A settembre, nello stesso tratto del Brenta tra Padova e Cadoneghe è stato trovato morto un diciottenne

Henry Amadasun, il ragazzo annegato sul Brenta a settembre

Anche in quel caso aveva mandato un messaggio agli amici: «Non so se ci rivedremo ancora»

CADONEGHE. Era già successo purtroppo. E nello stesso punto dove martedì mattina è stato trovato Ahmed. Henry Osarodion Amadasun, studente diciottenne di Cadoneghe è scomparso nella notte tra sabato 18 e domenica 19 settembre scorso, il suo corpo è stato trovato dai sommozzatori dei vigili del fuoco il lunedì successivo.

I genitori Clara ed Evans non sono mai stati convinti che si sia trattato di un gesto volontario, anche perché quel giorno era uscito da casa al pomeriggio, in sella alla bicicletta, per incontrare degli amici con cui si era intrattenuto fino a sera e che non l’hanno visto preoccupato o agitato. Pertanto si sono affidati ad un avvocato per richiedere ulteriori indagini.

Che da quanto si sa fino ad ora, non hanno portato a nessuna novità che non sia quella di un gesto volontario. Loro pensano che Henry non avesse alcun motivo di togliersi la vita e che quella notte non fosse solo, che qualcuno abbia potuto spingerlo, fisicamente o psicologicamente, a lanciarsi dalla passerella sul Brenta. 

Il pm Roberto Piccione, stante l’assenza di segni di violenza sul corpo del giovane e il messaggio di addio che aveva inviato in una chat di Whastapp agli amici, non aveva ravvisato la responsabilità di altre persone né richiesto l’esame autoptico, riconsegnando il corpo alla famiglia. Che invece si sta battendo ancora per avere la certezza della morte di Henry.

«I genitori non hanno mai creduto a un gesto esclusivamente volontario – aveva dichiarato al nostro giornale l’avvocato Marcello Stellin, al quale la famiglia si è rivolta per risalire alla verità, – Abbiamo avviato indagini per conto nostro, ma finché non se ne farà un eventuale uso processuale, manteniamo il riserbo».

L’ultima traccia che Henry ha lasciato di sé è stata proprio un messaggio inviato in una chat di amici: «Non me ne vogliate, non so se ci rivedremo ancora, vi voglio bene per sempre» aveva scritto il sabato sera precedente, poco dopo essersi allontanato dal gruppo di amici con i quali aveva trascorso pomeriggio e serata. Intorno alle 22. 30 li aveva salutati e lasciati al parco di Castagnara dove si erano ritrovati ed era corso via, in sella alla sua bicicletta rossa. Una bici trovata nei pressi di via Palladio quando la mamma, preoccupata dal suo mancato ritorno a casa, e gli amici, allarmati dal messaggio ricevuto, hanno iniziato a cercarlo. Il telefono, invece, è stato ritrovato altrove e per due giorni le ricerche si sono concentrate nel fiume Brenta, poco distante da casa sua.

Henry non aveva mai dato segni di tristezze o sofferenze profonde: per questo i genitori non sono convinti che si tratti di un suicidio volontario, deliberato in autonomia, bensì sono propensi a ritenere che nella morte del figlio ci siano delle corresponsabilità.

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