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Vertice al Ministero sulle infrastrutture, Salvini con il Veneto

Via libera alla proroga del rinnovo di Cav e alla gestione di 700 chilometri di strade. De Berti: «Imprimatur decisivo»

e.fer.
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L’assessora regionale alle Infrastrutture Elisa De Berti 

Il futuro della viabilità del Veneto sembra essere blindato da una comunione d’intenti con pochi precedenti, prima d’ora. L’assessora regionale Elisa De Berti esce raggiante dall’incontro che si è tenuto  martedì al ministero delle Infrastrutture, di fronte al segretario del suo partito che ora veste anche i panni di ministro. L’amministratrice veneta lascia Roma con due certezze: l’avvio della procedura per il rinnovo di Cav e gestione unitaria di 700 chilometri di strade.

«Sta accadendo esattamente ciò che mi auguravo con l’insediamento del nuovo Governo. Ringrazio il ministro Salvini perché ha mantenuto la promessa di mettere impegno e attenzione sulle necessità infrastrutturali del Veneto», esulta il presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

Alla riunione erano presenti anche l’amministratore delegato di Anas Aldo Isi, il direttore generale del Mit Felice Morisco. All’ordine del giorno c’era lo sviluppo delle infrastrutture in Veneto. Matteo Salvini ha voluto ribadire «l’assoluto impegno per dare risposte a tutte le esigenze di una delle regioni più produttive d’Europa. Da troppi anni il Veneto aspetta soluzioni ai problemi infrastrutturali».

L’appuntamento al ministero delle Infrastrutture serve a Cav per definire il percorso e le modalità per iniziare l’interlocuzione con l’Unione Europea per arrivare alla proroga dell’attuale concessione, dal 2032 al 2060. Il tutto, secondo il piano consegnato al Mit, permetterebbe a Cav di mettere in campo nuovi investimenti per 1,250 miliardi sui quadranti Padova Est e Passante.

Altro capitolo importante è quello che riguarda la partita tra Anas e Veneto Strade, nella gestione in coppia delle “strade di rientro”. Il progetto era stato ideato e condiviso con l’allora ministro Delrio, quindi confermato da altri tre ministri. Il nodo consiste nella natura ibrida di Anas, in bilico tra pubblico a privato, dopo l’ingresso in Ferrovie dello Stato. L’obiettivo del Veneto è che i 700 chilometri di strade riclassificate continuino a essere sotto la gestione di Veneto Strade. L’ente di emanazione regionale si accollerebbe anche la quota di strade che dovrebbero essere gestite dalla Provincia di Belluno, cedute per una questione di costi troppo elevati.

«Il precedente Governo aveva stoppato l’accordo a 15 giorni dalle elezioni» evidenzia l’assessora De Berti. «Non c’era, infatti, una condivisione con il ministro. E con questa motivazione i tecnici si facevano sempre scudo. Quella dimartedì è stata la prima riunione con presente il ministro, che ci ha spalleggiato apertamente. È un imprimatur decisivo, che ci fa ben sperare per tutto». 

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