Caso Djokovic, Panatta: «Boicottare gli Australian Open? Non è più il ‘73...»

Tennis, l’ex campione sull’ipotesi che qualche giocatore rifiuti di giocare contro Nole: «Tantissimi soldi in palio»

TREVISO. L'eventualità che qualche giocatore rifiuti di incrociare la racchetta con Novak Djokovic perché non vaccinato lascia scettico Adriano Panatta. «Nel 1973 boicottammo Wimbledon in massa», 81 giocatori, «per una questione di principio - ha raccontato l'ex campione di tennis a Radio anch'io- Perché un nostro collega, Nikola Pilic, era stato squalificato per non aver voluto partecipare alla Coppa Davis con la Jugoslavia. Oggi mi sembra difficile. La partecipazione al primo turno degli Australian Open vale 70mila euro... Se perdi».

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Pilic aveva effettivamente rifiutato di affrontare la Nuova Zelanda, preferendo i dollari di un torneo di doppio, a Montreal. «È vero che Djokovic è il 'Maradona del tennis', e che muove sponsor milionari, ma questo non toglie che lui deve rispettare i regolamenti come il numero 2 e il numero 3 e così via. Io non sono mai un colpevolista. Quindi se dimostra che la documentazione mostrata è corretta e prodotta in buona fede, che giochi», ha aggiunto Panatta.

«È tutto molto confuso, non si capisce bene da chi abbia avuto il permesso, oppure si è capito che è stata la federazione australiana e non il governo australiano. Per carità, io non penso mai alla malafede di nessuno finché non viene provata, bisogna capire se la documentazione di Djokovic è valida. Se è valida giocherà, qual è il problema, se non è valida non giocherà». Così Adriano Panatta, ospite del programma «105 Kaos» in onda su Radio 105, sul caso Djokovic. «Non è che lui dalla Serbia ha preso la macchina ed è andato in Croazia, è andato in Australia ed evidentemente per andare fino in Australia qualche rassicurazione l’ha avuta. Se questa situazione non è valida tornerà a casa, se invece è valida giocherà - continua Panatta - La cosa certa è una sola: che se lui è partito dall’Europa per andare in Australia a giocare il torneo vuol dire che è pronto, se no non sarebbe partito. Se avesse avuto qualunque dubbio sulla sua condizione fisica e di forma con tutto quello che poteva comportare, e che ha comportato, non sarebbe andato. Lui è pronto per giocare. Se lo fanno giocare lo fanno giocare, se non lo fanno giocare non lo fanno giocare. Basta che la smettano di romperci gli zebedei».

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