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Covid, tornano ad aumentare i ricoveri. Anche in Veneto la nuova variante XBB

Lanzarin: «Siamo nella fase della convivenza. L’aumento dei ricoveri soprattutto nelle aree non critiche è dovuto soprattutto alla stagione invernale che vede anche molta influenza, molti virus»

Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Covid, forte aumento di ricoveri ospedalieri in Veneto nelle ultime 24 ore: sono 1. 272 in area medica (+31) e 59 (+10) nelle terapie intensive. Per quanto riguarda i contagi, mercoledì i nuovi casi sono stati 5.248, che portano il totale dall’inizio della pandemia a 2.515.119. Ma ci sono stati anche 11 decessi, con il totale delle vittime salito a 15.896. In aumento infine anche gli attuali positivi, che sono 60.761 (+458).

Dati che l’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin spiega così: «Siamo nella fase della convivenza. L’aumento dei ricoveri soprattutto nelle aree non critiche è dovuto soprattutto alla stagione invernale che vede anche molta influenza, molti virus respiratori, un concatenarsi di cause ma tutto sommato la situazione è sotto controllo, gestibile e infatti i nostri ospedali sono aperti e sono tornati alla normalità, non ci sono ospedali dedicati ma dei reparti dedicati all’interno degli ospedali. Il numero dei positivi giornalieri – osserva Lanzarin – a volte è legato a registrazioni tardive rispetto al fine settimana, vediamo come proseguirà nei prossimi giorni. La situazione è comunque monitorata, è chiaro che ancora dobbiamo essere molto prudenti e avere rapporti responsabili».

Lanzarin parla anche dell’influenza stagionale, che quest’anno sembre particolarmente pesante: «È vero, sta girando molto, rispetto agli ultimi anni, con il risveglio di virus sopiti con il lockdown, ma la vaccinazione – anche duplice – sta andando molto bene».

L’epidemia di Covid-19 a livello nazionale registra una crescita in 75 province, rispetto alle 36 del 10 novembre scorso; in 13, inoltre, si rileva una fase di crescita accelerata. Lo indica l’analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell’istituto per le Applicazioni del Calcolo “M. Picone”, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

L’analisi indica inoltre che «le 13 province in crescita accelerata sono confinanti tra loro e formano un vero e proprio cluster. Appartengono a Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Otto di esse – prosegue l’esperto – appartenevano al cluster più grande di province in aumento al 10 novembre», ossia Brescia, Lodi, Cremona, Mantova, Forlì-Cesena, Rovigo, Treviso e Vicenza. A queste si sono aggiunte le province di Ferrara, Ravenna, Rimini, Padova e Verona.

Di seguito i valori dell’incidenza (numero di casi per 100. 000 abitanti) nelle province in cui è aumentata di più al 17 novembre scorso: da 800 a 900: Rovigo (880); da 700 a 800: Padova (720); da 600 a 700: Venezia (650), Treviso (610); da 500 a 600: Vicenza (580), Ferrara (570), Mantova e Lodi (520), Verona (500).

A livello di varianti, posto che il primo caso della BQ. 1 nota come Cerberus è stata notificata in Veneto il 13 settembre scorso, l’ultima indagine dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie dice che la prevalenza di Cerberus in Veneto è del 29, 1%, con una punta del 62, 5% in provincia di Rovigo e del 50% a Verona. In regione è presente anche l’altra variante XBB, identificata per la prima volta in 5 campioni delle province di Treviso, Rovigo e Venezia.

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