Riparte il confronto dentro la Lega Conclusi i primi 17 congressi

Si diventa socio sostenitore anche con l’iscrizione web, ma ora è tutto bloccato sino al 15 gennaio

VENEZIA

Iscrizioni on line, dieci euro per diventare socio sostenitore leghista, aggirando con un clic il veto dei caporioni avvezzi a spadroneggiare in sezione, magari negando la tessera ai potenziali concorrenti. La politica ai tempi del Covid riserva anche questo, né stupisce che l’escamotage riguardi una forza di popolo, ultima erede del Novecento in un panorama asettico di circoli salottieri e cenacoli digitali.


Nella Lega, che riscopre la stagione congressuale dopo la pluriennale fase commissariale dettata da Matteo Salvini, militanza e gerarchia rappresentano le stelle polari di una diversità rivendicata con orgoglio. Certo, non è tutto oro ciò che luccica. Le assemblee, iniziate il primo dicembre, sono state bruscamente congelate fino al 15 gennaio da una circolare a firma del sempreverde Roberto Calderoli: «Un freno? È vero il contrario, la quarta ondata richiede prudenza, non tutti dispongono ancora del Green pass e noi vogliamo garantire la più ampia partecipazione possibile» afferma Alberto Stefani, il giovane coordinatore lighista.

Uno e trino (alla carica di partito abbina quelle di deputato e sindaco di Borgoricco), il padovano saltabecca da un circolo all’altro – sono 257 quelli attivi nel territorio regionale – e riassume così le cifre della campagna: «Abbiamo concluso 17 congressi, è soltanto l’inizio, e i segretari sono stati eletti quasi ovunque all’unanimità. Contiamo 3.800 militanti e circa 11 mila soci sostenitori».

A questi ultimi, nella prassi “leninista” inaugurata da Umberto Bossi, è riservato il ruolo degli apprendisti in prova: dopo un anno di impegno – gazebo, manifesti e volantinaggio, feste di partito e “presidio” delle sagre – la loro attività è valutata dal direttivo locale; se giudicati “meritevoli”, diventano militanti con diritto di voto in sezione e facoltà di candidarsi, dapprima in ambito comunale e poi (sono richiesti almeno cinque di anzianità “qualificata”) nel cursus honorum che conduce alla Regione, al Parlamento, a Bruxelles.

A volte però prevale l’arroccamento: «Ci sono realtà dove abbiamo la maggioranza assoluta dei consensi elettorali e un pugno di iscritti, pochi intimi che sbarrano l’accesso ai simpatizzanti. È un errore, dobbiamo aprirci alla società e rinnovare i nostri gruppi dirigenti. In questi giorni a capo delle sezioni sono stati eletti molti trentenni, almeno un terzo del totale. Non li ho imposti io ma ho spinto per superare vecchie logiche autoreferenziali. L’iscrizione via internet? Beh, in qualche caso aiuta a sgretolare il muro».

Arzegrande, Borgoricco, Loreggia, Monselice, San Giorgio delle Pertiche, Selvazzano-Saccolongo; Pieve del Grappa, San Fior, Tarzo, Villorba, Volpago del Montello; Legnago, Minerbe, Palù; Costabissara, Grisignano di Zocco; Porto Tolle... Le piccole patrie del Carroccio nostrano raccontano discussioni bonarie suggellate da una fetta di salame e un bicchiere di quello buono.

Ma le sfide autentiche, nel Veneto dell’ineffabile Luca Zaia, arriveranno con i congressi provinciali e il redde rationem regionale. Con Roberto”bulldog” Marcato («Restituite la parola ai militanti, la libertà in Lega non è negoziabile») che non cela le ambizioni di leadership. Con i parlamentari e i consiglieri regionali cordialmente nemici. Con Salvini che malcela l’irritazione per la popolarità record del governatore. Con il volpino Stefani – figlioccio di Lorenzo Fontana, Andrea Ostellari e Massimo Bitonci – che stuzzica il rivale: «D’accordissimo sui congressi, sono il sale della democrazia e chissà che non riservino qualche sorpresa a chi li invoca dalla mattina alla sera». —



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