Cinema al 100 per cento, le recensioni dei film usciti giovedì 17 marzo 2022

Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson

La meravigliosa leggerezza di Paul Thomas Anderson nel suo vitale affresco sull’adolescenza in “Licorice Pizza”. Roland Emmerich pretende la Luna ma il suo “Moonfall” è un bluff. “Corro da te” con Favino e Leone, commedia senza identità

LICORICE PIZZA

Regia: Paul Thomas Anderson

Cast: Gary Cooper, Alana Haim, Sean Penn, Tom Waits, Bradley Cooper

Durata: 133’

Gli “American Graffiti” di Paul Thomas Anderson, spostati di oltre un decennio. E con il simulacro del suo attore feticcio, il figlio di Philip Seymour Hoffman, Cooper.

Un film di una leggerezza e di una giocosità tale da riuscire a nascondere la profondità dello sguardo sul cinema, la cultura americana degli anni ’70, quell’essere giovani e di belle speranze che finiscono in fretta dopo il Vietnam. Siamo nel 1973. Gary e Alana si conoscono il giorno delle foto nel liceo del ragazzo.

Lui è un attore in rampa di lancio, nemmeno sedicenne. Lei, più grande di quasi 10 anni, è un’assistente fotografa insoddisfatta.Tra loro nasce un forte legame. Ma non è amore, o almeno non sembra, nonostante le baruffe, le fughe, gli inseguimenti fisici e affettivi lungo un bel lasso di tempo.

Tutto è straordinario nel film di PTA, dalle inquadrature al plot, dalla colonna sonora da urlo agli attori esordienti, ma a loro agio sul set come interpreti collaudati. E se nel caso di Cooper si può pensare all’educazione familiare, nel caso di Alana l’esordio è ancora più nuovo, portando con sé un naso e un’estrazione alla Barbra Streisand, dalla musica al cinema.

Una Streisand richiamata anche sullo schermo, dal suo focoso amante, il parrucchiere e produttore Jon Peters (Bradley Cooper). E ancora, Tom Waits e Sean Penn a fare da altissimo corollario a “Licorice Pizza”, la pizza alla liquirizia simbolo di una catena di negozi di dischi americani, e che appartiene alla memoria sbiadita della gioventù.

I due ragazzi non sono una coppia, ma probabilmente si amano, tra materassi ad acqua, la sala flipper e le smanie dei due giovani di diventare qualcuno, di essere qualcuno.

Ma “Licorice Pizza” è anche un film sul cinema, uno sguardo dall’interno e un omaggio a certi momenti chiave di Hollywood, mentre un’altra guerra (il Kippur) e altre tensioni (il Medio Oriente), costringevano all’austerity per l’alto costo del petrolio e della benzina.

In questo, il film di Paul Thomas Anderson segue da vicino, persino si apparenta con “C’era una volta a Hollywood” di Tarantino, ma anche col Sorrentino di “È stata la mano di Dio”, e via via indietro nel tempo sino a Woody Allen e François Truffaut.

Uno sguardo compiaciuto e nostalgico, mai decadente, fine a se stesso. Un grande gioco di luci e di immagini, non dirette, forse oblique, più nel senso della metafora che dello sguardo. Parlo di ieri e guardo all’oggi, insomma. Un classico. Come potrebbe diventare anche “Licorice Pizza”. Film di esordienti maturi, sotto lo sguardo di un maturo adolescente. Da non perdere. (mi.go.)

VOTO: 8,5

***

CORRO DA TE

Regia: Riccardo Milani

Cast: Pierfrancesco Favino, Miriam Leone, Pietro Sermonti, Vanessa Scalera, Andrea Pennacchi, Piera Degli Esposti

Durata: 113’

"Corro da te" di Riccardo Milani

Gianni (Pierfrancesco Favino) ha 50 anni (anzi 49, preciserebbe lui). È il prototipo dell’uomo ricco e cinico, che ama le donne per una sera, bugiardo patologico, ego smisurato. Per un equivoco, si fa credere paraplegico e conosce Chiara (Miriam Leone) che su una sedia a rotelle ci sta per davvero, fa la violinista ed ha imparato ad accettare la propria condizione di disabile.

La bugia monta come l’inatteso sentimento di Gianni che si trova, presto, ad un bivio: dire la verità, spronato dalla sua segretaria (Vanessa Scalera) e dal migliore amico Dario (Pietro Sermonti) e così perdere tutto, o continuare a mentire?

“Corro da te” di Riccardo Milano, remake della commedia francese “Tutti in piedi”, mantiene quello che promette: due protagonisti seducenti, una storia rodata, qualche situazione (il viaggio a Lourdes) divertente.

Il problema, semmai, è in una operazione che non va oltre la replica, intempestiva, di un “già visto” senza anima e senza identità, che si dibatte tra una vena romantica (ma senza emozione) e un finto “politicamente scorretto” che, in realtà, non affonda mai gli artigli.

L’unico, autentico, piacere è vedere sullo schermo Vanessa Scalera, una di quelle attrici preziose che, da sola, tiene la scena e che vorremmo vedere sempre più spesso e in ruoli più importanti, e Piera Degli Esposti, nella sua ultima interpretazione. (m.c.)

VOTO:  5.5

***

MOONFALL

Regia: Roland Emmerich

Cast: Halle Berry, Patrick Wilson, John Bradley (II), Charlie Plummer,

Durata: 130’

"Moonfall" di Roland Emmerich

A Roland Emmerich la Terra non basta più. Ora vuole la Luna. In tutti i sensi. E così, dopo gli alieni di “Independence Day”, la nuova era glaciale di “The Day After Tomorrow” e l’apocalisse naturale di “2012”, tocca al satellite terrestre diventare la nuova minaccia di estinzione del genere umano. Altro che Leopardi (“Che fa tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”), altro che placida luce da interrogare sul perché della vita, del dolore, del tempo e della noia.

In “Moonfall” la Luna si avvicina, sinistra, al suo Pianeta per scatenare maremoti e pioggia di meteoriti. Per gli scienziati il fenomeno è inspiegabile ma per i complottisti è la prova delle loro bislacche teorie. Uno di loro, insieme a un ex astronauta congedato con disonore e a una dirigente della Nasa (entrambi protagonisti, in passato, di una missione finita male per cause insabbiate dai vertici militari, che, adesso, acquistano tutta un’altra luce), saltano sul primo shuttle riesumato da un museo per sventare la minaccia, mentre l’umanità fugge sulle montagne e nei bunker sotterranei.

Il cinema muscolare ed escatologico di Emmerich si gioca un’altra carta: ma al tavolo verde il bluff si scopre subito e si sgretola. E come se il regista sbagliasse sempre i tempi: impaziente di mostrare la catastrofe che viene liquidata quasi senza attesa e senza pathos in una indifferenza persino crudele; e precipitoso, come una accelerazione da 0 a 100 in pochi secondi, nel risolvere il mistero di una Luna che non è quello che sembra con uno spiegone che risale alle origini della vita per tracimare in uno spiazzante conflitto intergalattico.

Tempi sbagliati e scelte narrative discutibili per una storia che si slabbra tra le vicende ambientate nello spazio e quelle dei sopravvissuti e del solito milieu militare che non vede l’ora di usare le armi nucleari. Nel caos cosmico, tra rottami di altri film del genere e detonatori comici per stemperare la tensione apocalittica, anche l’empatia smarrisce la rotta e delle sorti dei protagonisti, in fondo, non interessa niente a nessuno. (m.c.)

VOTO: 5,5

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Il centrosinistra conquista Verona, i sostenitori di Tommasi cantano Bella Ciao

Bruschette integrali con fagioli e zucchine marinate

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi