Cambiamento climatico, il premio Lago juniores parla del «caso Nordest»

Premiate le vincitrici del concorso dedicato al giornalista dedicato al tema «L’uomo in guerra con l’ambiente». Dialogo fra Malaguti e Jori sulla necessità di conoscere il territorio. Ecco i tre testi prescelti

TREVISO. A perorare la causa ambientale, fornendo spunti di riflessione e contenuti, tre figure femminili. L’edizione 2022 del Premio Lago juniores, promosso dall’associazione Amici di Giorgio Lago, ha i volti di un tris di studentesse dei licei veneti, messe alla prova su un tema di capitale attualità: “L’uomo in guerra con l’ambiente. Il caso Nordest”.

A conquistare il favore della giuria (di cui faceva parte Fabrizio Brancoli, direttore di questo giornale), l’articolo giornalistico “La Terra non parla più” di Nancy Galdi, del Liceo linguistico Newton Pertini di Camposampiero, che ha preceduto due concorrenti trevigiane: Miriam Pascon del Liceo linguistico Scarpa di Motta di Livenza, con “Chiare, fresche, dolci acque” e Beatrice Zabotti dello Scientifico Casagrande di Pieve di Soligo, con “Ecologia e sociale, il nuovo ambiente a Nordest tra “profezia” e concretezza”.

Una cerimonia di premiazione, quella di ieri mattina al teatro Comunale di Treviso, caratterizzata, oltre che dalla consegna delle tre borse di studio, anche dall’intervento del presidente della Provincia di Treviso, Stefano Marcon, e da un denso dialogo tra Francesco Jori, editorialista dei quotidiani del Gruppo Gedi, e Paolo Malaguti, autore asolano d’adozione e secondo classificato al Premio Campiello 2021, nonché profondo conoscitore delle dinamiche regionali.

Una conversazione che ha visto affondare la lama tra le pieghe più problematiche della realtà, sul tema ambientale. «La domanda è una sola: dove si colloca l’equilibrio tra la conservazione della bellezza e la gestione del benessere? Il Veneto è caratterizzato da tre zone dolenti: il Bellunese che si spopola, come la città di Venezia, e il Polesine».

Fondamentale per le nuove generazioni una semina attuale: quella che punta alla riscoperta del territorio. «È essenziale accompagnare i giovani alla formazione del senso critico», ha sottolineato Malaguti. Jori: «C’è assoluto bisogno di riscoprire il terreno sotto i nostri piedi: le parole dei ragazzi dovrebbero far capire che è essenziale fare un passo indietro». Già delineata l’edizione 2023 del Premio: tema prescelto, e non avrebbe potuto essere altrimenti, la guerra. 

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I TRE RACCONTI

Cliccate sul link qui sotto per sentire le dichiarazioni delle tre studentesse vincitrici

La terra non parla più / Linguistico Newton-Pertini, Camposampiero
NANCY GALDI

A.B. è uno di quegli uomini che ha sentito parlare la Terra, mi è stato detto, perciò ho deciso di intervistarlo. Mi accoglie sotto il portico del suo casale, a pochi passi dalla distesa di campi di sua proprietà. “Non piove più”, esordisce. “È preoccupato?” domando, pensando che la siccità sta mettendo a repentaglio le coltivazioni a causa di uno degli inverni più aridi del secolo, secondo solo a quello del 2005. La media calcolata dalle centraline è di 5mmdi pioggia contro i 46di media storica del periodo. 

“Sono sessant’anni che parlo con la Terra, eppure negli ultimi tempi la sua voce è diventata un sussurro. Avevo 13 anni quando mio padre mi ha insegnato ad arare e 16 quando ho spogliato il primo campo di grano. Ricordo che quando andavo a trovare la donna che poi sarebbe diventata mia moglie, le campagne nebbiose toccavano i -12°.

Da allora, anno dopo anno, passando dalla vespa all’auto, sulle colonnine accanto alle insegne delle industrie leggevo -5°, -3°, fino agli 1° grado di adesso, mentre le campagne lasciavano sempre più spazio ad aziende e case così vicine da impedire il passaggio della nebbia. Tu che dici, devo essere preoccupato?

”Come non esserlo, avrei voluto confermare, se l’ISPRA, l’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, afferma che sono andati persi 57 kmq di territorio nazionale e che il consumo procede al ritmo di 2 mq al secondo? In pratica, come se ogni neonato veneto crescesse coi ciucci di malta portando in culla 135 mq di cemento. E vogliamo parlare del dissesto idrologico? Del fatto che l’ARPA, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, ha analizzato che nel Nordest le riserve idriche sono ferme a una media del 45%rispetto all’oltre60% del periodo? Alla fine, però, sto zitta.

“Secondo lei qual è il rimedio?” 

A.B. scuote la testa. “Be’, visto che sei giovane e che con questo articolo darai voce alla Terra che non parla più, ti rispondo con le parole della ragazzina dalle trecce lunghe che per un po’ di tempo ha riempito la TV, prima che il COVID rallentasse di qualche giorno la fine. Non sei mai troppo piccolo per fare la differenza”. “La fine? Lei crede che il COVID sia un beneficio?”

“Avrà pure aumentato le distanze, ma in questo senso sì, i lockdown hanno ridato, almeno per poco, di nuovo valore al profumo e al silenzio. Quanto buono è stato spegnere le auto, i fumi delle industrie e i motori di tutte le macchine? Ai miei tempi si conteneva bene tutto questo.” “E il progresso?” “Bisogna nutrirlo in maniera diversa.” “Dunque, secondo lei, non c’è speranza.” A.B. si alza, invitandomi a seguirlo fino ai campi. Il vecchio si abbassa e raccoglie un po’ di terra. Me la porge. “Prendi, e chiudi per un attimo gli occhi.” Apro la mano per accoglierla. “Cosa senti?” Niente, mi viene da dire, poi avverto un impercettibile solletico nel palmo. “Non saprei.” “Lei supplica, mia cara, in continuazione.”

Non mi serve sapere altro. La stringo forte nella mano, ripetendo che l’ho sentita.

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Chiari, fresche, dolci acque / Linguistico Scarpa, Motta di Livenza Oderzo

MIRIAM PASCON

Il 22 marzo abbiamo celebrato la giornata mondiale dell’acqua, occasione per riflettere sull’importanza di questa preziosa risorsa. Aprire il rubinetto è ormai un gesto automatico, il primo che si fa al mattino. E tuttavia quando sono arrivate le analisi, gli abitanti di Vicenza hanno smesso di farlo, perché le alternative erano due: rinunciare all’acqua per un po’ di tempo o continuare a trangugiare una miscela di composti chimici. Naturalmente le oltre 350mila famiglie interessate hanno optato per la prima alternativa.

Nel 2016, infatti, una fascia di popolazione veneta di età compresa tra 14 e 65 anni delle province di Vicenza, Verona e Padova è stata sottoposta ad analisi, con risultati davvero sconcertanti: nel sangue è stata rivelata la ricorrente presenza di un'alta concentrazione di composti chimici. Una macabra coincidenza? No, non poteva essere un caso. Ed infatti non lo era.

Cosa stava accadendo dunque? In seguito ad ulteriori accertamenti, all’interno degli organismi interessati sono stati trovati ingenti accumuli di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche).Si tratta di prodotti potenzialmente cancerogeni, utilizzati nell’industria conciaria, tessile e farmaceutica. Se ingeriti possono provocare disturbi alla tiroide, ipertensione e persino problemi di fertilità. Ma chi è il responsabile?

Già dal 2013 è stata individuata nella fabbrica Miteni di Trissino (in provincia di Vicenza) la causa principale di inquinamento da PFAS. Queste sostanze venivano diffuse attraverso gli scarichi industriali nelle fogne, nel vicino torrente Poscola e nella falda sotterranea, contaminando quindi anche le acque destinate al consumo umano e persino i rifiuti e i terreni.

Una volta ottenute prove certe sull’inquinamento da PFAS, sono state organizzate diverse inchieste contro la Miteni, la quale, andando incontro alle prime difficoltà economiche – a causa dei “molti oneri derivanti dai problemi ambientali” - ha dichiarato fallimento nel 2018.Tuttavia, la rovina dell’industria non è bastata a rasserenare i cittadini veneti colpiti, i quali non solo devono ancora far fronte ai problemi di salute, ma devono anche convivere ogni giorno con il timore di assumere i PFAS tramite il cibo.

Non è possibile coltivare un proprio orticello o piantare qualche albero da frutto a cuor leggero, con la costante minaccia di contaminazione. D’altro canto l’Unione Europea non è certo rimasta indifferente di fronte al “più grande inquinamento da PFAS in Europa”: ha introdotto una nuova direttiva secondo cui l’acqua potabile può contenere al massimo 0,5 microgrammi per litro di PFAS (con l’eccezione di0,03 microgrammi per il Veneto).Possiamo dunque considerare il problema risolto?

Purtroppo ancora no, ma, come sostiene il presidente nazionale di Legambiente Luigi Lazzaro, d’ora in avanti dobbiamo impegnarci a conoscere e proteggere il tesoro che abbiamo sotto ai piedi. Fino ad allora, tuttavia, nessuno oserà criticare i cittadini veneti che preferiranno limitarsi all'acqua di bottiglia.

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Ecologia e sociale, il nuovo ambiente a Nordest tra “profezia” e concretezza / Liceo scientifico Casagrande, Pieve di Soligo

BEATRICE ZABOTTI

Dalla tempesta Vaia all’acqua alta a Venezia, dal caso Miteni allo scioglimento dei ghiacciai sulle Dolomiti, dal consumo dannoso del suolo al rischio di scomparsa del delta del Po. Fino al rapporto “Mal’Aria”2021 di Legambiente: evidenziando il caso negativo dell’Italia, esso individua in diverse realtà del Nordest territori inquinati e degradati, situazioni di criticità diffuse, dati allarmanti sulla deturpazione del paesaggio e sulla qualità della vita.

Occorre  riflettere e operare in concreto per un nuovo modello sostenibile: anche a Nordest, le giovani generazioni e la coscienza ecologica maturata in questi anni chiedono azioni coerenti ed efficaci contro la dissipazione ambientale. Fa eco la scrittura premonitrice di Giorgio Lago, che in un suo articolo così stigmatizzava l’indolenza dell’umanità di fronte a segnali evidentidi un mondo già allora in panne: “Se non cambiamo neanche adesso, allora si mette davvero male -osservava-. La natura farà il suo, l’uomo non farà la sua parte”.

È il grande tema della salvaguardia del creato, affrontato con lucidità di spirito e pensiero dal “profeta dell’ambiente” don Paolo Chiavacci,sullo stile della “Laudato sì” del nostro tempo. È la stessa materia privilegiata dell’impegno letterario e civile del grande poeta di Pieve di Soligo Andrea Zanzotto, che assisteva alle metamorfosi paesaggistiche della sua terra -a cui era legato da un “attaccamento furibondo”-e ne denunciava l’urbanizzazione indiscriminata.

Nel solco delle lezioni di questi tre straordinari interpreti della terra nordestina, è necessario che il genius loci, la concretezza -il “vero modello veneto” secondo lo stesso Lago -,l’audacia e lo spirito d’iniziativa scalfiti nelDna delle generazioni di questo territorio vengano messia servizio di un ripensamento dinamico dello sviluppo economico: esso deve diventare autenticamente sostenibile, a partire dagli obiettivi dell’Agenda 2030 econ l’utilizzoragionatodeifondi previsti dal PNRR.Non solo ecologia. 

Al tempo della pandemia,  abbiamo vissuto la crisi delle relazioni interpersonali: “Oggi si osserva una rarefazione dei legami sociali, affettivi e della solidarietà -scrive Carlo Bordoni -. Anche se non siamo mai riusciti a liberarci della voglia di comunità, di quel bisogno di sentirci parte di un insieme”.

Èproprio da qui cheil Nordest deve ripartire, facendo leva sul mondo della prossimità e del volontariato che  in campo nazionale lo rende l’area più ricca di capitale sociale e più attenta alle crescenti fragilità e ai modelli positivi di integrazione. Insieme, deve puntare sulle iniziative di promozione culturale che esprimono l’identità del territorio e contribuiscono alla coesione sociale, sul dono unico della bellezza che lo accompagna da sempre, sul patrimonio artistico e le tradizioni di secoli di storia e civiltà. La sfida di oggi richiede una visione di vero bene comune e un’azione generativa su tutti i fronti.

E il Nordest ha sicuramente le carte in regola per vincerla.

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