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Una settantina di risparmiatori ieri si sono presentati nell’aula bunker «Abbiamo perso liquidazioni e risparmi di una vita. Vogliamo giustizia»

Imbarazzo e dignità degli azionisti della Popolare di Vicenza. «Vogliamo guardare Zonin negli occhi»

Una settantina di risparmiatori alla prima udienza del processo d’appello nell’aula bunker di Mestre

Laura Berlinghieri
2 minuti di lettura

Un gruppo di azionisti all'esterno dell'aula bunker di Mestre

 

MESTRE. Pensionati e alta finanza. Suv e utilitarie. Miliardi che fanno gola e non bastano, e risparmi di una vita andati in fumo. Sono le realtà impermeabili che si mischiano e trovano sintesi nelle aule di tribunale.

La schiera di risparmiatori siede, composta, tra nove file dell’aula bunker di Mestre, dove il 22 aprile si è celebrato il primo atto del processo d’appello del caso Banca Popolare di Vicenza.

Lo sguardo fisso all’estremità della stanza. In prima fila c’è Gianni Zonin, ex presidente dell’istituto, davanti alla scritta «La legge è uguale per tutti», che da sola suona come una sentenza.

«Sono qui perché vorrei guardarlo negli occhi e vedere se regge lo sguardo» dice Franco Cusinato, di Montebello Vicentino. Millecento azioni acquistate, 100 mila euro andati in fumo.

La testimonianza di Franco Cusinato

Crac della Popolare di Vicenza: "Vi racconto come ho perso 100 mila euro"

Membro dell’associazione “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza”, è arrivato a Mestre a bordo del pullman prenotato da alcuni dei vecchi azionisti.

Sono 118 mila, di cui 8 mila si sono costituiti parte civile. Ieri, in aula, erano una settantina, provenienti da tutte le province del Veneto, e non solo.

Luisa, insieme al marito, arriva da Milano. Non dice il cognome: «Va bene così».

Imbarazzo e dignità. Storie diverse, ma nelle quali ricorrono gli stessi elementi. Ci sono i risparmiatori. E ci sono i figli, sopravvissuti ai genitori. Perché questa vicenda, che intreccia migliaia di vite, riguarda soprattutto gli anziani.

Loris Mazzorato, un risparmiatore

 

C’è il vecchio centralinista, cieco, della sede legale della Banca. Zonin in persona lo ha convinto a investire l’intera liquidazione per acquistare azioni della Popolare. Lo conosceva da una vita. Duecentocinquantamila euro in fumo. Ora lo difende l’avvocato Sergio Calvetti, legale in una class action.

Le parole di Gianni Zonin prima dell’udienza

Zonin al processo d'appello sul crac PopVi: "Anche io sono un risparmiatore"

Non è solo il denaro. «È la vergogna di mio padre, morto senza poter lasciare nulla a figli e nipoti. Che si è ammalato per lo stress, l’imbarazzo, la rabbia. Un uomo con la quinta elementare, che è stato abbindolato con una brioche e un caffè offerti».

È uno dei racconti che, tra i cartelli e gli striscioni, si susseguono fuori dall’aula, tra le due ali di azionisti che lambiscono il corridoio dove sfilano alcuni dei 220 avvocati.

«Il fatto è che noi ci fidavamo. Ero con la Popolare di Vicenza da trent’anni, mi è stato consigliato di acquistare delle azioni. “Per diversificare” mi dicevano. E io mi sono fidato». Duemilatrecento azioni acquistate, Germano Girardi – 70 anni, di Farra di Soligo – ha perso 148.700 euro. «Soldi che io e mia moglie avevamo messo da parte per la vecchiaia. Non ci resta più niente». Se non la beffa del risarcimento, ottenuto solo dalla moglie, titolare di 135 delle 2.300 azioni. «Perché nella mia posizione un cavillo ha bloccato tutto».

Storie che si ripetono, nell’aula di tribunale: documenti che mancano, redditi troppo elevati. E il 30% di risarcimento con risorse del Fir – il fondo indennizzo risparmiatori, creato proprio per i risarcimenti legati ai crac bancari – per tanti resta un miraggio.

L'ex presidente della banca, Gianni Zonin, in aula

 

Intanto la prima udienza si dipana tra burocrazie, fissando i prossimi passi. Zonin resta. E così restano l’ex vice direttore generale della banca Emanuele Giustini (condannato in primo grado a sei anni e tre mesi), l’ex consigliere di amministrazione ed ex presidente di Confindustria Vicenza Giuseppe Zigliotto e il dirigente Massimiliano Pellegrini, entrambi assolti dal tribunale. I due manager Andrea Piazzetta e Paolo Marin, entrambi condannati a sei anni, non si sono presentati all’udienza.

Zonin resta. I risparmiatori lo hanno visto ed escono dall’aula. Poi la giustizia farà il suo corso. Loro lo hanno visto.

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