Oltre tremila sanitari sono positivi al Covid in Veneto: tutte le cifre

FORTUNATO SERRANO'

Per un terzo sono infermieri, a cui aggiungere 480 medici. Ospedali in difficoltà senza i lavoratori contagiati e sospesi. Ecco la situazione per ogni Ulss

VENEZIA. Le infezioni da Covid si stanno rivelando una falcidie anche all’interno degli ospedali, sottraendo in tutto il Veneto migliaia di operatori sanitari ai reparti. Del resto, le strutture di cura non sono cellule isolate dall’esterno, dove le infezioni imperversano: soltanto venerdì 14 si sono registrati 18.357 nuovi casi, con un tasso di positività sui tamponi effettuati prossimo al 13%. E chi lavora nel mondo della sanità, si diceva, non è esente.

È un esercito di 3.286 uomini e donne: tanti sono gli operatori veneti a casa, perché positivi al virus. Per la maggior parte si tratta di infermieri (1.288), a cui aggiungere 480 medici (su circa 32 mila), 476 operatori socio-sanitari, 120 medici di famiglia, 440 operatori sanitari di altro genere e 482 ulteriori addetti sanitari. Migliaia e migliaia di lavoratori sottratti a reparti ospedalieri, ambulatori, studi. Da aggiungere alle migliaia di sanitari che sono stati sospesi, perché non vaccinati contro il Covid.

Ecco la situazione nel dettaglio

Questa settimana, soltanto l’Ordine dei medici di Venezia ha inviato 250 Pec ad altrettanti dottori non vaccinati, chiedendo spiegazioni. Se queste non saranno convincenti, scatterà la sospensione del servizio e dallo stipendio.

«Il dilagare dei contagi tra i sanitari sta creando grossi problemi nella gestione degli ospedali, è inutile nasconderlo» commenta il chirurgo veneziano Giovanni Leoni, vicepresidente nazionale dell’Ordine dei medici, «per questo da tempo sostengo l’importanza di un lockdown. Se non indifferenziato, quantomeno in situazioni mirate, per interrompere la catena delle positività».

Anche perché i ricoveri crescono. E far fronte alla crescita del numero di positivi con bisogno di cure, senza accantonare la gestione degli altri pazienti, si rivela un’impresa per organici sempre più risicati.

«Adesso si sta parlando di aumentare il numero dei letti nei reparti di Rianimazione, ma questo deve essere accompagnato dall’assunzione di nuovo personale. Tra contagi e sospensioni, le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti» conclude il presidente dei medici. 

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