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Le insospettabili che rapirono Salvini: i Pfas diventano un docu-romanzo

Fra fiction e inchiesta, il lavoro del giornalista trentino Andrea Tomasi per denunciare l’inquinamento che ha riguardato un’area di 180 kmq fra le province di Vicenza, Padova e Verona

Enrico Pucci
2 minuti di lettura

Le insospettabili sono quattro donne comuni, quattro mamme, il rapimento è pura fiction, escamotage narrativo e Salvini… beh, Salvini c’entra solo in quanto bersaglio immaginario della rabbia delle insospettabili, al limite come simbolo di un’intera classe politica. “Le insospettabili che rapirono Salvini” è il titolo del docu-romanzo che il giornalista trentino Andrea Tomasi ha dedicato al dramma dei Pfas, le sostanze chimiche che hanno inquinato le falde in un’ampia area del Veneto compresa fra le province di Vicenza, Padova e Verona.

Docu-romanzo, genere ibrido, perché le parti frutto di fantasia si alternano a quelle dell’inchiesta giornalistica, che Tomasi ben padroneggia, essendo già stato precedentemente autore di una video-inchiesta intitolata “Pfas, quando le mamme si incazzano”.

Le quattro mamme, attraverso la loro azione eclatante, vogliono imporre all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica il dramma di chi vive in un territorio contaminato. Salvini è l’ostaggio ideale: prigioniero in un vecchio camper, viene portato in tour da nord a sud.

Un racconto on the road tutto al femminile, in cui si intrecciano tragedia e comicità, e che è anche un omaggio a quelle mamme che da anni si battono affinché venga fatta giustizia.

"Il docu-romanzo è uno strumento per arrivare anche a quelle persone che non hanno idea di cosa siano i Pfas – spiega Tomasi -, sostanze che rappresentano un problema ovunque, in Italia, in Europa, negli Usa. Sono attorno a noi e sono sulle nostre tavole, visto che una buona parte di ciò che mangiamo ogni giorno proviene dalla zona contaminata che si trova nel triangolo delle Bermude delle province di Vicenza, Padova e Verona. Con la videoinchiesta Pfas, quando le mamme si incazzano ho avuto il piacere e l’onore di conoscere il gruppo delle Mamme No Pfas: madri, ma a onor del vero anche padri, che combattono per difendere la salute e l’ambiente dei loro figli, dei nostri figli. Così è nata l’idea del romanzo”.

Andrea Tomasi consegna il libro a Matteo Salvini 

 

I Pfas sono composti che, a partire dagli anni Cinquanta, si sono diffusi in tutto il mondo, utilizzati per rendere resistenti ai grassi e all'acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa.

La contaminazione delle acque superficiali, delle acque di falda e degli acquedotti pubblici da Pfas, in Veneto, ha come fonte principale lo scarico industriale della Miteni spa, un’industria chimica situata nel comune di Trissino, in provincia di Vicenza. 

La copertina del libro

 

La scoperta dell’inquinamento in Veneto è avvenuta a seguito di uno studio commissionato nel 2011 dal Ministero dell’Ambiente al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che il 25 marzo 2013 precisava come “Nel bacino di Agno e Fratta Gorzone, anche a monte dello scarico del collettore A.Ri.C.A., sono state misurate concentrazioni di PFOA molto elevate, spesso superiori a 1000ng/l, che destano una certa preoccupazione dal punto di vista ambientale. Ancora più preoccupazione desta la misura della concentrazione di queste sostanze nelle acque potabili campionate da punti di erogazione pubblici e privati. Nel bacino di Agno-Fratta Gorzone vi sono concentrazioni crescenti da nord a sud che raggiungono valori di PFOA superiori a 1000ng/l e di PFAS totale superiore a 2000ng/l.” I ricercatori concludevano evidenziando “un possibile rischio sanitario per le popolazioni che bevono queste acque, prelevate dalla falda”.

L’area interessata dall’inquinamento da Pfas è pari a circa 180 kmq, per una popolazione stimata di 300 mila abitanti.

Il trailer del libro

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