Covid, in Veneto più 38 per cento di casi in 7 giorni: Padova, Treviso, Vicenza e Venezia sfondano i 250 casi per 100 mila abitanti

L'analisi della fondazione Gimbe evidenzia numeri del Covid in peggioramento in Veneto nella settimana 24-30 novembre. L'aumento dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente è del 38,4%, mentre salgono a 632 i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti. Restano sotto la soglia di saturazione i posti letto in area medica (8%) e in terapia intensiva (10%) occupati da pazienti Covid

VENEZIA. È una curva in progressiva crescita  quella dei contagi da Coronavirus in Veneto.

I nuovi positivi nelle ultime 24 ore sono 2.873. Si contano anche 6 vittime. Lo riferisce il bollettino della Regione. Il totale delle persone che hanno contratto il virus dall'inizio della pandemia sale a 522.687, quello dei decessi a 11.983. Grosso balzo degli attuali positivi , 33.828, 1.721 più di ieri. Sempre sotto pressione gli ospedali, con 588 (+20) ricoverati in area medica, e 111 (+3) in terapia intensiva.

L’ANALISI GIMBE IN VENETO

L'analisi della fondazione Gimbe evidenzia numeri del Covid in peggioramento in Veneto nella settimana 24-30 novembre. L'aumento dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente è del 38,4%, mentre salgono a 632 i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti.

Restano sotto la soglia di saturazione i posti letto in area medica (8%) e in terapia intensiva (10%) occupati da pazienti Covid.

Secondo l'osservatorio Gimbe la popolazione che ha completato il ciclo vaccinale è pari 76,2% (media Italia 77,1%) a cui si aggiunge un ulteriore 2,5% (media Italia 2,6%) solo con prima dose; I tasso di copertura vaccinale con terza dose è del 28,7% (media Italia 31,8%).

 L’INCIDENZA DEI CASI NELLE CITTA’

In tutte le Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi: dal 3,2% di Abruzzo e Umbria al 39% delle Marche (tabella 1). In 98 Province l’incidenza è pari o superiore a 50 casi per 100.000 abitanti e in 16 Regioni tutte le Province superano tale soglia: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto.

In 32 Province si registrano oltre 150 casi per 100.000 abitanti:

Trieste (635), Bolzano (552), Gorizia (496), Rimini (362), Treviso (342), Forlì-Cesena (321), Padova (321), Venezia (300), Vicenza (298), Aosta (286), Pordenone (252), Ravenna (245), Ascoli Piceno (234), Imperia (233), Udine (219), Bologna (213), Rovigo (213), Belluno (209), Pesaro e Urbino (203), Fermo (200), Ferrara (192), Trento (188), Verona (184), Viterbo (177), Varese (176), Verbano-Cusio-Ossola (164), Cremona (164), Roma (161), Genova (160), Monza e Brianza (157), Ancona (155) e Como (151)

GLI OSPEDALI

Sul fronte ospedaliero – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – si registra un ulteriore incremento dei posti letto occupati da pazienti COVID: rispetto alla settimana precedente +13,7% in area medica e +22% in terapia intensiva». A livello nazionale, al 30 novembre, il tasso di occupazione è del 9% in area medica e dell’8% in area critica, con notevoli differenze regionali: la soglia del 15% per l’area medica e del 10% per l’area critica risultano entrambe superate nella Provincia Autonoma di Bolzano (rispettivamente 20% per l’area medica e 11% per l’area critica) e in Friuli-Venezia Giulia (rispettivamente 23% per l’area medica e 14% per l’area critica); inoltre, in area medica si colloca sopra soglia la Valle D’Aosta (21%), mentre per l’area critica superano la soglia Lazio (10,3%) e Umbria (13%) (figura 6).

«Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – puntualizza Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione GIMBE – continuano ad aumentare: la media mobile a 7 giorni è passata da 48 ingressi/die della settimana precedente a 56»

VARIANTE OMICRON

 Alla variante B.1.1.529 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha assegnato con il nome di Omicron, classificandola come variante di preoccupazione, per le numerose mutazioni presenti. Tuttavia, ad oggi i dati disponibili non permettono di sapere se, rispetto alla Delta, la variante Omicron è più trasmissibile, causa una malattia più severa, se è più probabile reinfettarsi e se può ridurre la risposta immunitaria ai vaccini.

«In questa fase d’incertezza – conclude Cartabellotta – bisogna potenziare tutti gli interventi, seguendo il principio della massima precauzione. In particolare, incrementare le attività di sequenziamento condividendo i risultati nel database GISAID, potenziare il tracciamento dei casi e monitorare attentamente le aree con rapido aumento di incidenza. Per la popolazione rimangono fondamentali i comportamenti già noti: vaccinarsi e sottoporsi alla terza dose quando indicata - con massima priorità per anziani e fragili, utilizzare la mascherina negli ambienti chiusi, possibilmente FFP2 se affollati, rispettare il distanziamento sociale e ventilare frequentemente i locali».

VACCINI

Vaccini: nuovi vaccinati. Dopo due settimane di stabilizzazione intorno a quota 127 mila, nell’ultima settimana il numero dei nuovi vaccinati è salito a 168.377 (+31,5%) (figura 9). Tuttavia, dei 6,8 milioni di persone non vaccinate crescono troppo lentamente due fasce che preoccupano: da un lato 2,57 milioni di over50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione, dall’altro 1,16 milioni nella fascia 12-19 che influiscono negativamente sulla sicurezza delle scuole (figura 10).

Vaccini: coperture. Le coperture con almeno una dose di vaccino sono molto variabili nelle diverse fasce d’età (dal 97,4% degli over 80 al 76,6% della fascia 12-19). Lo stesso si registra sul fronte delle coperture con terza dose, che negli over 80 hanno raggiunto il 52,1%, mentre si attestano ancora al 20,2% nella fascia 70-79 e al 16% in quella 60-69 anni (figura 11).

Vaccini: efficacia. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità confermano la riduzione dell’efficacia vaccinale dopo 6 mesi dal completamento del ciclo primario, confermando la necessità del richiamo. In dettaglio:

•l’efficacia sulla diagnosi scende in media dal 72,5% per i vaccinati entro 6 mesi al 40,1% per i vaccinati da più di 6 mesi;

•l’efficacia sulla malattia severa scende in media dal 91,6% per i vaccinati entro 6 mesi all’80,9% per i vaccinati da più di 6 mesi.


 

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