esaminato uomini di 35 anni e oltre di quattro stati statunitensi: California, Kentucky, Maryland e Utah. Così hanno potuto constatare che dal 1999 al 2010 c'è stata una diminuzione sia della mortalità per cancro della prostata sia dell'abitudine al fumo. Nel Maryland, ad esempio, l'abitudine al fumo di sigaretta si è ridotta del 3% ogni anno e la mortalità per carcinoma prostatico allo stesso modo ha visto una riduzione del 3.5% all'anno. Riduzioni più o meno simili sono state riscontrate anche negli altri stati americani. Il legame tra fumo e tumore della prostata era stato già confermato da una metanalisi basata sui dati provenienti da sei studi internazionali sul cancro che hanno coinvolto 7.191 pazienti. Lo studio dimostrerebbe che, dopo la rimozione della ghiandola prostatica a causa del cancro alla prostata, i fumatori e gli ex-fumatori corrono un rischio molto più elevato (quasi del doppio) di recidiva di carcinoma della prostata. Anche l'Istituto nazionale tumori CRO di Aviano, in collaborazione con i registri tumori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, si è occupato della questione analizzando per oltre 15 anni il decorso clinico di quasi 800 pazienti con tumore della prostata residenti nelle due regioni. Ne è emerso un incremento del rischio di morte in rapporto al numero di sigarette fumate e alla durata dell'abitudine al fumo. 

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L'importanza della prevenzione. "Questo nuovo studio è una dimostrazione del fatto che la prevenzione primaria è inevitabilmente il fattore più efficace nell'abbattimento della mortalità per la patologia oncologica", commenta Silvia Novello, presidente di WALCE Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe) e docente del Dipartimento di Oncologia Polmonare all'Università di Torino. "Così come già evidenziato per il carcinoma polmonare e la TC spirale come metodica di prevenzione secondaria, anche per il carcinoma prostatico, pur essendoci un indubbio ruolo dell'impiego dello screening mediante valutazione del PSA, la diminuzione dell'abitudine tabagica in tutti gli stati esaminati contribuisce in maniera significativa nel ridurre i tassi di mortalità per carcinoma prostatico nei pazienti in età uguale o superiore ai 35 anni".

Attenzione al fumo passivo. I rischi della sigaretta riguardano anche i fumatori passivi che in Italia sono 15 milioni, pari al 26,5% della popolazione. Il 50% degli under 14 (cioè 4 milioni di persone) vive con almeno un tabagista. Con quali conseguenze? "Il fumo passivo, al pari di quello attivo, possiede oltre 4.000 sostanze chimiche sotto forma di particelle e gas" chiarisce Novello. "E' più pericoloso di quello attivo perché ha una concentrazione maggiore di prodotti tossici. Per questo i non fumatori che lo inalano sono spesso colpiti dalle stesse malattie dei tabagisti".