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Laghi e bacini a secco, default idrico in Veneto. «Sono necessari un migliaio di nuovi invasi»

La siccità continua a preoccupare, nonostante la pioggia: «La media delle acque trattenute, rispetto a quelle cadute al suolo, in Veneto è del 5 per cento»

Francesco Dal Mas
3 minuti di lettura
Il bacino Centro Cadore in secca, con ampie zone emerse dall’acqua 

BELLUNO. Un grande cratere con le rive dall’aspetto lunare, sassi e terra arida. È il lago di Centro Cadore, tra Domegge, Calalzo e Pieve di Cadore. Nei principali serbatoi del Piave – spiega all’Arpav – il volume complessivamente invasato è sui 103 milioni di metri cubi pari al 61% del volume massimo. Non siamo alla metà ma poco ci manca.

«Un mese fa era peggio. Poi è arrivata un po’ di pioggia ed un po’ di neve» sospira Luca De Carlo, sindaco di Calalzo. Con le precipitazioni delle ultime settimane, i laghi hanno recuperato una quindicina di milioni di metri cubi.

Il sistema Piave, si diceva. E i singoli bacini di questa rete? Il lago di Centro Cadore non è mai stato così basso, ammette il sindaco di Domegge, Achille Barbabò. Ha mostrato, per la verità, un deciso incremento dei volumi dalla seconda settimana di aprile (ora è al 55% del volume massimo invasabile e poco sotto la media storica del periodo, –13%).

Anche il lago di Santa Croce, al centro della conca dell’Alpago, è in leggero costante incremento rispetto a marzo (53% di riempimento e poco sotto la media del periodo, –11%). «Ma i nostri vecchi, in particolare gli anziani pescatori, ci dicono» informa il sindaco Alberto Peterle «che l’acqua non è mai stata così bassa, con grave pregiudizio anche per le specie ittiche».

Le spiagge del lago diventavano spesso la meta per picnic. «Ma qui è tutto brullo e siamo preoccupati per l’estate» ammette Peterle. «Di solito a Pentecoste (49 giorni dopo la Pasqua) l’Enel ci restituisce tutta l’acqua, che trattiene fino ad agosto. Ma non sappiamo se riuscirà a farlo con la siccità di quest’anno».

Il lago del Mis, invece, segue un percorso opposto: dopo una continua rapida crescita dalla metà di febbraio, sta progressivamente calando, anche se riesce a mantenersi sopra il 90% di riempimento. Il volume del Corlo (Brenta) è invece in continuo incremento, ormai da fine febbraio, con un valore al 15 aprile di quasi 29 milioni di metri cubi. Di fatto è pieno per tre quarti. Si stanno sciogliendo anche le ultime nevi, ma – rilevano alla stazione Arpav di Arabba – i deflussi risultano generalmente sotto la media del periodo. Il torrente Padola che porta acqua al Piave, in Comelico, ha una portata, ad esempio, inferiore del 53%, mentre il Boite che arriva da Cortina e confluisce nel Piave a Perarolo di Cadore ha un terzo di carico in meno.

In Agordino il Cordevole, che raccoglie dalla Marmolada, è a meno 18%. Decisamente peggiore è la situazione nel Feltrino, dove il bacino (prealpino) del torrente Sonna è sotto addirittura del 64%. In questo mese sono caduti 30 millimetri d’acqua.

Le precipitazioni medie (1994-2021) di aprile sono stimate in 94 millimetri. Pertanto siamo ad un terzo degli apporti attesi a fine mese. Più precisamente, in montagna sono caduti 40-60 mm sulle Dolomiti, 20-50 mm sulle Prealpi. Le massime precipitazioni del periodo sono state registrate dalle stazioni di La Guarda (Cesiomaggiore, Bl) con 70 millimetri e Brustolè (Velo d’Astico, Vi) con 67 millimetri.

In particolare sul bacino del Piave è caduto il 37% degli apporti mediamente attesi a fine mese. Oltre che sindaco di Calalzo, De Carlo è senatore e responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura di Fratelli d’Italia. «Il problema della scarsità d’acqua non nasce certo oggi, e necessita di importanti interventi sul fronte infrastrutturale e impiantistico, che possono trovare le risorse necessarie al loro finanziamento nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza», sottolinea De Carlo. Da un lato, c’è la crescente carenza di piogge, dall’altra c’è quello dell’accumulo. «La media delle acque trattenute rispetto a quelle cadute al suolo è appena dell’11%, a livello nazionale, in Veneto del 5%. È su questo che si deve investire: viste anche le precipitazioni nevose, non possono certo bastare i bacini montani, che peraltro nei periodi estivi vengono puntualmente svuotati penalizzando il turismo».

Servono quindi molti più bacini: un migliaio, così tanti ne hanno suggeriti Coldiretti ed Anbi. Da sindaco di Calalzo De Carlo pone anche il problema delle concessioni: al momento del rinnovo, vanno riconsiderati i contratti, con maggiori ristori per le comunità rivierasche, sia di risorse che di allungamento dei tempi di piena. Ristori? Il sindaco di Domegge ha un ponte, quello sul lago, chiuso dall’autunno scorso. «Problemi di stabilità, quindi di sicurezza. Solo una settimana fa si è fatto un collaudo, da parte del gestore della concessione, sulla tenuta dei piloni e dell’infrastruttura, dopo una serie di altre verifiche. Speriamo che quanto prima ci diano l’autorizzazione a riaprilo». Dall’altra parte del lago c’è un camping, ci sono importanti sentieri, ci sono tanti boschi da coltivare. Tutto è fermo da circa 8 mesiFrancesco Dal Mas

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