In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

L’ex sindaco di Eraclea, Mirco Mestre: «Mai avuto sentore che ci fosse la mafia»

Ha risposto per ore in aula bunker alle domande dei pm Terzo e Baccaglini. «Mai chiesto sostegno elettorale, con Donadio solo rapporti professionali, era mio cliente da anni»

Roberta De Rossi
2 minuti di lettura

Protagonista in aula bunker del cosiddetto processo ai “Casalesi di Eraclea” è stato l’ex sindaco Mirco Mestre, accusato dalla Procura di aver ottenuto voti da Luciano Donadio, ricambiandolo una volta eletto con favori, come l’interessamento per un progetto per un impianto di biogas a Stretti. Secondo l’ipotesi di accusa, avrebbe saputo dei legami di Donadio e del suo gruppo (compreso Christian Sgnaolin, che Mestre conosceva da ragazzo) con la camorra di Casal di Principe.

Mestre - presente a ogni udienza, seduto sempre sulla stessa sedia tra il pubblico - ha risposto per ore, con voce ferma, alle domande dei pubblici ministeri Roberto Terzo (la mattina) e Federica Baccaglini (il pomeriggio), di tanto in tanto interrotti dall’intervento dell’avvocato difensore Emanuele Fragasso Jr.

La sostanza delle risposte: Luciano Donadio era un cliente del suo studio legale e per lui si era occupato «solo di 5-6 pratiche in campo amministrativo-civilistico».

Il pm Terzo gli chiede delle riunioni preparatorie alle elezioni con Graziano Teso (ex sindaco e poi suo vicesindaco, al quale facevano riferimento la maggior parte dei consiglieri comunali eletti e della giunta: condannato in primo e secondo grado a 3 anni con rito abbreviato, per aver favorito l’associazione in alcuni affari immobiliari, ora in attesa della Cassazione.

«Il mio interesse per la politica di Eraclea nasce quando Beppe Franzoi mi chiese se ero interessato a candidarmi, nell’aprile del 2016», racconta Mestre, «diedi la mia disponibilità e iniziò questo percorso, insieme a Mario Varagnolo e Emanuele Zamuner. Ci siamo inizialmente interfacciati sia con “Noi per Eraclea” di Teso sia con la Lista Gianni Cerchier. Ma visto che con Lega non ci fu intesa, decidemmo di correre con Teso, creando la civica di centrodestra “Noi con Voi”. Decidemmo poi che sarei stato io il candidato sindaco, sfidando Cerchier e Talon».

Il pm lo incalza sui suoi rapporti con Donadio: gli ha mai chiesto voti?

«No, non sono mai andato da lui, mai chiesto sostegno elettorale. L’ho incontrato a maggio nel mio studio, ma per un ricorso al Tar - che è stato accolto - contro un Daspo dai campi sportivi che aveva ricevuto», risponde Mestre, «per il resto l’ho incontrato solo un minuto al gazebo elettorale».

Gli disse che avrebbe votato per lei?

«Sì, ma subito dopo l’ho visto andare al gazebo di Cerchier».

Sapeva che Zamuner si era rivolto a Donadio? Le disse che aveva un “pacchetto di un’ottantina di voti”?

«No», la risposta di Mestre, «si occupava Zamuner della campagna elettorale, data la sua esperienza politica. Non escludo che sia andato da Donadio, come da altri, ma non gli ho mai dato questo incarico».

E come mai Zamuner dice a Donadio di votare per due consigliere e dice “Ho parlato con Mirco, mi dice chi votare, una cosa che rimane tra me e te”, chiede Terzo.

«Per prudenza, perché temevo la reazione degli altri in lista: ero stato ripreso da altro candidato consigliere. Ero novizio in politica».

In un’altra intercettazione, Donadio dice: “Mirco Mestre e Zamuner sono miei grandi amici, io vivo con loro”:

«Era un mio cliente da anni».

Secondo l’accusa, dopo l’elezione - vinta di misura: grazie ai voti del clan, per l’accusa - Donadio avrebbe chiesto a Mestre di interessarsi di un progetto per un impianto di biogas a Stretti e lui avrebbe ricevuto i promotori: «Mi accennò solo al fatto che due imprenditori avevano questa idea. Vennero in studio, ma l’incontro durò pochi minuti e dissi loro - come sempre ho fatto nei miei anni da sindaco - che dovevano rivolgersi all’Ufficio tecnico. Non mi sono interessato di alcun progetto».

C’era anche Sgnaolin all’incontro?

«Sì».

In mattinata, Mestre ha detto «di non aver mai avuto sentore che a Eraclea ci fosse la mafia». Nel pomeriggio la pm Baccaglini gli ha fatto notare che sui giornali erano usciti già alcuni articoli che definivano Donadio un camorrista: «Non leggo i giornali», dicendo poi che - sì - Donadio si lamentava per quello che scrivevano di lui, ma ha sempre negato di essere un camorrista: "Solo perché arrivo da Casal di Principe pensano chissà che...”. Mestre ha poi confermato che Donadio gli sottopose la replica ad un articolo. Un rapporto esclusivamente professionale, il loro, ribadisce più volte Mestre, come avvocato: «Pagava sempre».

I commenti dei lettori