Zerocalcare a Padova, strappa i bordi di piazzetta Gasparotto

Centinaia di persone al  battesimo della Stria, la sede del collettivo ex Bioslab.  Michele Rech, cioè Zerocalcare, è stato il miglior padrino possibile per il rilancio della piazza

PADOVA. Piena così, piazzetta Gasparotto forse non lo sarà mai più. Il battesimo della Stria - la sede del collettivo ex Bioslab, rigenerato e ripensato a quasi due anni dallo sgombero da Palestro - ha avuto il miglior padrino possibile in Michele Rech, cioè Zerocalcare, già autore di fumetti e ora, dopo la sua serie su Netflix, autore e basta.

Zerocalcare a Padova,accolto da star in piazzetta gasparotto

Centinaia di persone hanno riempito ogni spazio possibile di fronte al piccolo palco su cui Zero ha dialogato per un’ora con Claudio Calia, di argomenti molto pop come le sue serie tv preferite (segnatevi Scissione e Dopesick) o la sua prossima produzione su Netflix («Ci sarà», ha confermato Zero, «ma non posso dire niente perché tengono in ostaggio la mia famiglia e se dico qualcosa sarà sterminata»).

Ma anche di G8 e di “No sleep till Shengal”, il suo prossimo libro, che uscirà in autunno e che racconta il suo viaggio nel nord dell’Iraq, dove ci sono gli Ezidi che «non sono curdi anche se parlano la stessa lingua» e che come i curdi, «dopo aver riconquistato la loro terra hanno istituito una sorta di autonomia, con principi come l’uguaglianza di genere, la redistribuzione delle ricchezze e la convivenza dei popoli».

Zerocalcare era stato fra i primi sostenitori della petizione che puntava a restituire uno spazio al Bioslab. È tornato a Padova, quattro anni dopo la sua ultima presenza, perché quel collettivo oggi si ripresenta, in uno spazio nuovo, complesso, periferico nonostante la vicinanza al centro.

«Il valore di questa massiccia presenza non si misura certo oggi, con l’evento calato dall’alto», ha ammesso Michele Rech, «è da domani che bisogna esserci perché le marginalità resteranno ma è importante che ci sia una contaminazione».

Lui, a Roma, ha vissuto qualche esperienza simile. «Non sempre va bene, a volte finisce con un livellamento verso il basso, ma bisogna provarci, uscire dalla narrazione stereotipata dei luoghi, non raccontarli solo usando il metro del degrado, né celebrando il mito del buon selvaggio. C’è una complessità che va affrontata, descritta, raccontata: solo così si fa un buon servizio di informazione e anche a chi questi luoghi li vive».

La Stria, nella sede che era di Andromeda, ha aperto i battenti ieri e da oggi sarà sempre operativa con sportelli, attività, biblioteca, corsi, affiancandosi alle altre realtà della piazza, già attive da tempo. «Qui c’è spazio per tutto e per tutti», ha detto in chiusura Omid Firouzi Tabar, «tranne che per omofobia, sessismo e razzismo».

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