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I costi del Mose sono nulla in confronto ai danni evitati

Claudio Vernier, presidente dell’associazione Piazza San Marco: «Pensiamo ai danni evitatie al valore che si genera con una città che continua ad essere fruibile»

Eugenio Pendolini
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

Claudio Vernier, foto Interpress

 

Da un lato, il milione e duecento mila euro per i sei sollevamenti del Mose da inizio anno e i circa 800 mila euro per i sollevamenti dell’ultima settimana per far fronte ai picchi di marea, tra cui l’evento drammatico di martedì scorso. Dall’altro, il centinaio di milioni di euro di danni prodotti dalla marea eccezionale del 12 novembre 2019: l’ultima senza l’intervento delle paratoie. Basta questo confronto a capire l’impatto economico del sollevamento del Mose da un lato e dei danni prodotti dall’acqua alta dall’altro.

Un ragionamento che Claudio Vernier, presidente dell’associazione Piazza San Marco, sintetizza così: «Il Pil turistico di Venezia vale 3 miliardi e 80 milioni all’anno, alzare il Mose è costato un milione di euro quest'ultimo mese. Tanto? No, non è tanto. È nulla rispetto a ciò che si genera – sì, con altri progetti si sarebbe potuto spendere meno, soprattutto di manutenzioni future, ma abbiamo questo, e sta funzionando, ma non è questo l’argomento... – nulla rispetto ai danni evitati, nulla rispetto ai danni inestimabili del patrimonio architettonico evitati, nulla rispetto al valore che si genera con una città che nonostante l’acqua alta e grazie al Mose continua ad essere fruibile ed accogliente e a generare valore ed indotto per tutti, salvaguardando sia il tessuto produttivo e sociale della città sia i posti di lavoro ad esso collegati. Solo di Iva quanto si genera per il governo centrale? Il Mose serve, va migliorato, va finanziato, va mantenuto, va usato. Anche oggi (ieri, ndr) ci tiene all’asciutto, 40 cm evitati sotto le Procuratie Vecchie».

Un appello condiviso da esercenti e commercianti, quello di Vernier. Nel frattempo, però, non è mai arrivato il decreto del governo per liquidare le rimanenti 1.237 domande di rimborso superiori ai 20 mila euro per un totale di 35 milioni.

Il governo Draghi in 20 mesi non è riuscito a chiudere la pratica in tempo. Da mesi il Comune chiede al governo di licenziare l’ultimo decreto, ma nonostante gli appelli del sindaco e delle forze politiche veneziane, la domanda è caduta nel vuoto.

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