In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Pnnr, scontro sui fondi ai Comuni. Bitonci: «L’Anci è troppo romano-centrica»

Il sottosegretario all’economia, ex sindaco di Padova, contesta la linea che ha portato all’esclusione di molti Comuni del Nord. E va al contrattacco con una mozione. L’intervista

Claudio Malfitano
2 minuti di lettura
Massimo Bitonci 

PADOVA. «L’Anci è romano-centrica, lo dico da tempo. Nonostante l’impegno di Mario Conte e di molti sindaci del Nord resta un’associazione poco incisiva e genuflessa alle scelte governative». Massimo Bitonci ha chiare le responsabilità del “pasticcio” dell’indice di vulnerabilità sociale che ha escluso gran parte dei Comuni veneti dai fondi per la rigenerazione urbana previsti dal Pnrr. Un bando che era stato valutato positivamente proprio dall’associazione che raccoglie i sindaci.

Il rischio adesso è che lo stesso criterio possa continuare a penalizzare il Veneto nei prossimi bandi. Per questo il parlamentare leghista, ex sindaco di Padova e sottosegretario all’economia, ha predisposto una mozione presentata dal capogruppo leghista a Montecitorio Riccardo Molinari e sottoscritta da tutti i deputati veneti.

Bitonci, vi accusano di essere arrivati tardi. Tra l’altro una critica che arriva anche dagli ambienti leghisti della Marca.

«La mozione era pronta da una settimana: è stata depositata lunedì cioè il primo giorno di riapertura della Camera. Sono polemiche inutili. Anche perché quello della vulnerabilità sociale è un criterio deciso dal governo Conte 2, con la maggioranza giallo-rossa. La Lega non c’entra nulla».

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) A_212243975A_212243975]]

Perché una mozione e non un’interrogazione?

«Perché la mozione è un atto di indirizzo. Vogliamo far approvare un atto che impegni il governo a trovare i fondi per i Comuni i cui progetti sono ammissibili ma non sono stati finanziati perché mancavano i fondi. E vogliamo trovare una soluzione per gli indicatori Istat che sfavoriscono il Nord, a partire già dai prossimi bandi. Nella legge di bilancio ce n’è uno che destina 300 milioni per i centri sotto i 15 mila abitanti».

E quali dovrebbero essere i parametri per valutare i progetti?

«La loro fattibilità. E che realizzino davvero una riqualificazione urbana, collegandola al sociale e alle fasce deboli. Non con parametri puramente statistici».

Ma il Pnrr serve anche a riequilibrare le differenze tra Nord e Sud?

«Il Sud ha già di default il 40% dei fondi. Poi tutti ci rendiamo conto delle difficoltà del Mezzogiorno e sappiamo che senza il Meridione anche il Nord non va da nessuna parte. Però il nostro territorio è forza trainante del Paese, non può restare escluso dai fondi per la rigenerazione urbana».

Perché secondo lei l’Anci ha avallato il criterio della vulnerabilità sociale?

«È un problema di governance nazionale: la spinta dei sindaci veneti, lombardi, friulani, piemontesi ed emiliani deve essere sul presidente Decaro, che non a caso è sindaco di Bari. Dovrebbe essere meno a trazione romano-centrica e fare di più il sindacato dei Comuni».

Nella Lega c’è anche molta irritazione per l’incontro di lunedì a Padova, dove la ministra forzista Gelmini ha elogiato il sindaco di centrosinistra Giordani, abile a intercettare i fondi del Pnrr. Che ne pensa?

«Le campagne elettorali andrebbero giocate ad armi pari. In un esecutivo di ampia coalizione bisogna sempre valutare attentamente le proprie dichiarazioni. E meno esponenti entrano a piè pari nella campagna elettorale meglio è».

Padova però ha effettivamente ottenuto un bel po’ di soldi.

«In realtà è stata esclusa dai fondi per la rigenerazione urbana. Ha ottenuto quelli per il tram, ma perché aveva pronto il progetto del tram. Un progetto che era lì fermo da molti anni».

Perché lei quando era sindaco non l’ha portato avanti?

«Sono convinto che si possa fare un piano infrastrutturale di mobilità sostenibile utilizzando bus elettrici e corsie preferenziali. Con cifre minori si ottiene un risultato simile al tram e non c’è il vincolo della rotaia che danneggia i cittadini».

Padova si candida anche ad avere un centro di livello nazionale sulla terapia genica e la tecnologia dell’Rna. Questo non è un bel successo?

«Un successo dell’ateneo. Che un sindaco si accrediti queste cose fa un po’ sorridere. Padova ha una rilevanza nazionale grazie alla sua Scuola di Medicina che è un punto di riferimento nel mondo. Anzi, se non ci fosse stato il nuovo ospedale a Padova Est non si sarebbe potuto immaginare neppure questo nuovo centro di ricerca».

Sta dicendo che sarà necessario costruire nuovi edifici?

«Senza i 500 mila metri quadri che la mia amministrazione ha trovato a Padova Est questi ragionamenti non sarebbero stati possibili. Lo si vede chiaramente con Pediatria quanto sia difficile realizzare edifici moderni in centro storico. Anche Giordani ha cambiato idea, ma ci è arrivato con due anni di ritardo».

I commenti dei lettori