Duplice tragedia sul lavoro muoiono operaio e artigiano

Daniele Zacchetti, veneziano, è stato schiacciato da una gru al porto di Trieste Giuseppe Taccin, trevigiano, è stato risucchiato dal tornio nella sua officina

Venezia

È stata una giornata di morti bianche, due tragedie sul lavoro nel giro di poche ore. Al porto di Trieste è morto Daniele Zacchetti, 58 anni, operaio di Camponogara, nel Veneziano. Mentre a Resana (Treviso) l’artigiano Giuseppe Taccin, 65 anni, è stato ucciso, risucchiato da un tornio, nella sua officina.


L’incidente al porto di Trieste

Non ha avuto il tempo di chiedere aiuto. È morto sul colpo Daniele Zacchetti, 58 anni, operaio specializzato di Camponogara. Ieri mattina è rimasto schiacciato dal braccio di una gru al Porto Vecchio di Trieste, mentre stava sgomberando un cantiere ormai chiuso all’ormeggio 15, alla radice del molo III. L’allarme è stato lanciato poco prima delle 10. Ambulanze, mezzi di soccorso dei vigili del fuoco e della Polmare si sono precipitati sul posto. Invano.

Zacchetti, separato e con un figlio, era originario di Campolongo Maggiore, ma residente a Camponogara. Lavorava da 13 anni per la Pasqual Zemiro Srl, impresa di costruzioni di Malcontenta di Mira. Sparsasi la voce della tragedia, Cgil, Cisl, Uil e Usb hanno proclamato lo sciopero immediato, con il blocco dell’intera attività portuale.

In quel momento in Porto Vecchio non era in corso una movimentazione portuale: il 58enne stava semplicemente smontando l’attrezzatura del cantiere di una banchina, non più operativo già dal 5 novembre, per portarla via. Era con un collega. Tra i materiali da rimuovere c’era anche una gru. Il braccio, lungo una ventina di metri e capace di sollevare parecchie tonnellate di materiale, ha ceduto improvvisamente, mentre Zacchetti e il collega lo stavano smontando. Il 58enne in quel momento era proprio sotto

La Procura di Trieste ha aperto un’indagine per omicidio colposo, con l’ipotesi di violazione delle norme antinfortunistiche. Il fascicolo fa capo alla pm Cristina Bacer. Da accertare anche l’eventuale violazione delle normative antinfortunistiche. Gli addetti del Dipartimento di prevenzione dell’Asugi, esperti in materia di sicurezza sul lavoro, si sono occupati dei primi rilievi con gli ispettori dell’Autorità portuale, il personale della Capitaneria di porto e i vigili del fuoco. La gru è stata sequestrata.

L’incidente a Resana

È stata la manica della tuta impigliata al tornio a trascinarlo nell’ingranaggio in movimento, senza lasciargli scampo. È morto così Giuseppe Taccin, 65 anni. A ritrovarlo senza vita il figlio Riccardo, rientrato a casa intorno alle 17.30: il corpo dell’uomo era riverso sopra la macchina, dentro l’officina della T.M. Torniture Meccaniche in via Piave nella frazione di San Marco, a pochi metri dall’abitazione di famiglia. A Taccin mancavano pochi mesi alla pensione: stava lavorando su un pezzo per conto terzi, era da sempre questa l’attività della ditta che al momento vedeva attivo solo il titolare. Difficile nell’immediatezza stabilire esattamente cosa sia accaduto: sarà compito dello Spisal, intervenuto sul posto insieme al Suem , ai carabinieri e ai vigili del fuoco di Castelfranco, indagare sul fatto. L’ipotesi più probabile è che una parte dell’abito si sia incastrato mentre il tornio era in funzione e che non sia intervenuto alcun sistema di blocco automatico della macchina. Da capire anche se erano attivi i sistemi di protezione e quale particolare lavorazione o intervento era in corso per indurre l'artigiano ad avvicinarsi così tanto all'albero del tornio che girava a tutta potenza. Quando il figlio è entrato nell’officina in cerca del padre, la macchina era ferma: in ogni caso ha staccato l’alimentazione elettrica, per poi precipitarsi a chiamare i soccorsi.

La notizia di questa ennesima morte sul lavoro si è diffusa come un lampo: Giuseppe Taccin era una persona conosciutissima nella frazione resanese, soprattutto per il suo impegno nel volontariato, nel gruppo storico che partecipa a diverse manifestazioni di rievocazione medioevale, come il Palio di Castelfranco e quello di Feltre, ma anche nel gruppo che organizza la fiera frazionale. Era stato attivo anche nell’Avis comunale, ricevendo la medaglia d’oro per le donazione effettuate e svolgendo ruoli all’interno del sodalizio dei donatori del sangue. Lascia la moglie Laura Martignon (chiamata da tutti Lauretta) e i figli Pablo, 28 anni, e Riccardo, 25, dipendente della Breton di Castello di Godego, che era appena rientrato da una trasferta di lavoro all’estero. Una famiglia distrutta dal dolore per questa tragedia inaspettata: molti conoscenti riferiscono che Taccin era un artigiano che sapeva lavorare molto bene, le commesse arrivavano anche da realtà importanti. —

Davide Nordio

Gianpaolo Sarti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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