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Giudicata colpevole: i mille volti delle donne vittime di violenza scuotono il palco del Comunale di Vicenza

La splendida protagonista Flora Contrafatto, che ha curato anche la drammaturgia, è riuscita nel delicato e complicato compito di scrivere e interpretare, ad un tempo, “la banalità del male”. La produzione, nata in Veneto e che qui ha avuto la sua prima nazionale, è stata ideata, diretta artisticamente e coreografata da Monique Pepi

Roberta Paolini
2 minuti di lettura

L'attrice Flora Contrafatto (Photo Credit Giulia Furlani)

 

VICENZA. “Io sono il mare e non voglio catene”. Flora Crontrafatto sul palco del Teatro Comunale di Vicenza è “Giudicata Colpevole”. Uno spettacolo coraggioso, che ha fatto vibrare, letteralmente, lo spazio scenico con un tema difficile e potente come quello della violenza sulle donne.

L'attrice Flora Contrafatto e il danzatore Alfonso Maria Mottola (Photo Credit Giulia Furlani)

 

La splendida Contrafatto, che ha curato anche la drammaturgia, è riuscita nel delicato e complicato compito di scrivere e interpretare, ad un tempo, “la banalità del male”. La produzione, nata in Veneto e che qui ha avuto la sua prima nazionale, è stata ideata, diretta artisticamente e coreografata da Monique Pepi, in uno spettacolo vivo in cui sul palco si sono intrecciati danzatori, musicisti e attori.

Christina Magrin e  Flora Contrafatto (Photo Credit Giulia Furlani)

 

Sulla scena l’ensemble musicale (Rossella Castaman, Karina Ferramosca, Gianluigi Bernardi ), il violino solista Enrico Balboni (straordinario, suono purissimo e vibrato trafiggente, che ha seguito anche la direzione musicale) le pianiste Natalia Kukleva, Loredana Piluso, gli attori Roberto Luigi Mauri, Alessandro Onorati, i cantanti Christina Magrin (maestosa) e lo stesso Onorati, i danzatori solisti: Marika Morra (eterea), Alfonso Maria Mottola e le giovanissime dell’ensemble danza: Dorotea Contrafatto, Vittoria Fabris, Rania Hussein, Alessia Nikovic, Anna Ravazzolo, Emma Treglia, un vento di speranza nelle tenebra che il dramma narrato sulla scena ha aperto.

(Photo Credit Giulia Furlani)

 

Ed è infatti il buio il principio, l’oscurità della colpa, della violenza, della solitudine, della malattia in cui ogni abuso si innerva, scavando, penetrando e devastando anime e corpi. Un abuso raccontato dalla musica, una scelta di brani multiforme eppure armonica, che spezza l’anima: dalle parole di Mia Martini a Claudio Baglioni, da Lacrimosa di Wolfgang A. Mozart, a Le lacrime di Maricò Pepi, da Sergjei Rachmaninov alla feroce geometria di Dmitri Shostakovich, fino alla struggente, devastante, Je suis malade, di Laura Fabian.

Marika Morra (Photo Credit Giulia Furlani)

 

Sul palco le due pianiste Natalia Kukleva, Loredana Piluso, si sono alternate dirette dal magnifico Balboni. La cantante Christina Magrin ha scosso, contrapponendo la malinconia di una voce con degli acuti taglienti al movimento nitido, dalle linee liquide della danza di Marika Morra. In mezzo a tutto la voce straordinaria, adamantina, il virtuosismo attoriale di Flora Contraffatto che si fa carne e sangue nel monologo centrale.

Monique Pepi

 

Rivive nel corpo, e ancora una volta nel suo timbro straordinario, la lacerazione tra realtà e ottenebrazione, che la violenza porta con sé, quel senso di “essere sbagliata”, di “essere colpevole”, “di essere malata” che ogni donna vittima di un “amore” criminale è portata a credere.

Enrico Balboni e Monique Pepi (Photo Credit Giulia Furlani)

 

Coraggiosissima Flora a scrivere e interpretare. A dare voce alle tante storie di violenza ascoltate nei mesi di lavorazione in preparazione della messa in scena e al romanzo dello scrittore romano Emiliano Scorzoni, in cui si racconta il femminicidio di Angela Ferrara. L’epilogo porta con sé però la speranza, la scelta di fingersi morta della donna abusata per fuggire, e salvarsi, sostenuta dall’amore della figlia.

Christina Magrin, Flora Contrafatto, Roberto Luigi Mauri, Anna Ravazzolo, la piccola Elena Beatrice Paiu nel ruolo della figlia (Photo Credit Giulia Furlani)

 

Con l’aiuto di un uomo che rappresenta i tanti agenti delle forze dell’ordine, intervistati durante la preparazione dello spettacolo, che spesso in queste storie di cronaca hanno provato a salvare senza averne i mezzi.

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