Treviso, Dolomiti e Verona: qui si decide il Giro d’Italia

LaPresse

Giovedì la Borgo Valsugana-Treviso, poi la salita al Santuario di Castelmonte fino al tappone dolomitico Belluno-Marmolada e la crono di Verona

TREVISO/BELLUNO. Il giudice del Giro è sempre qui. A Nordest, dove prima le volate, poi le fughe, infine le salite e la lotta contro il cronometro decideranno classifica finale e, soprattutto, il nome del vincitore dell’edizione numero 105 del Giro d’Italia. 

Borgo Valsugana-Treviso. Si torna a Nordest domani, giovedì 26 maggio, con la Borgo Valsugana-Treviso. Un amore lungo 95 anni, l’abbraccio al capoluogo della Marca per la 14ª volta, ricomponendo un puzzle di affetto e amicizia che vide il primo tassello nel lontano 1927: sprint vincente del leggendario Alfredo Binda in viale Felissent. Una tradizione, quella delle ruote veloci, che troverà conferma il 26 pomeriggio, attorno alle 17.15, sull’inedito traguardo di viale Bixio (sul Put) a Treviso: bisognerà capire se gli uomini-jet avranno digerito i tapponi di montagna, perché l’ultima volata del Giro è sempre diversa dalle altre, di certo i Démare, Gaviria e Cavendish saranno i principali pretendenti, eredi di un copione trevigiano secolare. Occhio, però, al padovano Alberto Dainese, già a segno al Giro 2022 a Reggio Emilia e stimolato dal correre vicino a casa: da dilettante, nel 2018, si formò peraltro alla Zalf. E occhio pure ai due trevigiani in gruppo, Sacha Modolo e Andrea Vendrame: cercheranno il migliore piazzamento possibile.

Ma l’arrivo numero 14 a Treviso, 11° per sprinter (crono negli altri tre precedenti), sarà pure un omaggio a una famiglia – Pinarello – che ha fatto conoscere la Marca nel mondo. L’approdo del Giro nel capoluogo permetterà di celebrare tre ricorrenze rotonde: i 100 anni dalla nascita di Giovanni (Nani) Pinarello, la maglia nera più famosa capace di elevarsi a maglia rosa dei costruttori, i 70 anni dell’azienda e l’edizione 25 della Granfondo che ogni estate – appuntamento il 10 luglio - riunisce migliaia di amatori da tutto il mondo. Non è un caso che la frazione passerà per due volte davanti allo stabilimento in viale della Repubblica (Fontane Chiesa Vecchia).

Marano Lagunare-Santuario di Castelmonte. Dopo l'arrivo a Treviso la carovana rosa si trasferirà in Friuli Venezia Giulia perchè la diciannovesima frazione ripartirà venerdì da Marano Lagunare. La piccola cittadina affacciata sulla riserva naturale Valle Canal Novo che per secoli ha avuto una funzione di passaggio di merci e un punto di incontro di culture tra il mare Adriatico e l'Europa continentale aprirà i giochi in vista di una tappa molto insidiosa. Il mare, infatti, farà da sfondo solo al ritrovo di partenza: i big, infatti, saranno chiamati ad affrontare la prima delle tre frazioni decisive del Giro d'Italia 2022. Una tappa tutta in salita quella che subito dopo il via si dirigerà verso Tarcento prima di sconfinare in Slovenia scalando il Passo di Tanamea; un passaggio ricco di suggestioni quello che porterà i corridori ad attraversare la montagna dove rimangono i resti della fortificazione scavata nella roccia, oggi dismessa, che era attiva durante la guerra fredda a presidio del confine con l'allora Jugoslavia. Un segno di pace, nel nome delle due ruote, in un periodo in cui i venti di guerra sono tornati a spirare forti e insistenti.

L'ultimo passaggio all'estero della corsa partita dall'Ungheria regalerà l'inedita scalata al Kolovrat, poco più di 10 chilometri di ascesa con una pendenza media del 9% ma con punte anche superiori all'11%. Qui, chi vorrà arrivare in rosa a Verona dovrà venire allo scoperto anche se al traguardo mancheranno ancora una quarantina di chilometri. Il terreno per attaccare c'è, serviranno però coraggio, energie e doti non comuni. Dopo la lunga discesa e il rientro in Italia, si transiterà da Monte San Quirino e da Cividale del Friuli per salire verso il traguardo posto in vetta al Santuario di Castelmonte. Costruito a metà del 1400, sui resti di una guarnigione romana, è dedicato alla Beata Vergine Maria. L'ultima difficoltà di giornata sembra essere disegnata appositamente per fare da palcoscenico ad uno di quei testa a testa che hanno reso grande la storia del Giro d'Italia. Appena sette chilometri di salita dove si potranno spingere rapporti impegnativi e scavare distacchi importanti. Un arrivo in salita tosto, al termine di una lunga giornata di continue sollecitazioni, per 180 chilometri di puro spettacolo. Impossibile fare pronostici per una frazione che potrebbe far saltare il tappo in classifica oppure riservare una doppia corsa tra chi punta al successo di tappa e chi, invece, muove le proprie pedine per la classifica generale. 

Belluno-Marmolada.Il gran finale del Giro d'Italia 105 si correrà tutto sulle strade del Veneto.  Sabato sarà il tappone dolomitico che scatterà da Belluno per concludersi sulla Marmolada ad offrire ai big della corsa rosa il teatro utile per tentare di far saltare il tappo alla classifica generale. Una giornata terribile quella che metterà faccia a faccia i pretendenti al successo finale su un tracciato di ben 168 chilometri con un dislivello totale di 4.500 metri: tantissime le insidie disseminate lungo il percorso che potrebbero ispirare anche qualche imprevedibile imboscata da lontano e che, proprio per questo, manterranno gli occhi degli appassionati fissi sulla strada dove a sfidarsi saranno i big del pedale. Un arrivo, quello della Marmolada che ha fatto il proprio debutto al Giro nel 1970: da allora è diventato il teatro naturale per applaudire imprese mitiche come quella targata 1991 con cui Franco Chiocchioli si conquistò il titolo di "Coppino" e quella del 1993 quando El Diablo, Claudio Chiappucci, riuscì ad avere la meglio di Miguel Indurain. A lasciare il segno, però, anche sulla Marmolada è stato Marco Pantani che nel 1998 si involò in compagnia di Beppe Guerini prima di salutare tutti e giungere al traguardo tra due ali di folla in festa. 10 anni più tardi, invece, furono le lacrime di gioia del vicentino Emanuele Sella a bagnare il traguardo del Passo Fedaia. Passo San Pellegrino, Passo Pordoi e l'arrivo sul Passo Fedaia in rapida successione anche quest'anno metteranno a dura prova l'intera carovana.

Verona-Verona (cronomentro individuale). Il giorno dopo, domenica, sfida nell'ultimo atto contro il tempo, per la cronometro individuale di 17 chilometri disegnata interamente sulle strade di Verona con l'unica asperità rappresentata dalla scalata alle Torricelle, già teatro dei Campionati del Mondo del 1999 e 2004. Sarà la terza volta nella storia che il Giro d'Italia si concluderà a Verona dopo quelle del 1984 quando a vincere fu Francesco Moser e del 2010 che fece calare il sipario sul secondo successo rosa di Ivan Basso. Insomma mancano ancora tanti chilometri prima di poter celebrare il successore del colombiano Egan Bernal. Il campione che alzerà il trofeo all'interno dell'Arena di Verona sarà senza dubbio il più forte tra quelli scattati dall'Ungheria, che in queste tre settimane hanno dovuto superare tante avversità e hanno saputo regalare spettacolo fino all'ultimo colpo di pedale.

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