Zaia, il Veneto non andrà in arancione. Ora serve la miniquarantena senza tamponi per i vaccinati positivi

Casi stabili nella nostra regione ma altri 32 morti causati dal virus. Somministrata la dose di vaccino numero 10 milioni.  Il presidente della giunta regionale preme sul governo: «Impossibile assicurare il tracciamento con questi numeri e obbligare cittadini vaccinati a sottoporsi alla trafila dei tamponi»

VENEZIA. Il Veneto non passerà in arancione la prossima settimana, se, e tocchiamo ferro, riuscirà a mantenere i livelli attuali di contagio. Il tutto mentre proprio oggi, giovedì 20 gennaio, è stata inoculata la vaccinazione numero 10 milioni. «Un record, dice il presidente della giunta regionale Luca Zaia, a undici mesi scarsi dall’arrivo del primo vaccino in Veneto».

I dati sembrano dargli una mano. Contagi Covid sullo stesso livello di ieri oggi in Veneto, +21.833 (erano 21.207 nel bollettino di mercoledì), con un altro pesante tributo di vittime, 32 in più, che portano il totale a 12.862 dall'inizio della pandemia, mentre il numero complessivo degli infetti si aggiorna a 956.096. Lo riferisce il report della Regione.

Gli attuali positivi sono 273.895 (+ 8.823). Lieve aumento dei dati ospedalieri, con 1.806 (+4) ricoveri in area medica (+5) e 204 (+1) nelle terapie intensive.

Quello che non regge è il tracciamento dei contatti. «Per legge dovremmo assicurare il 60% dei tracciamenti», sbotta Zaia, «vuol dire oltre 12 mila telefonate al giorno. Dobbiamo cambiare, non si può, bisogna far capire al cittadino vaccinaton che è lui che deve mettersi in autoisolamento, come prevede la legge tra l’altro, e di starsene tre giorni a casa in caso di contatto».

«Se abbiamo l’88 per cento di persone vaccinate potremo fare una quarantena minore e evitare i tamponi a vaccinati asintomatici», spiega, «basta pensare che nel febbraio 2020, quando non avevamo neanche i vaccini, non si poteva tamponare gli asintomatici, era proibito per legge. E ora che abbiamo i vaccini lo facciamo? È assurdo».

«Cambia lo scenario, deve cambiare la strategia», ha ribadito Luca Zaia, «Quel che ho chiesto e ho fatto sottoscrivere ai colleghi presidenti - ha aggiunto - è che il Governo guardi al Cts e prenda atto che la situazione gestita con le norme di oggi da caos. Sono comprensibili le lamentele dei cittadini, che si trovano una mole di tamponi e di attività da fare, che vanno a cozzare contro ore di attesa ai tamponi. Il tracciamento su 21 mila contagiati al giorno è impossibile da fare. L'Ecdc dice di concentrarsi sui sintomatici, tutto quello che sta intorno non è da trascurare ma da gestire in maniera più flessibile».

«La modifica della definizione di 'caso' è la madre di tutte le battaglie», ha affermato Zaia, a proposito delle richieste del tavolo tecnico delle Regioni. «Spero - ha aggiunto - che il gruppo di lavoro del Cts chiuda velocemente questa partita, perché si va nella direzione nella quale il vaccinato positivo fa il suo isolamento per tre giorni, poi fa le sue attività».

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