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Venezia, il Mose ha superato la prima vera grande prova. “Acqua granda” evitata

Alta marea e forte vento di bora: martedì sarebbe stata la terza acqua alta di sempre, invece la città è rimasta “asciutta”

VENEZIA E.P.
2 minuti di lettura
Piazza San Marco martedì mattina, bagnata solo dalla pioggia 

Una giornata destinata a restare nella memoria di Venezia e dei veneziani. Più di un metro e dieci di differenza tra il livello dell’acqua registrato fuori dalla bocca di porto di Lido (177 centimetri) e Punta della Salute (66 centimetri), in Canal Grande. Eccola, l’immagine che dà il senso di quanto successo martedì. E del pericolo scampato dai veneziani, per quella che, se non ci fosse stato il Mose, sarebbe stata la terza marea eccezionale più alta della storia: 173 centimetri nella stazione mareografica di Piattaforma Cnr, quanto sarebbe bastato per allagare quasi tutta la città.

Terzo evento di sempre dopo i 187 centimetri del 2019 e i 194 del 1966. Primo in assoluto da quando invece il Mose è entrato in funzione. Tant’è che dopo decenni di progetti, scandali, maxi-processi sul sistema di corruzioni e tangenti, e con problemi tutt’ora da risolvere a partire dai lavori non ancora conclusi e dalla manutenzione necessaria, ieri Venezia è rimasta all’asciutto proprio grazie alle barriere di Treporti, San Nicolò, Malamocco e Chioggia al termine di una notte di passione nella sala di controllo del Mose per il primo vero e proprio stress-test delle barriere.

Un momento atteso da circa sei decenni, se si considera che la prima idea di opera pubblica per proteggere Venezia dalla marea è datato fine anni 60. Mentre il progetto delle paratoie è datato 1982. Quarant’anni fa esatti e sei miliardi di euro più tardi, eccolo finalmente in funzione.

LE REAZIONI

Ma ancora in grado di suscitare polemiche. «Senza quelle barriere Venezia sarebbe sommersa in maniera catastrofica», le parole di Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture. Anche il sindaco Luigi Brugnaro ha ricordato l’esposizione di uno striscione davanti alla Basilica di San Marco durante una protesta dei “No Mose”: «Denigrare è facilissimo», ha commentato, «usiamo la città di Venezia e queste fantastiche scenografie per distruggere il lavoro e la scienza».

Gli fa eco il vicesindaco Andrea Tomaello: «Questo risultato chiede ora massimo impegno per terminare l’opera al 100%». «Quanti Mose e Tap prima di abbandonare la cultura del No? », si chiede invece il leader di Italia Viva, Carlo Calenda. Che lo stress test di ieri sia andato secondo i piani lo conferma anche la commissaria straordinaria del Mose Elisabetta Spirz: «L’attenzione in queste ore resta alta, la situazione suggerisce ancora prudenza».

Dal canto suo, il fronte critico non nasconde gli aspetti dell’opera che restano tutt’ora irrisolti. «Quanto e fino a quando il Mose reggerà, viste le previsioni di un aumento del livello dell’Alto Adriatico?», si chiede la capogruppo di Verdi e Sinistra alla Camera, Luana Zanella.

LA GIORNATA DI IERI E LE PREVISIONI

La portata della marea eccezionale ieri, spinta prima dalle raffiche di scirocco da sud e poi dalla bora da nord, è data dai valori registrati addirittura sopra i due metri (203 centimetri fuori dalla bocca di Malamocco) che hanno fatto gridare al raggiungimento della marea più alta della storia.  

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