Riforma Irpef, nessun beneficio per il 77% dei lavoratori del Veneto

Christian Ferrari della Cgil

La Cgil veneta simula l’impatto della riforma: risparmio massimo di 10 euro lordi per 9 giovani su 10

VENEZIA. Nessun sostanziale beneficio per il 77% dei lavoratori veneti. Senza contare che l’87% delle donne riceverà al massimo 10 euro lordi al mese e lo stesso andrà, sempre nella migliore delle ipotesi, al 91% dei giovani veneti.

La Cgil Veneto ha simulato – sulla base dei dati del Caaf Nordest – l’applicazione delle nuove aliquote Irpef, come ipotizzate dal Governo, sui lavoratori veneti che si sono rivolti quest’anno ai suoi servizi fiscali. Il risultato, sottolineano dal sindacato, è inequivocabile: i tre quarti di loro sono esclusi da miglioramenti significativi, ad essere più penalizzati – ancora una volta – sono le lavoratrici e i giovani lavoratori. La valutazione è stata effettuata su 146.898 dichiarazione dei redditi del 2021. E i risultati dicono che 113.838 contribuenti risparmieranno da zero (è il primo scaglione fino a 15mila euro e rappresenta il 25% del totale) o 10 euro lordi al mese (lo scaglione tra 15.000 e 28.000 euro, che rappresenta il 52% del totale). Il 77% dei lavoratori, quindi, non riceverà nulla o appena qualche briciola.

Se invece si considera l’elemento di genere e anagrafico, le cose vanno perfino peggio. L’87% delle donne lavoratrici (60.141) otterrà nulla o 10 euro lordi al mese. Stesso discorso per il 91% dei giovani lavoratori (26. 231). I benefici, invece, si concentreranno sul terzo scaglione (da 28.000 a 50.000 euro) e sul quarto (sopra i 50.000 euro), che si vedranno ridurre le tasse da 300 a 420 euro all’anno. Si tratta di 21.301 lavoratori, il 64% dei quali è maschio e ha più di 35 anni.

« È l’ennesimo colpo – sottolinea Christian Ferrari, segretario generale della Cgil Veneto – al principio di equità e giustizia fiscale, inferto attraverso la concentrazione delle risorse e dei benefici sui redditi più alti». Ma c’è, dice Ferrari, anche un problema di metodo «perché il Governo si era impegnato a confrontarsi con il sindacato per decidere come calibrare questo intervento sul fisco, cosa che non ha fatto» e soprattutto – sottolinea – un problema di merito. «Oltre a regalare un altro miliardo di euro alle imprese, con la riduzione dell’Irap, la tassa che finanzia la sanità pubblica, si taglia fuori dalla distribuzione delle risorse la grande parte del mondo del lavoro. Soprattutto le lavoratrici e i giovani. E pensare che, proprio per respingere le richieste che abbiamo avanzato con Cisl e Uil anche il 20 novembre in piazza Ferretto a Mestre, il Governo ci ha spiegato che bisogna pensare al futuro, alle donne e alle nuove generazioni. Di questo passo, quando la politica parlerà di diseguaglianze da ridurre non avrà più alcuna credibilità».

Oltretutto, conclude Ferrari, «spendere ben 7 miliardi in questo modo non garantisce nemmeno il rilancio della domanda interna, cosa che invece avverrebbe destinando la riduzione fiscale sulle fasce popolari più deboli. In tante piazze italiane, le lavoratrici e i lavoratori hanno manifestato per pretendere dignità e diritti. Non ci resta che continuare la mobilitazione e rafforzare la lotta, vista la totale sordità di esecutivo e forze politiche».

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