Covid, due anni fa a Vo’ la prima quarantena d’Italia con il Lodigiano. Così il paese si è rialzato

Il 21 febbraio 2020 entrava in lockdown totale, primo in Italia con l’area più colpita in Lombardia. Dal lutto per Trevisan all’arrivo di Mattarella, il racconto di un biennio che è storia. L’orgoglio veneto e la capacità di trasformarsi in brand

VO’. Occorre uno sforzo per ricordare, e non tanto perché la memoria deve andare a pescare troppo in là nel tempo. Due anni non sono poi così tanti. Occorre uno sforzo diverso, questo: resettare il pensiero e dimenticare l’ormai ovvietà di termini come “zona rossa”, “chiusura”, “quarantena”, persino di parole come “contagio”. Due anni fa “contagiarsi” era una forma verbale rara, e “finire in zona rossa” era una casistica da film.

Ed è solo con questa preparazione mentale che si può ricordare l’eccezionalità di quei giorni che hanno reso Vo’ il centro dell’Italia, se non dell’Europa. Giorni che domani ritornano in un anniversario, quello dei due anni.

L’annuncio nella notte

Vo’ si è ritrovato nel cuore della storia quasi per caso, nel tardo pomeriggio del 21 febbraio 2020, quando all’ospedale “Madre Teresa” di Schiavonia vengono confermati i primi due casi di positività al Covid. Si blinda l’ospedale, nessuno entra e nessuno esce. Uno dei due, Adriano Trevisan, 77 anni di Vo’, morirà in poche ore: sarà la prima vittima europea del virus.

Già quello che avviene nelle prime ore, in quel momento, è difficile da comprendere, tanta è la confusione e tanto è lo smarrimento: il presidente regionale Luca Zaia e i vertici sanitari veneti impongono lo screening di tutti i soggetti entrati in contatto con i primi contagiati. Si contano 88 positivi, tutti messi in quarantena? «Quarantena? Ma concretamente, come si fa una quarantena?», si chiedono quasi tutti i diretti interessati. L’impatto psicologico è devastante.

Davvero difficile da comprendere, a tal punto che quasi manco ci si accorge della potenza della comunicazione che seguirà: è l’annuncio con cui si sancisce la chiusura di Vo’. Sono le 23.15 del 22 febbraio e il premier Giuseppe Conte “inaugura” la consuetudine delle dirette nazionali sulla pandemia. Dopo un preambolo di quasi otto minuti – pare quasi che il presidente abbia il timore di formalizzare la circostanza – Conte annuncia con una perifrasi la chiusura di Vo’ e dei Comuni del Lodigiano. La ben nota “zona rossa”.

È tardi, pochi in realtà assistono alla diretta (non c’è ancora l’ansia da conferenza stampa), le redazioni dei media sono in chiusura e la stanchezza non aiuta dopo una maratona informativa di oltre ventiquattro ore: di fatto solo l’indomani mattina i titoli dei siti, i messaggi in Facebook e lo scambio di informazioni tra i residenti traducono l’annuncio scioccante di Conte: Vo’ è in quarantena e con esso anche i suoi 3.300 cittadini.

I parà circondano Vo

Ecco i check point

Il 24 febbraio arrivano i check-point, i varchi in tutte le strade del borgo euganeo, presidiati dai militari, e chi pensava a una boutade deve ricredersi. C’è gente armata a limitare ogni passaggio.

Il resto è, come si suol dire, storia. Gli accessi blindati, il supermercato locale che assume residenti pur di funzionare, gli omaggi e la solidarietà da tutta Italia, la rabbia di chi non può lavorare, i fidanzati che non possono abbracciarsi, gli anziani genitori lontani dai figli. E poi il brindisi col Serprino che l’8 marzo celebra la fine della “zona rossa”, l’entusiasmo che si spegne in poche ore per la quarantena imposta a tutta la nazione.

Arriva il Presidente

Il paese italiano con il nome più breve – in compagnia di Lu, Ne, Re e Ro – deve ora la propria notorietà a ben altro. Notorietà planetaria, visto che qui arriveranno giornalisti da tutto il mondo: il Sunday Times titola “Could this village save the world?”, può questo villaggio salvare il mondo, facendo riferimento al contributo che i vadensi danno nello studio del Covid.

A settembre 2020 a Vo’ arriva persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a inaugurare l’anno scolastico, e con lui ministri, virologi, il ct della nazionale Roberto Mancini, il trio Il Volo e una lunga lista di volti noti. Vo’ diventa un vero e proprio brand, e non è un caso che nasca – tra le varie cose – un’etichetta speciale per le bottiglie di vino prodotte in questo borgo, che serve anche per raccogliere 130 mila euro da destinare alla ricerca dell’Università di Padova. Due atleti di Vo’, ma qui la pandemia non c’entra, vanno pure alla Paralimpiadi e si portano a casa delle medaglie.

L'angolo della Locanda al Sole divenuto celebre per la frase "noi abbiamo l'alcol che ci protegge"

Due simboli opposti

Due segni opposti. Ad oggi un ulivo e una vetrofania sono gli unici simboli “concreti” che testimoniano il passaggio della pandemia a Vo’. Opposti perché la loro forza evocativa è agli antipodi. «Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda» è la frase della targa sistemata all’ombra dell’ulivo, piantumato un anno per ricordare le vittime del virus. La vetrofania è quella della Locanda Al Sole e strappa un sorriso: «Noi abbiamo l’alcol che ci protegge», si legge, a ricordare l’esilarante e genuina risposta dei tre giovani intervistati il 21 febbraio 2020 dai primi giornalisti giunti a Vo’. Potere dei simboli, per quanto così diversi.

Il ricordo celebrato a scuola

Sono iniziate lunedì 21, di buona mattina, le iniziative messe in campo dall’Istituto comprensivo “Guido Negri” per ricordare i due anni della pandemia. Alle 7.30 è suonata la campanella per i circa 600 ragazzi che frequentano le scuole di Vo’, Lozzo Atestino e Cinto Euganeo per raccontare la loro esperienza durante il periodo del Covid nella diretta su Rai Radio1.

Alle insegnanti il compito di spiegare come hanno potuto svolgere la didattica nella prima parte del lockdown, talvolta andando anche a far lezione nelle case. «Passa anche l’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan», spiega il dirigente scolastico, Alfonso D’Ambrosio, «vuole capire come funziona il moderno impianto di trattamento dell’aria. Con lei la consigliera Elisa Venturini che sta portando avanti alcune iniziative a sostegno della scuola e da Milano Lorella Carimali, scrittrice e docente di matematica e fisica al liceo scientifico “Vittorio Veneto” del capoluogo lombardo, candidata al Global Teacher Prize, il Nobel per l’insegnamento».

Una rosa

Dopo il minuto di silenzio e il video di 6 minuti dove tutti gli alunni ringraziano i docenti e il personale scolastico, il clou della giornata è intorno alle ore 18 all’auditorium di Lozzo Atestino di Banca Adria con i sindaci, docenti, genitori e ragazzi.

All’inizio della cerimonia verranno scoperti tre bassorilievi in trachite dei colli delle dimensioni di 1 metro per 80 centimetri, realizzati per la ricorrenza da un’artista di Lozzo Atestino, sui quali campeggia la scritta “Per l’alto senso pedagogico degli insegnanti nei confronti degli alunni”. Le tre targhe, che sono state acquistate con i soldi del bilancio dei tre Comuni (circa 3 mila euro), verranno posizionate nell’atrio dei plessi dei tre Comuni in segno di riconoscenza verso i docenti e il personale scolastico per il lavoro svolto durante i due anni di pandemia. I genitori dei ragazzi doneranno al personale scolastico una rosa che gli alunni porteranno a scuola martedì mattina per profumare le aule.

Il dirigente D’Ambrosio ha firmato un decreto che conferisce una nota di merito ai 136 componenti il personale scolastico, nota di merito che rimarrà nel fascicolo di ogni dipendente che in molti casi, come evidenzia il preside, durante il lockdown ha prestato servizio oltre l’orario di lavoro ordinario.

Il “Grazie” al professor Crisanti

Il 21 febbraio del 2020, data che ha segnato l’inizio della pandemia in Veneto e in Italia, con Vo’ prima zona rossa, sarà ricordato anche dall’amministrazione vadense capeggiata dal sindaco Giuliano Martini. Alle 12 alla rotatoria sulla strada provinciale per Este, dove il 21 febbraio di un anno fa è stato messo a dimora un ulivo per ricordare le vittime del Covid,à la deposizione di una corona d’alloro e le note del silenzio. Oltre al sindaco Martini e ai componenti l’amministrazione comunale, ci sarà anche il microbiologo Andrea Crisanti, segno di ringraziamento del paese e del Veneto all’uomo che con la sua bravura e preveggenza ci ha letteralmente salvati.

Vo’ oggi

Oggi Vo’ è ritornato ad essere un borgo come tanti altri, solo con un bagaglio di esperienza decisamente più importante rispetto alla media. Il Covid ha colpito – sei le vittime in due anni di pandemia – ma non più che in altri luoghi. I segni concreti, quelli che ti fanno dire “ecco il Comune del Covid”, sono pochi: una vetrofania ironica fuori da un bar, un ulivo piantato un anno fa per commemorare chi ha perso la vita, tra qualche ora dei bassorilievi che saranno incastonati all’ingresso della scuola.

La forza di un nome che però ha fatto la storia sta tutta in una rotatoria, realizzata nelle ultime settimane nel centro del paese. Un rondò bianco, immacolato, con il grande stemma comunale e soprattutto con una doppia grande scritta: Vo’. «Si legge bene anche dal cielo», piace constatare al sindaco Giuliano Martini, amante del volo. Che lo si sappia da qualsiasi angolo lo si legga: ecco Vo’, il Comune che ha insegnato a tutto il mondo come si affronta il Covid.

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