Nei Pronto soccorso veneti, accessi dimezzati rispetto al pre Covid. «Ospedali lenti nell’adeguarsi al post pandemia»

L'ingresso del Pronto soccorso dell'ospedale di Schiavonia

In quattro anni, gli accessi alla prima frontiera degli ospedali sono praticamente dimezzati. La denuncia di Cimo-Fesmed: «Molti posti letto rimangono destinati al Covid e non sono stati riconvertiti»

VENEZIA. L’assalto ai Pronto soccorso non può essere la spiegazione alla situazione di difficoltà nella quale versano gli ospedali della regione. Non può esserlo, semplicemente perché l’assalto ai pronto soccorso non c’è. Anche se, forse, l’assetto delle strutture è in larga parte rimasto legato al Covid, e questo crea una situazione di immobilismo, anche per la gestione delle altre malattie.

Lo dice la federazione dei medici Cimo-Fesmed, mettendo in fila gli accessi medi negli ultimi cinque anni: dal 2018 al 2022, escluso il 2021 segnato dal Covid.

Prendendo ad esempio il 6 maggio, individuato come giorno da prendere ad esempio, nel 2018 gli accessi nei Pronto soccorso veneti sono stati 4.998, mentre l’anno successivo sono stati 5.026. In entrambi i casi, praticamente il doppio rispetto ai 2.598 contati nel 2022.

«Sorge il dubbio che l’indisponibilità di posti letto per ricoverare i pazienti dal Pronto soccorso possa essere legata anche alla lentezza con cui gli ospedali si adeguano alla situazione epidemiologica: non sarà che molti posti letto sono ancora destinati al Covid e non vengono riconvertiti, nonostante la pandemia offra uno spiraglio di tregua? Non sarà che i Pronto soccorso esplodono e che altre aree ospedaliere sono vuote?» si interroga, retorico, il sindacato dei medici, sollecitando un monitoraggio costante, così come lo è stato in periodo Covid.

E aggiunge il presidente Guido Quici: «Sono ormai anni che la Federazione Cimo-Fesmed sottolinea la necessità di strutture ospedaliere flessibili, che siano in grado di modificare la propria organizzazione sulla base delle necessità. I pazienti Covid che necessitano di ricovero in queste settimane sono meno rispetto ai mesi scorsi, e presumibilmente il trend continuerà a essere questo per tutta l’estate; è dunque il momento di lavorare per recuperare milioni di prestazioni saltate negli ultimi due anni, con la consapevolezza di dover essere pronti, in autunno, ad allestire nuovamente reparti Covid nel caso il virus tornasse a rialzare la testa. Ma nel frattempo non è possibile rimanere in attesa che si verifichi un’eventualità; bisogna agire, e fare presto».

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