Meteo: gran caldo al Nord, ma la Marmolada torna per un po’ sottozero

Dopo giorni di minime sopra media la notte scorsa -0,4 gradi dopo uno zero termico sopra i quattromila metri. I video che documentano le drammatiche difficoltà del ghiacciaio

VENEZIA. Il caldo soffocante concede un po' di tregua in Veneto, con temperature che, per effetto dei venti e di qualche passaggio perturbato che ha 'rimescolato' l'aria, si sono abbassate di qualche grado nelle città - tra i 18 e 19 gradi le minime la scorsa notte - Ma è in montagna che la colonnina di mercurio è scesa su livelli più consoni alla stagione. Così sulla Marmolada, alla stazione di Punta Rocca (3.265 metri), il termometro è rientrato sotto lo zero la scorsa notte, - 0,4 gradi, alle 3 del mattino - dopo giorni nei quali le minime erano sempre state positive, causa lo zero termico posizionato in atmosfera ad oltre 4.000 metri. 

Video. Marmolada, destino segnato per il ghiacciaio della Regina delle Dolomiti

Marmolada, destino segnato per il ghiacciaio della Regina delle Dolomiti

Sui ghiacciai del Trentino è stata misurata una quantità di neve compresa tra il 50% e il 60% del valore medio della serie storica e, a fine maggio, diverse fronti glaciali si presentavano già prive di copertura nevosa, con circa un mese di anticipo rispetto a quanto registrato negli ultimi venti anni: si nota già a fine maggio la scopertura di alcune fronti glaciali, come ad esempio quella del ghiacciaio della Marmolada e del Mandrone.

Emerge dalle misure eseguite in collaborazione tra l'Ufficio previsioni e pianificazione della Provincia autonoma di Trento, la Commissione glaciologica della Sat, il Muse e l'Università degli Studi di Padova. Oltre alle precipitazioni particolarmente scarse a dicembre, gennaio e febbraio (quello 2022 è tra i dieci inverni con maggiore siccità dal 1921, con un terzo a metà delle precipitazioni normali), le temperature sono state molto elevate con il trimestre che ricade tra i cinque più caldi dal 1921.

Sui ghiacciai quindi si è accumulata poca neve e le precipitazioni di aprile non sono state sufficienti «per recuperare il forte deficit invernale e maggio, normalmente periodo di consistenti accumuli sui ghiacciai, ha visto un precoce inizio della stagione di fusione già nella seconda decade», si legge nel report.

Video. Il sorvolo dell'elicottero sulla Marmolada: sempre meno ghiaccio e neve in quota

Il sorvolo dell'elicottero sulla Marmolada: sempre meno ghiaccio e neve in quota

Sul ghiacciaio della Marmolada la stima preliminare degli accumuli, pari a 714 mm, indica anomalie comprese tra -40% e -50% rispetto a condizioni normali. Rispetto alla serie storica, iniziata nel 1967, sul ghiacciaio del Careser è invece stato stimato un equivalente d'acqua del manto nevoso pari a 495 mm, che corrisponde a metà dell'accumulo che mediamente viene misurato in questo periodo dell'anno. Si tratta di uno degli accumuli più scarsi dell'intera serie storica, secondo solo a quello del 2007 (381 mm).

Sul vicino ghiacciaio de La Mare il dato di accumulo è risultato pari a 607 mm, del 40% inferiore rispetto alla media dall'inizio delle misurazioni nel 2003, che risulta essere di 982 mm.

Anche in questo caso si tratta del secondo peggior accumulo, dopo quello del 2007 (461 mm) e prossimo a quello del 2017 (635 mm). 

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