Cinema al 100 per cento, le recensioni dei film usciti in sala giovedì 9 giugno

Ultimi scampoli di stagione cinematografica. “Il giorno più bello” è il remake dimenticabile di “C'est la Vie - Prendila come viene”, irresistibile commedia francese del 2017. Dalla Spagna arriva una piccola storia di integrazione con “I tuttofare”.

IL GIORNO PIU’ BELLO

Regia: Andrea Zalone

Cast: Paolo Kessisoglu, Luca Bizzarri, Violante Placido, Valeria Bilello, Stefano De Martino

Durata: 110’

“C'est la Vie - Prendila come viene” era il titolo di una irresistibile commedia francese del 2017 diretta dalla coppia Eric Toledano e Olivier Nakache. Anche il suo remake italiano - “Il giorno più bello” dell’esordiente Andrea Zalone – va preso come viene. Ovvero una copia molto pallida dell’originale di cui, evidentemente, non c’era alcun bisogno. Al posto del compianto Jean-Pierre Bacri (scomparso nel 2021) troviamo Paolo Kessisoglu nel ruolo di Alfredo, titolare di una società che organizza feste di matrimonio. La crisi è ovunque: economica, con l’azienda che, dopo il Covid, rischia di saltare; sentimentale, con le tribolazioni di Alfredo, amante di Serena (Bilello), sposata con il fotografo Giorgio (Bizzarri); generazionale, con padri e figli che non si capiscono e non si parlano. Tensioni destinate a esplodere proprio durante un ricevimento nuziale molto “charmant” che potrebbe salvare la società di Alfredo anche se tutti (dal cantante alla responsabile dell’evento interpretata da Violante Placido) si impegnano, a modo loro, a rendere la festa un completo disastro. Inutile fare paragoni, soprattutto se, nel ruolo di Gilles Lellouche si avvicenda Lodo Guenzi o si spinge sul macchiettismo esasperato ed esasperante (come la coreografa Amaranta Paternò). Recitazione sopra le righe per quasi tutti; una vernice tinta tempi attuali (con i riferimenti alla pandemia e ai bonus edilizi) e tanti sospiri per un remake che, di buono, ha solo l’idea. Ma non è la sua.

Voto: 4

*****

I TUTTOFARE

Regia: Neus Ballús

Cast: Mohamed Mellali, Valero Escolar, Pep Sarrà,

Durata: 85’

Ci sono film gentili che riescono a riflettere i nostri tempi usando chiavi diverse dal dramma. In Italia, viene alla mente “Lontano lontano” di Gianni Di Gregorio che bordeggia la commedia agrodolce per esorcizzare la crisi economica e la condizione degli ultimi. In Spagna, la regista catalana Neus Ballús racconta una piccola storia di integrazione attraverso un’opera sospesa tra documentario e una serie di quadretti narrativi indipendenti dal sapore quasi surreale. “I tuttofare” segue i suoi due autentici protagonisti lungo i sei giorni di prova di Mohamed, un marocchino che prova con tutte le forze a trovare il proprio posto nella società, studiando il catalano e impegnandosi nel lavoro, presso una piccola impresa idraulica di cui è capo-squadra Valero, un omone con problemi di dieta, incline al pregiudizio, che non accoglie di buon grado Mohamed in procinto di sostituire il vecchio e fidato Pep, ormai prossimo alla pensione. La macchina da presa li segue, giorno dopo giorno, nelle case e negli appartamenti dove sistemare tubi e quadri elettrici, mentre intorno a loro si avvicendano le realtà più disparate: il centenario fissato con gli infusi di giovinezza, lo studio artistico dove Mohamed finirà per posare come modello, una casa completamente ostaggio della domotica. Ricchi e poveri, periferia e centro: cambia il contesto ma, sembra dire la regista, il pregiudizio è sempre lì a inquinare le relazioni. Dall’una parte (con Valero la cui insofferenza nasconde, in realtà la fragilità di un cambiamento a cui non è pronto, ovvero la pensione del collega storico, e che non è mai davvero radicata in una ideologica razzista) come dall’altra: i magrebini, compagni di appartamento di Mohamed, sono, per certi versi, ancora più prevenuti, avendo rinunciato da subito a qualsiasi sforzo di integrazione. Il film fa propria una drammaturgia situazionale che, se da un lato, alleggerisce il peso di una tematica complessa, dall’altro rischia un po’ di banalizzarla e di arrivare frettolosamente a una conclusione che lascia presagire un equilibrio e un piccolo passo ispirato alla fiducia reciproca. Resta, appunto, un’opera gentile, a tratti anche divertente, giocata sull’autenticità dei protagonisti (idraulici prestati alla recitazione) premiati al Festival di Locarno dello scorso anno con il Pardo d’oro per la miglior interpretazione maschile. 

Voto: 6,5

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Vento e mareggiate, ecco cos'è successo alla spiaggia di Jesolo

Focaccia con filetti di tonno, cipolla rossa e olive

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi