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Ospedali e Case di comunità del Veneto. Ecco la nuova rete della sanità

Sono 129 le strutture dove la Regione investirà i fondi Pnrr. Resta da risolvere il nodo della carenza di medici e infermieri

Albino Salmaso
2 minuti di lettura

VENEZIA. Il cronoprogramma del Pnrr l’ha fissato Mario Draghi: entro giugno vanno approvate 45 riforme e altre 55 entro il 2022. Il primo step si chiama “missione salute”, capitolo VI del Pnrr: 15,6 miliardi che diventano 20,2 con il fondo complementare per l’Italia. E il Veneto (cui spetta di media l’8,6%, pari a 1,3 miliardi) con perfetta sinergia martedì ha votato la delibera che individua 99 Case e 30 Ospedali di comunità, prima tappa per rafforzare la medicina sul territorio e ridurre l’impatto sulle cliniche e le degenze. Si tratta di una Casa ogni 50mila abitanti mentre i 30 Ospedali sono la fotocopia di quelli indicati nel piano varato il 6 agosto 2020, con un paio di novità a Valdobbiadene e a Noale che prende il posto di Dolo. La delibera della giunta regionale è già stata inviata a palazzo Ferro Fini con un iter che va chiuso entro febbraio. Il vero nodo da sciogliere riguarda il personale: per far decollare i servizi bisogna arruolare medici e infermieri non solo in Veneto ma in tutt’Italia. Il segnale è chiaro: dopo la stagione dei tagli imposti dall’austerity di Bruxelles, si gira pagina. I soldi ci sono, mancano i camici bianchi.

LE RISORSE

Il dramma della pandemia ha messo fine ai dubbi: senza le cure a domicilio, con i medici di famiglia e gli infermieri impegnati giorno e notte, il sistema ospedaliero non avrebbe retto e quindi si tratta investire nella telemedicina. Chi ha smantellato le cure sul territorio, come la Lombardia nell’éra Formigoni, ha pagato un tributo altissimo di vite umane con il Covid e la vicepresidente Letizia Moratti in pochi mesi ha ingranato la retromarcia in perfetta sintonia con le direttive del ministero. Il Pnrr stanzia 7 miliardi per le reti di comunità con risorse Ue e le coperture del governo: si tratta di 567 milioni per le nuove strutture, con tranches da 94,5 milioni dal 2022 al 2027. Gli altri fondi sono destinati all’arruolamento del personale per i servizi sul territorio.

LA DELIBERA DEL VENETO.

«Per l’Italia il Next generation Eu rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo», scrive Manuela Lanzarin nella delibera votata a palazzo Balbi. «La realizzazione delle Case della Comunità consentirà ai malati fragili di accedere a centri multidisciplinari con medici di medicina generale, pediatri, specialisti, infermieri e assistenti sociali per beneficiare dei servizi senza gravare sugli ospedali. Di pari passo, potenziare i servizi agli over 65 con patologie croniche, permetterebbe di erogare le cure in tempo reale con le nuove tecnologie ai pazienti anche a distanza. Ciò consentirà una migliore qualità della vita» spiega l’assessore alla Sanità. Un’analisi anticipata il 16 dicembre nel dibattito in V commissione con il dirigente del Sociale Paolo Fattori.

LE STRUTTURE

Le 99 Case della comunità ruotano nei poliambulatori e nei distretti sociosanitari enucleati fin dai tempi della riforma di Tina Anselmi. Spunta la riconversione dell’ex Guicciardini di Valdobbiadene, mentre a Limena, Abano, Pontelongo, Camposampiero, San Martino di Lupari sono previste nuove strutture. Per i 30 Ospedali di comunità si tratta di 27 riconferme con qualche novità: 7 posti letto in meno all’ospedale di Agordo, altri 3 tagliati a Feltre e 7 a Vittorio Veneto mentre Caprino Veronese ne recupera ben 12. Va registrata la new entry dell’ospedale di Noale al posto di un reparto di Dolo mentre Valdobbiadene diventa una nuova struttura, dopo il rodaggio del Covid. Ora si tratta di passare dalle parole ai fatti: senza medici e infermieri la riforma non decolla.

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