Il fermo pesca e il Mose infiammano il kick-off day degli Stati generali della pesca a Chioggia

Un momento del kick off day degli Stati generali della pesca a Chioggia

Marco Dolfin (Lega): «Bravi i pescatori se agiranno legalmente contro il Mose». Giuseppe Pan (Lega): «Dalla Ue vogliamo regole omogenee sul fermo pesca, altrimenti non le rispetteremo»

CHIOGGIA. Bastino questi numeri per inquadrare il settore. Un distretto, quello ittico di Chioggia e Rovigo, che fattura 850 milioni all’anno, impiegando 8 mila persone in 3.100 imprese. Una regione, il Veneto, dove è concentrato il 92% della produzione italiana di molluschi. Una regione, ancora il Veneto, che raccoglie il 17% del Pil nazionale nel settore della pesca. Un Paese, l’Italia, che è il secondo al mondo dopo la Cina nella produzione di vongole.

Cifre che aiutano a comprendere il significato del settore per Chioggia: valore occupazionale, sociale, culturale, identitario ed economico. Per questo, settore che merita la ribalta nazionale. Sarà così a maggio, con gli Stati generali della pesca, in programma tra Chioggia, Venezia, Porto Tolle e Caorle. Convegno che, senza giri di parole, si prefigge l’obiettivo di salvare la pesca.

Non si arriverà alla data impreparati, ma con una serie di proposte concrete. Se ne discuterà oggi, nel kick off day degli Stati generali, in corso per l’intera giornata all’auditorium San Nicolò di Chioggia.

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«Le nostre aspettative? Passare dalla protesta alla proposta, alla consapevolezza del valore che esprime questa categoria. Far capire che la pesca dell’Adriatico merita un focus di attenzione tutto suo, non possiamo continuare a essere omologati al Mediterraneo, perché abbiamo delle nostre peculiarità» sostiene Massimo Barbin, presidente del distretto ittico di Rovigo e Chioggia.

La parola che si ripete con più frequenza è “identità”. «Un’identità che va difesa. E in prima linea ci sono proprio i pescatori, che sono i primi amici del mare, i primi a rispettarlo. I primi interessati al fatto che il mare sia pulito, sano e pescoso» ha detto l’assessore al territorio Cristiano Corazzari.

Ma già Marco Dolfin, consigliere regionale e responsabile del settore pesca nella Lega veneta, aggiusta il tiro: «Vivo anche io in questo pianeta, quindi sono sensibile alla questione ambientale. Ma fare gli integralisti nel nome del green comporterà solo la fine di questo comparto. Da parte mia arriverà sempre un “no” a determinate politiche ambientali, se non accompagnate da iniziative sociali ed economiche».

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Tanta la carne al fuoco, tanti i temi, capaci di infiammare il dibattito fin dal mattino. Il fermo pesca, prima di tutto, questione cara a Giuseppe Pan, capogruppo della Lega in Consiglio regionale. «Perché soltanto i nostri pescatori devono rimanere a casa? Perché non quelli greci, croati o africani? Si faccia una regola per tutto il Mediterraneo, altrimenti noi le regole non le applicheremo».

E poi c’è il Mose, contro il quale si scaglia ancora Dolfin: «Limita le uscite, mette in difficoltà l’economia e consiste in un rischio per la sicurezza stessa dei pescatori. Per questo sostengo la loro proposta di agire legalmente contro chi ha deciso di portare avanti la gestione di questa infrastruttura, senza tenere conto del mondo della pesca, della crocieristica e della portualità».

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