Tanko, mitra e panini al salame. Venezia e la notte indipendentista, dalle trattative al blitz dei Gis

L'assalto dei Serenissimi a Piazza San Marco e l'intervento dei Gis

Venticinque anni fa il clamoroso sbarco del carro armato-trattore a San Marco e la presa del campanile. L’azione dei Serenissimi che fece il giro del mondo e quei primi segnali con le interferenze durante il Tg1

VENEZIA. Il sogno di occupare San Marco e riportare in vita la Repubblica Serenissima era durato poche ore.

Alle 8,30 del mattino cinque carabinieri del Gis (il Gruppo speciale dell’Arma) avevano posto fine all’assalto del campanile. Arrestando i sei uomini che vi si erano asserragliati dalla mezzanotte e i loro due complici sul “tanko”, il carro armato fatto in casa.

Il militare in tuta nera e passamontagna che strappa dal blindato la bandiera con il leone di San Marco resterà per sempre nell’immaginario collettivo.

Dopo una notte di paura e di tensione altissima l’incubo era finito. E il blitz dei cosiddetti Serenissimi si era concluso malamente.

Paura reale tra chi quella notte c’era. Perché non si poteva sapere che il mitra in possesso degli incursori non era funzionante. E che il carro armato era in realtà un vecchio trattore modificato nelle officine della campagna padovana.

La notizia dell’assalto aveva fatto in pochi attimi il giro del mondo. “Indipendentisti all’assalto di Piazza San Marco”.

Politica distratta, anche sulle rivendicazioni federaliste mancate che avevano trovato terreno fertile nella mente degli ideatori dell’assalto. Terroristi da punire severamente o ingenui eroi del sogno indipendentista?

L’occupazione che gli attori del blitz contavano di far durare molti giorni, era in realtà destinata a fallire. Ma l’azione era stata pianificata nei dettagli.

Nei giorni precedenti il Tg1 delle 20 era stato oscurato più volte da un messaggio degli indipendentisti. Una beffa ripetuta.

Obiettivo era quello di ricordare in grande stile quel giorno nefasto, il 12 maggio del 1797, quando l’ultimo doge Lodovico Manin e il Maggior Consiglio avevano dovuto cedere il governo della città ai francesi di Napoleone.

Nei giorni del 200º anniversario, gli otto “patrioti” avevano pensato al blitz. Mesi passati a preparare l’assalto, a costruire di nascosto sopra il trattore quello che doveva somigliare a un pericoloso mezzo blindato.

Una foto di gruppo prima del blitz

La sera dell’8 maggio 1997 Gilberto Buson, Flavio Contin, Fausto Faccia, Antonio Barison, Christian Contin, Luca Peroni, Andrea Viviani e Moreno Menini, con basco e tuta mimetica, partono dalla loro base di Terrassa Padovana alla volta di Venezia.

A bordo di un camper bianco, che poi si scoprirà rubato, e del tanko, trainato da un camion e nascosto sotto un telo.

Al Tronchetto salgono a bordo del ferry boat Actv diretto al Lido. Poco dopo la mezzanotte scatta il dirottamento. Il comandante della nave traghetto, Giovanni Girotto, viene costretto a deviare la rotta e a sbarcare i mezzi sul Molo di San Marco.

«Mi hanno puntato le armi, ho avuto paura», dirà la mattina dopo. In Piazzetta, tra le due colonne di Marco e Todaro e il palazzo Ducale completamente buio, avanza il piccolo corteo paramilitare diretto al campanile.

Il camper viene parcheggiato vicino alla loggetta del Sansovino, un paio di Serenissimi sfondano la piccola porta in legno che dà accesso al campanile.

Hanno zaini pieni di pane e salame e bottiglie, l’occorrente per resistere qualche giorno al “governo di occupazione”.

L’azione coglie tutti di sorpresa. Arrivano i carabinieri, con il questore Lorenzo Cernetig. Gli occupanti fanno sapere di non avere intenzione di trattare.

«Parlerà per noi il nostro ambasciatore», dicono. Arrivano giornalisti, telecamere, politici.

Il sindaco Massimo Cacciari, rintracciato dal suo capo di gabinetto Maurizio Calligaro, giunge trafelato. Prova a parlare con gli occupanti, senza successo.

Intanto la Piazza è sorvegliata da centinaia di agenti, poliziotti, carabinieri, finanzieri. Si tengono al riparo dei portici delle Procuratie, molti indossano il giubbotto antiproiettile.

Il mitra che si vede sporgere tra le campane della loggia in mano agli occupanti potrebbe anche sparare. Tutti al riparo.

Le trattative vanno avanti per un po’. Alla fine si decide per il blitz.

Cinque uomini del Gis in tuta nera si arrampicano all’esterno fino alla loggia del campanile, 80 metri dal suolo Approfittano delle impalcature per il controllo della staticità della torre, che ha festeggiato da poco i cent’anni dalla ricostruzione dopo il crollo del 1902.

In pochi istanti gli occupanti si arrendono. Altri militari fanno irruzione nel camper bianco. Foto e segni di vittoria davanti al tanko conquistato.

Gli otto vengono tutti arrestati e saranno poi processati, accusati di reati pesanti. Per i venetisti restano degli eroi che hanno acceso i riflettori sulla voglia di indipendenza del popolo veneto.

Albert Gardin l'8 maggio 2022 a San Marco

«Ancora oggi sotto occupazione», ricorda Albert Gardin, proclamatosi CXXI doge nel 2016.

In 25 anni la vena separatista dei movimenti indipendentisti si è un po’ fermata. Il federalismo è stato attuato solo in minima parte. Le proteste hanno assunto altre forme, la politica è cambiata.

Le immagini sbiadite di quella notte e dell’incredibile sbarco del tanko in Piazza San Marco appartengono ormai alla storia.

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