L’attore Matteo Silvestri scoperto da Carlo Mazzacurati torna al cinema con un film diretto da Chiaramonte

«Riparto dopo la malattia con “L’altra luna” dopo aver detto no ai reality e alle serie tivù». L’opera di Carlo Chiaramonte riguarda l’amore omosessuale di due giovani donne tra Roma e Sarajevo

PADOVA. Il film della rinascita: questo è “L’altra Luna” per l’attore padovano Matteo Silvestri, 44 anni, che dopo un lungo allontanamento da palco e set, ora si potrà rivedere al cinema in quest’opera di Carlo Chiaramonte sull’amore omosessuale di due giovani donne tra Roma e Sarajevo.

Rinascita come artista scoperto da Carlo Mazzacurati e poi in forze per un decennio al Teatro Stabile del Veneto, prima che una malattia rara interrompesse questa strada, aprendone un’altra da brillante imprenditore. E caso ha voluto che proprio nella parte di un manager, Silvestri rientrasse da protagonista nella carriera attoriale.

Chi è il suo personaggio?

«Anche lui si chiama Matteo e trova lavoro in Bosnia per la ditta dell’amico Haris. È un abile tessitore di relazioni ed è capace di manipolare le convenienze sulle proprie priorità, gestendo le situazioni più complesse, come quando fa arrivare dall’Italia Martina, in cerca di sé a Sarajevo, dove s’innamora di Luna, che è la fidanzata di Haris. In questo contesto l’amore non ha confini, nemmeno l’odio, quindi l’importante è trasformare le avversità in opportunità, crederci e andare avanti».

Com’è capitato a lei, che con questo film ha vinto due premi come attore “esordiente” ai festival Terre di Siena e Castelli Romani. In realtà il suo è un ritorno e non un esordio, cos’è successo?

«Nel 2006 ho avuto la legionella, ero sul punto di fare setticemia, ricoverato d’urgenza mi sono salvato. Da questo episodio ho scoperto di avere una malattia rara, denominata “sequestro polmonare”, che ha portato non poche complicazioni alla mia salute, fino ad un delicato intervento aortico polmonare nel 2010. Nella vita ho sempre dato il massimo e non mi sono mai fermato davanti a nulla, grazie alla forza che ho ricevuto da mio padre Silvano e alla capacità creativa che mi ha trasmesso il mio maestro di teatro Alberto Terrani. L’operazione è riuscita e per dare agli altri la possibilità di rialzarsi come me, ho fondato “ManSolution”, una società che oggi conta 70 agenzie in tutta Italia e si occupa di aiutare le persone nei loro problemi sanitari, dagli aspetti clinici a quelli legali».

Perché è tornato a fare l’attore?

«Era giunto il momento. La mia storia è passata per i rotocalchi nazionali, da “Vero”, a “Chi”, a “Famiglia Cristiana”, mi hanno offerto ingaggi nei reality o nelle serie tivù, ma ho detto sempre di no. Finalmente con “L’altra luna” è arrivato un progetto nelle mie corde con un personaggio dalle mille sfumature come me. Fu Mazzacurati a farmi capire che volevo fare l’attore, mi prese appena diciottenne per un piccolo ruolo in “L’estate di Davide” e mi disse che avevo un talento da coltivare. Subito feci l’audizione per entrare all’Accademia dello Stabile del Veneto».

Progetti per il futuro?

«Entro fine anno uscirà al cinema il thriller “L’orafo”, in cui interpreto una guardia forestale, nel 2023 sarò protagonista di un altro film italiano, e sto scrivendo la mia biografia».

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